di Giosanna Pigoni

Le stanze e il giardino
Biancastella
Ci sono poesie che nascono per descrivere un luogo e altre per ritrovare qualcuno. Le due di oggi sembrano parlare di una casa e di un giardino, ma appartengono alla seconda specie. Nella prima i bambini dormono nella stanza accanto, nella seconda sono ormai cresciuti: là c’è una casa da attraversare e una terrazza da cui si vede il mare, qui un albero sotto cui sedersi, e sono due tempi della stessa vita che si rispondono.

Memorie (la casa di Lipari)
Sono salita al piano superiore
Della casa antica
poi all'ultimo
Sulla terrazza dove si vede il mare.
Ci sono oggetti vecchi sudati di vita
Scrivanie, psiche eleganti
Grandi armadi con tanto di iniziali
Abiti demodés, coperte ricamate
Cuscini in seta e oro, orologi 900
Sul comò dai ripiani in marmo.
Anche una vecchia stampa telata inglese
"Lo sbarco di Colombo in Terra Nuova"
E al fondo
La grande camera col lettone in ferro
Ho posato leggera la mano
Sulla spalliera degli ottoni d’oro
E sfiorato la vecchia coperta bouclée
Tornando
All’emozione degli amplessi estivi
E al brusco risveglio, il mattino,
dei bambini nella stanza accanto.
Commento: «Memorie» ci porta a Lipari, nella vecchia casa dove l’autrice ha vissuto da giovane. Si sale fino alla terrazza sul mare, ma la poesia rientra subito e si ferma sugli oggetti: armadi «con tanto di iniziali», coperte ricamate, comò dai ripiani di marmo, cuscini in seta e oro. Sono «oggetti vecchi sudati di vita», e il verso dice che le cose conservano le esistenze di chi le ha usate. Alla fine, dopo tanti oggetti, arrivano le persone: «All’emozione degli amplessi estivi / e al brusco risveglio, il mattino, dei bambini nella stanza accanto». Quel «brusco» è onesto: la vita vera bussa alla porta, ma la memoria la tiene accanto all’emozione, con lo stesso peso. Biancastella

Il Pino gigante
Le braccia del pino gigante
che s'inarcano sinuose
fino a carezzare la terra
oggi, come allora,
mi coprono dal sole di giugno.
I miei figli, uomini fatti,
non schiamazzano qui intorno
né devo più richiamarli
per il calpestio inurbano sulle aiuole
o le grida assordanti in bicicletta
nè più raccolgo i giochi
sotto la panchina amica
né i maglioni per coprirli
dal sudore di corse affannate.
Nell'ora di mezzo è silenzio di voci,
ma le rose odorose, le palme, le grandi magnolie dai bianchi fiori spalancati
mi parlano di loro ancora.
E oggi come allora ritorno
qui, pino gigante,
alla tua ombra amica.
Commento: «Il pino gigante» procede per sottrazione. I figli sono «uomini fatti» e la poesia elenca i gesti che non servono più: richiamarli dal calpestio sulle aiuole, raccogliere i giochi sotto la panchina, portare i maglioni. «Nell’ora di mezzo è silenzio di voci», e al posto delle voci restano le rose, le palme, le grandi magnolie, che «mi parlano di loro ancora». Il giardino custodisce i figli come la casa di Lipari custodisce i suoi oggetti. E il pino, con i rami che s’inarcano fino a terra, fa quello che ha sempre fatto: copre chi torna. Biancastella

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