La poesia 54

di Giosanna Pigoni

Questa volta è Giosanna a regalarci il piacere di leggere una sua poesia bella e toccante. I versi, liberi, frammentati, quasi parlati, ruotano attorno all’idea della traccia che lasciamo nel mondo: quadri, oggetti, dipinti appesi alle pareti come testimonianze silenziose di chi siamo stati. La casa con i soffitti alti diventa una metafora della vita intera: ogni quadro è un capitolo, e le date (1968…1974…1980) scandiscono il tempo che passa fino al silenzio — poi, di me, più niente. La seconda parte della poesia svela però una verità universale e consolante: gli oggetti che appendiamo alle pareti — quadri, piatti, orologi, mensole — non sono semplici decorazioni. Sono una forma di presenza, un modo per dire “ci sono anch’io al mondo”. E soprattutto, una forma di sopravvivenza: “ed essi parleranno di me / dopo di me”. Non c’è retorica in questa poesia, solo verità. Biancastella


Oggetti come tracce nel mondo

Ci sono quadri ovunque alle pareti
della mia grande casa
dai soffitti alti.
Stanno lì,
appesi,
ognuno ha la sua storia.
Li ho scorsi su e giù
per afferrarne il senso
1968...1974...1980
poi, di me,
più niente.
Altri ci sono non di gran valore
ma parlano di sè,
del loro autore.
Ho scoperto perchè si coprono da sempre
le pareti con dipinti
o si appendono oggetti,
piatti orologi mensole di cose preziose o di poco conto
forse per dire
ci sono anch’io al mondo
ed essi parleranno di me
dopo di me
Giosanna Pigoni composuit luglio 2016
immagine generata dall’AI sul testo poetico