La poesia 58

di Giosanna Pigoni

Le due liriche di Giosanna che regaliamo ai nostri lettori affrontano il tema del superamento del limite umano, seppur da prospettive differenti. In Da Meteora, il superamento avviene sul piano spirtuale-mitologico: l’uomo si eleva oltre il tempo e la morte attraverso l’esperienza del sacro, la storia e la fusione con il divino. In E fermati…un momento, il superamento avviene sul piano etico-umanitario: la ricerca dell’eternità non si realizza nell’isolamento edonistico, ma nell’apertura all’altro, nella condivisione del dolore e nella trasformazione della propria gioia in speranza per il prossimo. In ambedue i testi emerge una forte sensibilità visiva e figurativa, capace di guidarci attraverso immagini ad alto impatto emotivo e simbolico.

Biancastella

DA METEORA (Grecia)

Lassù sospesa tra le nuvole

Nel monastero di Meteora

Monaci vestiti d’oro nero porpora

M’han preso per mano e condotto

Tra pope barbuti sacrali

Anacoreti guerrieri santi alati

Hanno percorso Macedonia e Tessaglia

Sentito l’eco di battaglie

E sferragliare d’armi

Canti e tripudi di danze

Coi profumi dell’eterno Olimpo.

E fra gli dei immortali ho reciso il filo della Parca

E vinto la Morte.

Commento di Biancastella

La poesia si configura come un viaggio iniziatico e spirituale, ambientato nei suggestivi monasteri arroccati di Meteora. Lo spazio fisico (la roccia “sospesa tra le nuvole”) si trasfigura immediatamente in uno spazio mitico e metafisico. La Grecia ritratta non è solo un luogo geografico, ma un punto di intersezione tra la cristianità ortodossa (i pope, gli anacoreti) e la mitologia classica (gli dei immortali, l’Olimpo, la Parca). L’uso dei colori (“oro nero porpora”) richiama la ricchezza visiva e dogmatica delle icone bizantine e dei paramenti liturgici mentre Il rumore di battaglie e lo sferragliar d’armi, intrecciato ai canti e ai profumi dell’Olimpo, sintetizza la storia millenaria della Tessaglia e della Macedonia, terra di scontri, riti e miti. Il ritmo della lirica è solenne, evocativo e l’assenza di una rima regolare accentua l’incedere libero dei pensieri, mentre l’uso di aggettivi forti e suggestivi (barbuti, sacrali, guerrieri, immortali) contribuisce a creare un’atmosfera sospesa nel tempo.

Meteora monastery perched among cliffs above a sea of clouds at sunrise
suggestiva immagine delle Meteore, famosi monasteri greci

E FERMATI…UN MOMENTO

Non è male

Che corri a piedi nudi sulla spiaggia di luna chiara

Che canti, che ridi, che frema il tuo corpo scosso dalla danza dei sensi.

Non è male

Che mille cristalli esplodano scintillanti

Nelle feste notturne, come risate infantili.

Non è male

Che vivi intenso a catturare il tempo

Per piegarlo al comune delirio d’eternità.

Non è male…

Ma fermati …un momento

Ad osservare, chino,

bianchi volti scavati dalla sofferenza

e piccole mani scure, tese,

imploranti verso di te

e occhi grandi, lucidi, secchi di lacrime.

E fermati…un momento

E vedrai lande desolate e deserti aridi

E uomini non altro che scarni rami

Labbra secche, ferite su pelli raggrinzite morte.

E fermati…un momento

Sulla grande sofferenza dell’umanità!

Tu che hai denti di perla pura

E occhi di mare chiari

Non offuscati da nebbie di vita

E corpo liscio, levigato, intatto fermati…una sosta breve!

Sarà un sollievo il volto tuo,

pulito e profumato la tua stagione d’oro, il tuo cantar leggero,

 SPERANZA, va e fermati un momento

Commento di Biancastella

La lirica è costruita su una profonda contrapposizione etica ed esistenziale: l’edonismo spensierato della giovinezza/prosperità contro il dramma del dolore umano e della povertà nel mondo. La struttura anaphorica (“Non è male…” / “E fermati… un momento”) scansiona il testo come un monito pedagogico e morale.

I primi versi riconoscono la bellezza e la legittimità della gioia, della danza, della vitalità corporea (“denti di perla pura”, “occhi di mare chiari”) e della ricerca d’eternità insita nel festeggiare. Non c’è una condanna preventiva del piacere (“Non è male…”). Nella seconda parte l’invito imperativo (“Ma fermati… un momento”) sposta lo sguardo verso gli ultimi: volti scavati, mani scure imploranti, deserti aridi e corpi ridotti a “scarni rami”. È la descrizione cruda della fame, della guerra e dell’emarginazione. E tuttavia nella parte finale, l’invito a fermarsi non chiede al destinatario di annullare la propria bellezza o felicità, ma di metterla al servizio dell’altro. Il volto pulito, la giovinezza (“stagione d’oro”) e il canto leggero diventano “SPERANZA” e “sollievo” per chi soffre. Il contatto tra la pienezza della vita e l’abisso del dolore genera conforto.

Il tono della poesia è accorato e incisivo mentre il registro oscilla tra la sensualità lirica delle immagini di festa (“cristalli esplodano scintillanti”, “spiaggia di luna chiara”) e l’essenzialità drammatica delle immagini di sofferenza (“occhi grandi, lucidi, secchi di lacrime”).




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