di Giosanna Pigoni

Ciò che resta…
E’ con un pizzico di emozione che pubblico tre poesie di Giosanna Pigoni, che sono tre modi di sparire e di restare. Le leggo come un unico respiro: ci si scioglie nell’universo, si intuisce la fine dentro l’inizio, e infine si sopravvive — non come persone, ma come tracce. Forse è proprio questo il compito della poesia: darci il linguaggio per dire ciò che, altrimenti, resterebbe solo silenzio.Biancastella
C’è una goccia, in questi versi, che sembra contenere tutto. Mi sono fermata proprio lì, su quella “goccia vibrante” che in un istante si fa universo: è il tipo di intuizione che arriva quando smettiamo di guardare la pioggia e cominciamo, per un attimo, a farne parte. Una piccola epifania quotidiana, di quelle che non cercano spiegazioni ma solo il coraggio di essere accolte.
PIOGGIA DI NOVEMBRE
Scrosciare intenso della pioggia
Opaco e grigio senza varchi d'azzurro
Goccia vibrante
Divento anch'io dell'universo.
Poi arriva l’amore, e con lui il suo paradosso più antico: a volte basta un incrocio di sguardi, a pranzo, in un silenzio che non ha bisogno di domande, per sapere già come andrà a finire. Non è rassegnazione, è una forma di lucidità che solo il cuore possiede prima della mente. “Sapeva di morire” — due parole che pesano come un intero romanzo non scritto.
AMORE
Un giorno a pranzo
I suoi occhi chiari incrociarono i miei
In un lungo silenzio,
Non gli chiesi perché…
Seppi dopo cosa voleva dire
Sapeva di morire.
E infine il distacco, che non si racconta con le lacrime ma con un odore: il mare, il tabacco spento. È forse il verso che mi ha toccata di più, perché è vero — non ricordiamo i volti di chi se n’è andato con la stessa fedeltà con cui ricordiamo i loro odori. Restano nell’aria, prima ancora che nella memoria.
DISTACCO
Se n'è andato per sempre
Lasciando di sé
l'odore del mare e del tabacco spento.

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