di Tindara Bonfiglio

Confessiamolo: da quando “Odissea” di Nolan è arrivato nelle sale — con Matt Damon che imbraccia la spada e Anne Hathaway che tesse la tela sotto gli occhi di mezzo mondo in IMAX — non si salva più nessuno. Registi, editorialisti, influencer: tutti a citare Omero come se lo avessero letto ieri invece che (forse) al liceo. E se pensavate che almeno la cucina potesse chiamarsi fuori da questa gara alla citazione colta, siete stati troppo ottimisti: anche a tavola, a quanto pare, non si sfugge a Itaca. Ecco dunque, il nostro contributo alla causa, redatto da Tindara, con la consolazione che qui, almeno, il nesso tra Ulisse e il menù non è pretestuoso, ma scritto nel poema stesso. Biancastella

L’uscita del film Odissea di Christopher Nolan ha riportato l’universale poema omerico sotto i riflettori.
Per tante generazioni leggere l’Odissea in giovane età ha significato alimentare la propria fantasia, sognare mondi stravaganti e nuovi, scoprire che i confini del mondo in cui siamo nati e viviamo si possono allargare all’infinito. Mostri, giganti, maghe seducenti, dei e dee dalle fattezze umane, uomini coraggiosi, alimentano la galleria dei personaggi che si trovano dentro il viaggio di Odisseo, emblema di tutti coloro che cercano la patria perduta, ma anche simbolo dell’uomo che vuole superare i suoi limiti.
Ripensando ai “migliori anni della nostra TV” si ricorda con un po’ di nostalgia la trasposizione televisiva del regista Franco Rossi andata in onda nel 1968 con l’attore bosniaco Bekim Femiu nel ruolo di Ulisse e Irene Papas nel ruolo di Penelope. Lo “sceneggiato”, così si chiamavano allora le fiction, ebbe un grande successo di pubblico. Certamente il fascino del protagonista Odisseo, Ulisse per il mondo latino, giocò un ruolo importante: chi non è stregato dall’uomo che vuole provare tutto, tutto vuole vedere e sapere? La figura di Ulisse è carica di significati simbolici e questo personaggio ha affascinato gli uomini e i poeti di tutti i tempi.
L’Odissea è il poema del mare su cui si affacciano popoli diversi; una distesa d’acqua che separa Ulisse da Itaca, ma anche l’elemento che è la causa di tanto peregrinare per volere degli dei. Ma il poema è anche un lungo racconto sul cibo che assume un ruolo simbolico, perché non serve solo a nutrire i personaggi, ma rappresenta anche l’ospitalità, la civiltà, il rispetto verso gli altri e la memoria. Ogni volta che Ulisse arriva in una nuova terra, viene accolto con un banchetto prima ancora di raccontare chi è. Questo dimostra quanto fosse sacro l’ospite nel mondo greco e mediterraneo.
Durante il viaggio il cibo può diventare un pericolo. Un esempio è l’episodio dei lotofagi, dove chi mangia il loto dimentica la propria casa e non desidera più ripartire. Nella grotta di Polifemo, Ulisse e i suoi uomini trovano formaggi, latte e capretti in grande quantità. Il ciclope è un casaro navigato, ma non conosce le regole dell’ospitalità. I compagni vorrebbero rubare il cibo e andarsene, ma Ulisse decide di aspettare il Ciclope e quindi sfidare ancora il destino. Polifemo, ritornato a sorpresa e accortosi della presenza degli estranei, non esita a mangiare degli uomini in un episodio di cannibalismo. Egli, che fino ad allora aveva bevuto solo latte e siero, tracanna con grande piacere il vino forte offerto da Ulisse ma non sa che nella società greca la bevanda viene diluita con l’acqua, perché bere con misura è indice di civiltà. Il ciclope ubriaco ormai crollato in un sonno profondo verrà accecato con il palo arroventato di cui tutti sappiamo.
Anche nell’episodio della maga Circe il cibo è protagonista: ella offre ai compagni di Ulisse una pozione a base di formaggio caprino grattugiato, miele, farina d’orzo, vino e droghe che li trasformerà in porci. Solo grazie all’aiuto del dio Ermes, che offre l’erba Mòli ad Ulisse rendendo così inoffensivi i filtri magici di Circe, l’eroe greco riuscirà infine a salvare i suoi uomini.

Nel sontuoso palazzo dei Feaci, Ulisse viene accolto con grandi banchetti in cui vengono servite carni bovine, ovine e suine cotte alla brace e pane. Comodamente seduto Ulisse racconta agli attenti commensali le sue precedenti avventure. Nausicaa, la giovane figlia del re Alcinoo, lo ha quel giorno soccorso sulla spiaggia sfamandolo con il vino, il pane e il companatico che le sue ancelle avevano portato. Qui il cibo rappresenta la generosità e il rispetto delle regole dell’ospitalità.
L’episodio più drammatico legato al cibo è quello dei buoi sacri di Helios, il dio Sole. Arrivati in Trinacria, la Sicilia, dopo essere scampati a Circe, alla discesa nell’Ade e a Scilla e Cariddi, Ulisse vorrebbe tirar dritto senza sbarcare, ma i compagni logorati dalla fame insistono affinché la nave approdi sulla costa dove pascolano le mandrie sacre al dio.
Gli uomini preparano una brace e si abbuffano di carne proibita per sei giorni. Zeus li punirà con una tempesta che distruggerà la nave: tutti moriranno, solo Ulisse che si è astenuto dal mangiare si salverà dopo essere stato catapultato sulla spiaggia della mitica isola di Ogigia, dove Calipso lo tratterrà per sette anni.
Il cibo accompagna quindi tutto il viaggio di Ulisse e assume significati diversi a seconda delle situazioni.
A Itaca i Proci banchettano ogni giorno nel suo palazzo, consumando senza rispetto il suo cibo e il suo vino. I loro continui banchetti rappresentano l’arroganza e l’abuso, mangiare rappresenta la metafora del potere. Solo dopo aver riconquistato il suo regno Ulisse potrà finalmente condividere il pasto con la sua famiglia e il suo popolo e il cibo tornerà a rappresentare la pace e il ritorno alla normalità.
Chi oggi a tavola volesse ispirarsi all’Odissea potrebbe preparare il seguente menù: focaccia d’orzo, olive, formaggio di capra con il miele, agnello arrosto, zuppa di lenticchie o fave, fichi, vino rosso diluito con l’acqua, croccante con semi di sesamo tostati e miele. Ecco qualche ricetta.

Zuppa di lenticchie itacese
La zuppa di lenticchie (o fave) del menù omerico, semplice e sostanziosa
INGREDIENTI
• 300 gr. lenticchie secche
• 1 cipolla
• 2 coste di sedano
• 2 carote
• 2 spicchi d’aglio
• 1.2 litro di brodo vegetale o acqua
• 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
• 1 cucchiaino di sale
• 1 rametto di alloro
1. Preparare il soffritto: Tritare finemente 1 cipolla, 2 coste di sedano, 2 carote e 2 spicchi d’aglio, farli appassire in 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva a fuoco basso.
2. Aggiungere le lenticchie: Unire 300 gr. di lenticchie secche sciacquate e 1 rametto di alloro, mescolare per un minuto.
3. Cuocere: Versare 1.2 litro di brodo vegetale o acqua, portare a bollore e cuocere a fuoco lento finché le lenticchie non sono morbide.
4. Insaporire e servire: Salare con 1 cucchiaino di sale, regolare di consistenza e servire con un filo d’olio a crudo.
NOTE
Nell’Odissea questo genere di zuppa rappresentava il cibo semplice e quotidiano, contrapposto ai banchetti regali dei Feaci.

Focaccia d’orzo con olive
Un pane rustico ispirato alla focaccia d’orzo del banchetto omerico
INGREDIENTI
• 400 gr. di farina d’orzo (o farina 0 mista a orzo perlato macinato)
• 200 ml.di acqua tiepida
• 7 gr. di lievito di birra secco
• 60 ml. di olio extravergine d’oliva
• 8 gr. di sale fino
• 100 gr. di olive nere denocciolate
• 1 cucchiaino di sale grosso per la superficie
1. Attivare il lievito: Sciogliere 7 gr. di lievito di birra secco nei 200 ml. di acqua tiepida e lasciar riposare 10 minuti finché non si forma la schiuma.
2. Impastare: in una ciotola unire 400 gr. di farina d’orzo (o farina 0 mista a orzo perlato macinato) e 8 gr. di sale fino, aggiungere il composto di lievito e 60 ml. di olio extravergine d’oliva. Impastare fino a ottenere un impasto elastico.
3. Prima lievitazione: Coprire e lasciar lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio.
4. Stendere e farcire: Stendere l’impasto in una teglia oliata, distribuire 100 gr. di olive nere denocciolate sulla superficie premendole leggermente, spolverare con 1 cucchiaino di sale grosso per la superficie.
5. Seconda lievitazione: Lasciar riposare ancora prima di infornare.
6. Cuocere: Cuocere in forno preriscaldato a 220°C fino a doratura.
NOTE
Ottima accompagnata dal formaggio di capra con il miele, come nel menù omerico.

Croccante di sesamo e miele
Il dolce finale del menù omerico, antenato del moderno croccante
INGREDIENTI
• 200 gr.di semi di sesamo
• 150 gr. di miele
• 1 cucchiaio di acqua
• 1 cucchiaino di succo di limone
1. Tostare il sesamo: Tostare 200 gr. semi di sesamo in una padella antiaderente a fuoco medio, mescolando spesso finché non diventano dorati e profumati.
2. Sciogliere il miele: In un pentolino scaldare 150 gr. di miele con 1 cucchiaio di acqua e 1 cucchiaino di succo di limone finché non diventa fluido e leggermente ambrato.
3. Unire e stendere: Versare il sesamo tostato nel miele caldo, mescolare velocemente e stendere il composto tra due fogli di carta forno con un mattarello, fino a uno spessore di circa mezzo centimetro.
4. Raffreddare e tagliare: Lasciar raffreddare completamente prima di tagliare in barrette o losanghe.
NOTE
Attenzione: il miele caldo raggiunge temperature elevate, maneggiare con cura durante la fase di mescolamento.

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