Le invisibili della notizia: le giornaliste dimenticate

di Biancastella

Storie di donne 53 a cura di Biancastella

III puntata

Alma Gorreta: la scrittura come viaggio e libertà

Alma Gorreta (1880-1965) incarna perfettamente quella generazione di donne colte, audaci e profondamente autonome che, a cavallo tra le due guerre mondiali, hanno ridefinito il ruolo femminile nella cultura e nel giornalismo italiano. Definirla semplicemente giornalista o insegnante sarebbe riduttivo, perché la sua è stata un’esistenza autenticamente nomade, guidata da una curiosità intellettuale instancabile che l’ha portata a sfidare i rigidi confini sociali imposti alle donne della sua epoca.

La sua straordinaria formazione intellettuale si compie all’interno dello Studio bolognese, l’Università di Bologna, in un momento di eccezionale fermento culturale. Tra le aule universitarie la giovane Alma apprende il rigore metodologico, la passione per la storia e la determinazione civile direttamente da maestri straordinari come Francesco Acri, Pio Carlo Falletti e soprattutto Giosuè Carducci, dal quale eredita un fervido incitamento allo studio diretto delle fonti. Anziché frequentare i salotti mondani d’inizio secolo, famosi a Bologna, Alma sceglie il silenzio polveroso degli archivi storici cittadini, trascorrendo intere giornate immersa nei documenti medievali. Il frutto di questa totale dedizione è un’indagine storiografica di eccezionale complessità intitolata La lotta fra il Comune bolognese e la signoria estense (1293-1303), pubblicata a Bologna dal prestigioso editore Zanichelli nel 1906. Si tratta di un’opera di assoluta serietà scientifica, incentrata sulle dinamiche di potere e sugli equilibri economici legati alla presenza dell’Università, che ancora oggi viene citata negli studi specialistici sulla storia medievale emiliana.

Se a Bologna si afferma come storica rigorosa, la sua vera vocazione guarda con forza alla stampa periodica e alla comunicazione delle idee. Nel 1908 compie il passo decisivo verso il giornalismo attivo entrando nella redazione del principale quotidiano della sua città, “Il Resto del Carlino”. In un’epoca in cui le donne nelle redazioni erano mosche bianche, spesso relegate alla moda o alla beneficenza, Alma riesce a imporre la propria firma e la propria visione, intrecciando l’analisi storica con il commento politico. Sotto l’influenza carducciana, la sua penna si sposta progressivamente verso le idealità risorgimentali e mazziniane, vissute come un vero e proprio apostolato educativo e civile. Questa forte passione politica la spingerà, nel 1915 a Pavia, a schierarsi apertamente con le correnti interventiste all’alba della Prima Guerra Mondiale, convinta che i grandi mutamenti storici esigessero dalle donne una presa di posizione netta e attiva. Dal 1916 al 1921 è ad Avezzano dove dirige la Scuola femminile “Maria Clotilde di Aosta” in una città che il terremoto del 1915 aveva quasi cancellato — morirono allora 10.700 dei 12.000 abitanti.

Poi Terni, dove la sua parabola si complica. Gorreta trova in quella città, oltreche l’insegnamento, un nuovo spazio di scrittura nella redazione di “Volontà Fascista”, il foglio diretto da Elia Rossi Passavanti, deputato del Partito Nazionale Fascista. È qui che firma con lo pseudonimo “Il Girovago” articoli appassionati, scritti con lo stile enfatico dell’epoca ma sempre — secondo chi li ha studiati — aderenti alla realtà dei fatti. D’altra parte il nome d’arte che Alma ha scelto non è una semplice maschera letteraria, bensì una rivendicazione esplicita della sua stessa vita e una firma d’autore declinata al maschile per gridare la propria libertà di movimento in un’epoca che voleva le donne per definizione stanziali e confinate alla sfera domestica.

Il legame con Passavanti si consolida su basi che chi ne ha ricostruito la biografia descrive come patriottiche e nazionaliste, senza mai scivolare nella retorica squadrista tipica di quegli anni. È un’adesione che si fa organizzativa nel 1927, quando Gorreta, che l’anno prima si era iscritta al Partito Nazionale Fascista, fonda e guida i Fasci Femminili locali. Nei suoi scritti, tuttavia, torna con insistenza un tema che sembra trascendere la contingenza politica: il valore culturale e sociale della scuola, il suo ruolo di educatrice autonoma capace di elevare gli individui verso ideali di libertà e autonomia di pensiero. Una tensione — tra l’adesione al regime e un’idea di educazione radicata nel Risorgimento, in Foscolo, Mazzini, Garibaldi — che accompagnerà tutta la sua parabola successiva.

Nel 1928 Passavanti perde ogni incarico istituzionale in seguito a contrasti interni al partito. Gorreta ne paga le conseguenze: viene allontanata da Terni ed “esiliata” d’ufficio ad Aosta per ordine del Ministro della Pubblica Istruzione. Vi resta fino al 1933, quando viene trasferita a Savona dove insegnerà Lettere nel prestigioso Liceo “Chiabrera” fino al 1950.In questi anni, nonostante il suo passato, favorisce indirettamente la nascita di gruppi antifascisti tra i suoi studenti, grazie alla stretta collaborazione con il professore e filosofo della Resistenza Ennio Carando.

Perchè raccontarla oggi

Alma Gorreta non è stata una figura eccezionale, nel senso in cui lo sono le pioniere che rompono ogni schema. È stata, per usare le parole della storica Rosanna De Longis, una donna nuova — una vita che riflette tutte le trasformazioni, le contraddizioni e i percorsi non lineari che le donne italiane hanno attraversato tra l’inizio del Novecento e la fine della Seconda guerra mondiale. Una vita esemplare non perché priva di ombre, ma proprio perché le contiene tutte: la ricerca storica e il giornalismo bolognese degli esordi, l’insegnamento come missione, l’adesione al fascismo e insieme una fedeltà a valori che il fascismo avrebbe presto tradito.

È a questa complessità, più che a un giudizio netto, che vale la pena restituire spazio e voce.

NB: Per l’articolo mi sono attenuta come fonte principale al seguente volume: Carla Arconte, Il “Girovago”. Biografia di Alma Gorreta (1880-1965), presentazione di Rosanna De Longis, Foligno-Perugia, Editoriale Umbra – Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, 2016.

Una risposta a “Le invisibili della notizia: le giornaliste dimenticate”

  1. Avatar Gabriella Mignani
    Gabriella Mignani

    Questo dimostra che durante il fascismo le donne non erano le casalinghe disperate che una certa narrazione ci ha raccontato. O almeno non soltanto

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