Edera: la ragazza che si voltò contro il fascismo

di Biancastella

Storie di donne 46 a cura di Biancastella

Foto d’archivio di Francesca De Giovanni, nome di battaglia: Edera

All’alba del primo aprile 1944, dietro le mura della Certosa di Bologna, una ragazza di vent’anni si voltò di scatto.
Era di spalle, pronta a morire.
Ma prima che il plotone sparasse, trovò la forza di girarsi e gridare ai suoi carnefici:

“Tremate. Anche una ragazza vi fa paura.”

Si chiamava Francesca De Giovanni, ma tutti la conoscevano come Edera. Fu la prima donna partigiana uccisa dai fascisti in città.
Aveva il coraggio di chi non accetta di vivere piegato, e la voce di chi sa che la libertà non è un privilegio, ma un dovere.

Edera era nata a Monterenzio nel 1923, in una famiglia antifascista.
Aveva lavorato come domestica a Bologna, e già nel gennaio del ’43 era stata arrestata per aver detto a un impiegato comunale che la indossava: “le camicie nere dovranno scomparire”.
Non era un proclama politico, era una frase di verità.
Dopo la caduta di Mussolini, si impegnò nella distribuzione del grano alla popolazione e poi nella Resistenza, tra le Brigate Garibaldi Bianconcini e le Camicie Rosse.
Portava messaggi, organizzava azioni, rischiava ogni giorno.
Accanto a lei c’era Egon Brass, giovane slavo in fuga, compagno di lotta e d’amore. Il 30 marzo 1944 fu tradita da un infiltrato, arrestata e torturata.
Non parlò. E quando la condussero al muro, non si voltò per paura, ma per sfida.
Per dire che anche una ragazza può far tremare un regime.

immagine generata dall’ IA

Oggi, mentre nuove guerre ridisegnano confini e vecchie retoriche tornano a chiedere obbedienza, la storia di Edera ci mette davanti a una domanda che non possiamo evitare: da che parte scegliamo di stare quando la libertà vacilla.
Lei si voltò per dire la verità, non per salvarsi.
E noi, che viviamo in un tempo in cui la pace è fragile e la democrazia è spesso data per scontata, non possiamo limitarci a commemorare.
Possiamo solo decidere se essere spettatori o eredi.
Perché la libertà non si difende da sola: ha bisogno di qualcuno che, come Edera, trovi il coraggio di voltarsi — e parlare.