“Angelo mio, mio tutto,anima mia”: i grandi Amori della Musica

di Angela Montemurro

La Musica a cura di Biancastella

V puntata

Pietro Mascagni: confessioni e assoluzioni

Il racconto delle passioni che hanno segnato la vita dei grandi compositori giunge al Verismo italiano. Dopo aver attraversato l’Europa romantica con Chopin e gli Schumann , il viaggio ideale curato da Angela Montemurro fa tappa nella calda passionalità di Pietro Mascagni.

In questo quinto appuntamento, intitolato “Confessioni e assoluzioni”, l’autrice svela il legame tra la dirompente drammaticità delle sue opere e una vita privata divisa per trentasette anni tra la famiglia legittima e l’amore segreto per la corista Anna Lolli. Una passione travolgente e clandestina che si riflette intensamente nelle note della celebre Cavalleria Rusticana. Biancastella

L’opera d’arte, e quindi anche la composizione musicale, è sempre una confessione, che, come ogni confessione, vuole l’assoluzione del pubblico”: “Successo mancato vuol dire assoluzione negata”, così scrive Umberto Saba nel suo libro “Scorciatoie e Raccontini”, dove afferma che spesso l’opera d’arte deriva da una immaginazione melodrammatica tanto povera di eventi, quanto ricca di tensioni psicologiche e di materia emozionale. L’appello al pubblico è quindi elemento strutturale dell’opera d’arte: chi canta, o parla, fa dell’ascolto un elemento essenziale della propria esibizione. E per questo forse Saba indicava nel melodramma il genere artistico più onesto, che presuppone “una confessione senza riserbo”, qual deve essere quella dei cercatori di verità, per i quali l’assoluzione, se vi è, deve essere immediata e fragorosa.

A proposito di confessioni e assoluzioni, vorrei parlare di Pietro Mascagni, prolifico autore di melodrammi, come la celebre “Cavalleria Rusticana”, opera verista tratta da una novella di Giovanni Verga.

 Il Nostro nasce a Livorno il 7 dicembre 1863, figlio di un fornaio. Affiancò agli studi umanistici quelli musicali, sognando di fare il compositore: nel 1882 superò l’esame d’ammissione al Conservatorio di Milano, e si inserì nell’ambiente artistico milanese, stringendo amicizia con Giacomo Puccini e Amilcare Ponchielli.

Nel 1885, dopo una polemica con il direttore del Conservatorio, Mascagni si ritirò dall’Istituto, abbandonò gli studi regolari e venne scritturato come direttore d’ orchestra dalla compagnia napoletana di operetta di Luigi Maresca, iniziando così in questa veste una lunga peregrinazione in giro per l’Italia.

 Un anno dopo, la compagnia si fermò per un mese a Genova. Lì Mascagni conobbe la cantante Argenide Marcellina Carbognani, chiamata Lina. La Carbognani, molto attraente, era di Parma. S’ invaghì di Mascagni e lo seguì.

Dopo Genova, Napoli, Benevento, dove tutte le sere il teatro era esaurito, improvvisamente Mascagni si trovò nei guai.  A Cerignola Lina gli annunciò’ di essere incinta. La notizia lo sconvolse. Certo con la nuova situazione non era più’ possibile continuare a girare. Mascagni decise di stabilirsi definitivamente a Cerignola con Lina, e si rivolse al sindaco Giuseppe Cannone che aveva mostrato di apprezzarlo, per ottenere un lavoro stabile. A Cerignola, paese tradizionalmente amante della musica, oltre a una rinomata banda, c’era una piccola filarmonica e una scuola di musica. Mascagni si propose come insegnante. Il sindaco accettò, impegnandolo anche a organizzare la filarmonica. A Cerignola, Mascagni restò fino al 1895, ben nove anni durante i quali gli nacquero quattro figli! Con la nascita del primo cominciarono in città mormorii e pettegolezzi sulla coppia e alcune mamme arrivarono a non voler mandare i propri figli a scuola di musica, dove c’era un insegnante che aveva avuto un figlio, con una donna non sposata.

Mascagni reagì’ subito sposando Lina con una fastosa cerimonia nella chiesa di San Francesco il 7 febbraio del 1889. Però, man mano che la famiglia cresceva, lo stipendio del Comune non bastava più. Per questo nel dicembre del 1889 Mascagni si rivolse a una zia a Livorno che gli prestò 200 lire, che per quei tempi erano una grossa somma.  La casa editrice musicale Sonzogno aveva infatti indetto un concorso per un’opera lirica in un atto. Mascagni scrisse di getto Cavalleria Rusticana, sul filo della memoria del testo di Verga, che aveva visto al Teatro Manzoni di Milano, con protagonista la grande Eleonora Duse. La bellezza della composizione e la drammaticità del canto conquistarono i giudici. Era il 1maggio del 1890. Sedici giorni dopo Cavalleria Rusticana veniva data in prima mondiale al “Costanzi” di Roma, diretta da Leopoldo Mugnone.  (famoso direttore d’orchestra napoletano, che eseguì un gran numero di prime assolute dei grandi operisti italiani) Fu un trionfo. La critica rimase strabiliata. Il nome di Mascagni valicò i confini d’ Italia.

Particolare toccante: l’autore volle che la rappresentazione della Cavalleria avvenisse subito a Cerignola, dove l’opera era nata: e a dirigere volle essere lui stesso. Poi cominciarono le tournée. Mascagni girò l’Europa e buona parte del mondo. E intanto componeva.

Nella stagione del 1909, al “Costanzi” di Roma, si realizzò la ripresa della nuova sua opera “Iris”. Fu allora che, durante le prove, Mascagni notò’ tra le coriste una giovane bellissima, dagli occhi luminosi e dai capelli scuri: Anna Lolli, nata a Bagnara di Romagna.  (Evidentemente Mascagni amava le romagnole, perché lo era anche la moglie…)

“Questi occhi, scrisse molti anni dopo, li avevo immaginati mentre scrivevo Cavalleria, li avevo   inseguiti dappertutto, e fui felice soltanto quando li trovai, occhi splendidi, divini come li avevo sognati vent’ anni prima”. S’ innamorò di colpo. Lui, un uomo di 46 anni, 25 più di lei. La cercava, le scriveva, l’adorava. Sensibile al fascino dell’uomo, Anna Lolli si sforzava di difendersi, aveva un grande pudore. Sapeva che Mascagni era sposato con figli, che era più vecchio di lei e sapeva pure che, innamorandosene, sarebbe andata incontro al precipizio dell’amore. Intanto anche in lei però la febbre saliva, saliva. Lui era tenero, dolce, stregato. La chiamava Annuccia, mentre lei parlando con altri lo chiamava sempre “il Maestro”.

Si giurarono “amore eterno”. Per trentacinque anni il musicista ebbe due famiglie.

Lui difese il segreto di quest’ amore, per evitare clamori che avrebbero impaurito Anna, passando a casa con la moglie tutte le feste comandate. Annuccia donna discreta e riservata si trasferì a Roma per stare più vicina a Mascagni, e condusse un’esistenza appartata, quasi da reclusa; viveva in attesa di una visita del musicista o di una lettera.  Lui, pazzo di gelosia, volle che lei non vivesse mai sola, ma sempre con la cugina Pasqua, e quando questa si sposò, venne la sorella Annunziata.

 Un giorno, però, la moglie di Mascagni scoprì il segreto e da allora cominciò una vera persecuzione.  Egli doveva affannarsi, scombinando le sue giornate, i suoi orari, le sue prove, per poter correre da Anna sfuggendo ai controlli della moglie. Un inferno.

 Ma nessun ostacolo poteva fermare l’impeto dell’amore reciproco. Anna sopportava tutto, taceva. Quando lui era fuori Roma le lettere della Lolli venivano indirizzate a un amico di lui, Alessandro Tanzini, e, dopo averle lette, Pietro le faceva rispedire a Anna perché le conservasse, per paura che fossero intercettate dalla moglie. Lui a sua volta le ha scritto ben cinquemila lettere.

 Anna fu per lui una saggia consigliera, ne raccoglieva gli sfoghi e le incertezze, lo rincuorava nei momenti difficili. E Pietro non mancò mai di esprimere i propri sentimenti: la stessa passionalità, ma anche la stessa tenerezza e la stessa forza che si ritrova nelle sue opere.

 La Lolli tornava a Bagnara di Romagna, il suo paese d’origine ogni tanto, non spesso, perché Pietro, sapendola lontana, si immusoniva.  Ma un giorno degli anni Venti il parroco fermò Anna per strada e le disse: “Tu sei una pubblica peccatrice”. Anna tirò dritto e alla nipote che era con lei osservò: ” Lascia pure che dica, ma io ho dato la carne al diavolo e darò le ossa al Signore e tutta la roba avuta dal Maestro la lascerò alla parrocchia”.  E così espresse le sue volontà nel suo breve testamento: “Lascio tutto alla parrocchia di Bagnara col vincolo di costituire un museo parrocchiale di Mascagni: il pianoforte del Maestro, i ritratti, le lettere d’ amore”… Ovvero la “carne al diavolo, le ossa al Signore…”.

Dopo la morte di lui, nell’ agosto del 1945, il patrimonio di Mascagni toccò per intero agli eredi legittimi: moglie e figli e Anna si trasferirono a Bagnara di Romagna, continuando a vivere nella gloria del Maestro. Morì a 85 anni nel 1973.

una delle migliaia di lettere indirizzata dal Maetro ad Anna Lolli

Ecco un breve sunto dell’opera: Turiddu, torna dal lungo servizio militare con la speranza di sposare Lola, la sua amata. Ma Lola durante la sua assenza si è già sposata con il carrettiere Alfio. Turiddu allora decide di sposare Santuzza.

 Turiddu però a riprende a frequentare Lola, approfittando dell’assenza del marito Alfio.  Santuzza se ne accorge, cerca di farlo tornare in sé, ma vistasi disprezzata si vendica e riferisce al marito di Lola la tresca. Turiddu e Alfio si sfidano a duello, e Turiddu muore.

 Nell’Aria Voi lo sapete o mamma Santuzza rivela alla madre di Turiddu il tradimento di cui è vittima, e le chiede consiglio:

Voi lo sapete, o mamma,
Prima d’andar soldato,
Turiddu aveva a Lola Eterna fè giurato.
Tornò, la seppe sposa;
E con un nuovo amore
Volle spegner la fiamma Che gli bruciava il core:
M’amò, l’amai.
Quell’invida d’ogni delizia mia, Del suo sposo dimentica,
Arse di gelosia…Me l’ha rapito…
Priva dell’onor mio rimango:
Lola e Turiddu s’amano,
Io piango, io piango!

È stata questa una “confessione” di grande impatto drammaturgico, e ogni volta che l’opera si ripropone il pubblico ne decreta il successo, cioè l’assoluzione dell’Amore di Santuzza per Turiddu. Ma forse tutti ascolteremo in una maniera più emotiva la esecuzione di questa confessione, dopo questi brevi accenni alla sua vita, ritrovando nel brano l’animo appassionato e trepido di Mascagni, e tutti lo assolveremo.