Tra fiordi, troll e cascate dell’eterna giovinezza: viaggio nel cuore della Norvegia

di Stefania Mossa

Passaporto & taccuino Stories

Per chi ama la geologia, alcuni paesaggi hanno il fascino particolare di una storia scritta nella roccia. La Norvegia è uno di questi luoghi: un immenso libro aperto in cui montagne, ghiacciai e fiordi raccontano milioni di anni di trasformazioni della Terra.

Ma questo viaggio non è stato soltanto un incontro con una meraviglia naturale studiata sui libri: è stato anche un percorso tra città affacciate sul mare, antiche leggende, villaggi di pescatori e quella particolare magia nordica dove realtà e fantasia sembrano convivere senza troppa fatica.

La mia avventura è iniziata da Oslo, una capitale elegante e discreta, quasi timida rispetto alla maestosità della natura che mi aspettava più avanti. È una città che non ha bisogno di urlare per farsi notare: passeggiando tra le sue vie si incontrano il Palazzo Reale, il moderno quartiere dell’Opera affacciato sul fiordo, il suggestivo porto e i numerosi musei che raccontano anime diverse della Norvegia: dal profondo legame con il mare e con l’esplorazione fino alla sua straordinaria tradizione artistica.

Tra questi, naturalmente, non poteva mancare il Museo Munch, dove è custodita una delle opere più celebri al mondo: L’Urlo.

E qui devo fare una piccola confessione personale: ho così tante fotografie che mi ritraggono davanti a quel quadro, mentre provo a imitarne l’espressione e soprattutto l’urlo, che ormai potrei quasi allestire una mostra personale dal titolo Le mie variazioni sull’Urlo di Munch. Diciamo che Munch avrebbe probabilmente apprezzato il mio entusiasmo… forse un po’ meno il risultato artistico.

Lasciata Oslo alle spalle, il viaggio ha iniziato lentamente a cambiare volto. Dalle atmosfere ordinate e urbane della capitale si entra in un paesaggio sempre più selvaggio, dove montagne, acqua e foreste sembrano dialogare in un equilibrio perfetto. Era il momento di avvicinarsi alla Norvegia più autentica: Bergen, la porta d’ingresso ai fiordi.

Bergen è uno di quei luoghi che sembrano usciti da una cartolina: le casette colorate del quartiere di Bryggen, l’antico porto dei mercanti, raccontano la storia di una città profondamente legata alla pesca e al commercio.

Passeggiando tra le sue stradine si ha quasi l’impressione che da un momento all’altro possa comparire un vecchio marinaio con una storia incredibile da raccontare.

E parlando di storie incredibili, non potevano mancare loro: i troll.

In Norvegia non sono semplicemente creature delle favole, ma fanno parte dell’immaginario collettivo, della cultura e, diciamolo, anche di una certa simpatica capacità commerciale. Ovunque spuntano statue, figure e rappresentazioni di questi esseri un po’ buffi, un po’ inquietanti, che secondo la tradizione abitano montagne e foreste.

Durante il viaggio ho avuto anche la fortuna di incontrarne uno. O meglio, diciamo che lui era fermo lì da qualche tempo e io ho approfittato della sua disponibilità per una foto insieme.

Devo ammettere che davanti a quel troll non ho resistito: una fotografia era praticamente obbligatoria. Non so chi dei due avesse l’espressione più perplessa, ma sicuramente lui aveva più esperienza nel gestire i turisti.

Tra paesaggi incantati e racconti leggendari si arriva alla famosa Tvindefossen, la cascata dell’eterna giovinezza.

Un nome decisamente impegnativo: uno si aspetta quasi di trovare una fonte magica pronta a cancellare anni, rughe e magari anche qualche acciacco da viaggio. Io, naturalmente, ho deciso di prendere molto sul serio la leggenda.

Non so se sia stato davvero merito dell’acqua della cascata, dell’aria norvegese o semplicemente dell’entusiasmo del momento, ma lì davanti mi sentivo già dieci anni più giovane. Non chiedetemi quanto sia durato l’effetto: diciamo che ho preferito non verificare scientificamente la cosa e godermi il miracolo finché possibile.

La realtà è naturalmente meno miracolosa, ma la bellezza del luogo è tale che per qualche minuto ci si sente davvero più giovani, forse perché davanti a certi spettacoli della natura si torna inevitabilmente un po’ bambini.

Poi si sono mostrati loro: i fiordi.

Difficile descriverli senza cadere nei soliti aggettivi abusati: incredibili, spettacolari, maestosi. Tutto vero, ma ancora insufficiente. I fiordi norvegesi non sono semplicemente paesaggi da fotografare; sono luoghi che impongono il silenzio.

Per me hanno avuto anche un significato speciale: da geologa li avevo studiati sui libri come straordinarie forme del paesaggio modellate dai ghiacciai, quelle spettacolari valli a U che raccontano, attraverso la loro forma, milioni di anni di storia della Terra.

È una sensazione difficile da spiegare: riconoscere davanti ai propri occhi qualcosa che hai studiato tante volte sui libri, ma che improvvisamente smette di essere una semplice definizione e diventa uno spazio reale, enorme, quasi impossibile da contenere nello sguardo.

Una maestosità davanti a cui, tuttavia, nessun libro riesce davvero a prepararti.

Li ho ammirati da diversi punti di vista. Dall’alto, attraverso panorami mozzafiato che sembravano dipinti da qualcuno con un senso estetico decisamente superiore alla media.

Guardare quelle lingue d’acqua insinuarsi tra montagne imponenti fa capire quanto sia piccolo l’uomo davanti alla natura. Un pensiero che regala una piacevole ridimensionata al nostro quotidiano fatto di corse, appuntamenti e problemi che, osservati da lassù, sembrano improvvisamente molto meno importanti.

E naturalmente, in posti del genere, la macchina fotografica diventa quasi un’estensione del braccio. Si scattano fotografie in continuazione, anche sapendo che nessuna riuscirà davvero a restituire quello che si vede dal vivo. Ma si scatta lo stesso, perché quando un panorama ti lascia senza parole almeno una fotografia può provare a parlare al posto tuo.

Ma il vero incontro con i fiordi è avvenuto sull’acqua, durante alcune mini-crociere che mi hanno permesso di entrare nel cuore di questo straordinario ambiente naturale.

Navigare lentamente tra pareti rocciose altissime e piccoli villaggi nascosti è stata un’esperienza difficile da dimenticare. È uno di quei momenti in cui si smette semplicemente di “visitare” un luogo e si ha la sensazione di entrarci dentro.

Una delle tappe più emozionanti è stata la crociera verso le Sette Sorelle, le celebri cascate che sembrano scendere dalla montagna come sette eleganti nastri d’acqua.

La leggenda racconta storie di pretendenti e sorelle trasformate in cascate, perché evidentemente anche la natura norvegese ama il melodramma.

Davanti a tanta bellezza viene quasi spontaneo cercare di immaginare le storie che sono nate intorno a questi luoghi. E forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Norvegia: la natura è così spettacolare che le leggende sembrano quasi una conseguenza inevitabile.

Il viaggio è proseguito fino ad Ålesund, una delle città più affascinanti della costa norvegese, adagiata su alcune isole tra mare e montagne.

Ricostruita in stile Art Nouveau dopo il grande incendio del 1904, oggi è un piccolo gioiello di eleganti edifici colorati, ponti e canali, dove il legame con il mare e la tradizione dei pescatori è ancora profondamente presente.

Passeggiare per le sue strade significa avere la sensazione di trovarsi in una città sospesa tra passato e futuro: da una parte l’eleganza delle sue architetture, dall’altra la natura selvaggia che la circonda e che ricorda, ancora una volta, quanto in Norvegia l’uomo abbia imparato a convivere con un ambiente tanto spettacolare quanto imprevedibile.

Da qui sono infine rientrata verso Oslo, riportando idealmente il tour al punto di partenza.

La stessa valigia, ma molto più piena di immagini, incontri ed emozioni da custodire.

Una risposta a “Tra fiordi, troll e cascate dell’eterna giovinezza: viaggio nel cuore della Norvegia”

  1. Avatar Graziella Aitala
    Graziella Aitala

    Condivido lo stupore e la meraviglia per tali paesaggi sia da un punto di vista storico che naturalistico! Comunque, a due passi dal Polo Nord e poi?…

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