di Ritangela Tomasicchio

L’Anima delle Pietre: Dal raggio del Diamante al fuoco del Rubino
Dopo aver esplorato la luce indomabile del diamante, simbolo di forza e ragione, il nostro viaggio nelle profondità della terra si tinge ora di rosso.
In questo secondo appuntamento, lasciamo la trasparenza cristallina dell’Adàmas per immergerci nel calore vibrante del Rubino. Se il diamante è il custode dell’eternità, il rubino è da millenni il cuore pulsante del mito: pietra del sangue, del coraggio e della passione più ardente.
Tra leggende antiche e suggestioni poetiche, scopriamo insieme il fascino magnetico della gemma che più di ogni altra infiamma l’anima con questo articolo di Ritangela. Biancastella
II Puntata
Il Rubino

Nell’antichità poteri taumaturgici venivano attribuiti al rubino per la cura delle ferite e delle malattie. Infatti gli indiani credevano che la pietra potesse garantire una lunga vita e raccogliesse un fuoco interno in grado di far bollire l’acqua.
I greci chiamavano il rubino” carbone ardente” e da loro i romani, chiamando il rubino “carbunculus”, riprendevano la credenza del fuoco nell’interno della pietra, tanto vero che Plinio riteneva che il rubino come sigillo inciso potesse sciogliere la cera. Inoltre poiché la pietra proveniva da paesi molto caldi, la collegavano col sole, sicuri che potesse donare agli uomini energia, allegria e prosperità sotto gli influssi di Marte.
A partire dal cristianesimo il rubino simboleggiò l’amore, la carità ed il martirio. Per questo motivo nei dipinti delle sante martirizzate la gemma costituiva il fermaglio dei loro mantelli e poteva anche alludere all’allattamento della Vergine e delle donne, in genere, in quanto l’allattamento era considerato un atto di carità.

Nella Dama con l’unicorno di Raffaello, il pendente con il grosso rubino rettangolare indicherebbe un regalo maritale, augurante una futura maternità ad una prossima sposa ancora casta sia per la raffigurazione dell’unicorno tra le sue braccia che per la perla attaccata al rubino.
Durante il movimento dell’Art nouveau crebbe la passione per tutto quello che era ornamento. Alphonse Mucha collaborò come pittore, scultore, grafico e designer con i più famosi gioiellieri del tempo e di lui restano, anche quattro pannelli decorativi dedicati al Topazio, al Rubino, all’Ametista ed allo Smeraldo.

IL RUBINO
Da una caverna
lontana ed incantata
rubare un rubino
color del sangue
sgorgato dalla terra
per ricordare
un sentimento negato
quasi un graffio
su un povero cuore
ghiacciato
e destare pietà
corresponsione
e lunga vita
ad un devoto appassionato
amore rinato.
Ritangela Tomasicchio composuit 10 novembre 2015
Note:
(1) Il gioiello appeso al collo della giovane donna è un pezzo di straordinaria simbologia. Si tratta di un grosso rubino con taglio a tavola, sormontato da uno smeraldo e con una perla a goccia (scaramazza) sottostante. Nella simbologia rinascimentale, mentre l'unicorno e la perla rimandano alla purezza e alla castità della sposa, il rubino era spesso associato alla passione, alla prosperità e alla forza vitale, rendendo questo ritratto un perfetto esempio di come le gemme venissero usate nell'arte per descrivere le virtù della persona ritratta.
(2)In questa serie, Mucha personifica quattro gemme attraverso figure femminili immerse in composizioni floreali e decorazioni geometriche tipiche del suo stile. Da sinistra a destra troviamo:
1. L’Ametista: associata alle tonalità del viola e agli iris.
2. Il Rubino: rappresentato con colori caldi, fiori rossi e una posa sensuale che richiama la passione.
3. Lo Smeraldo: dominato dal verde e da un'estetica più misteriosa e selvatica.
4. Il Topazio: caratterizzato dai toni dorati e caldi dell'autunno.
Ogni donna indossa un gioiello con la pietra corrispondente, e l'intera serie enfatizza il legame tra la bellezza femminile, la natura e il fascino arcano dei minerali preziosi. Biancastella
