Poeti del mondo: Léopold Sédar Senghor
di Ritangela Tomasicchio


Ho appena finito di leggere parte della produzione poetica di Léopold Sédar Senghor e ne sono rimasta affascinata, perché trasportata in un’altra realtà, nella sua Africa.
Nella storia della poesia mondiale, Léopold Sédar Senghor rappresenta il valore che può costituire l’immigrazione colta per vivificare l’umanesimo dei continenti.
Il poeta nacque nel 1906 in Senegal e si trasferì a Parigi all’età di ventidue anni. Intanto nasceva il movimento della Negritudine di cui divenne il maggior promotore per riscattare le tradizioni ed il folklore dei neri, non solo africani, ma anche americani, valori che andavano uniti anche alle altre culture mondiali per vivificarsi reciprocamente.
In Francia fu professore nei licei ed aderì al partito socialista. Durante la seconda guerra mondiale fu prigioniero dei tedeschi, una volta liberato, partecipò alla resistenza.
Chants d’ombre nel 1945 è la sua prima raccolta in versi e nello stesso anno viene eletto deputato per il partito socialista in Senegal.
La sua carriera politica culminerà con l’elezione a presidente della Repubblica del Senegal.
Nel 1980 si dimetterà dalla carica di presidente e si ritirerà a vita privata in Normandia e nel 1983 sarà il primo uomo di colore ad entrare nell’Académie Francaise.
Tutte le sue poesie sono comprese nel volume Oeuvre poétique, Editions du Seil,1990.
Leggere le poesie di Léopold Sédar Senghor significa immergersi nelle tradizioni del Senegal, mai ripudiate e sottovalutate dall’autore, ma rese note, anche fabulisticamente, grazie alla cultura del tempo ed al suo vissuto francese. Per il poeta, descrivere le abitudini, i costumi, il clima, la fauna e la vegetazione delle sue radici, costituì quasi una missione per tutto il tempo della sua vita.
La sua poesia, fortemente influenzata dal Surrealismo, per lui aveva una funzione quasi mistica. Il poeta nei suoi versi si rivolge a Dio, quasi per ringraziarlo dell’origine dell’uomo che egli coglie in Africa, dove ancora c’è la maggioranza degli umili e degli oppressi, sfruttati da coloro che depredano l’Africa per i suoi tesori sotterranei. Il populismo non viene mai meno nella sua produzione.
La poesia di Léopold Sédar Senghor è come una foresta, in cui si muovono le colorite immagini ed abitudini degli animali nell’eco degli strumenti musicali folkloristici senegalesi. Non dimentichiamo, però, che, se la maggior parte delle poesie appartiene al Senegal, altre descrivono le strade di Parigi ed anche quelle di New York col sottofondo di un’orchestra jazz. Amante, quindi, di ogni tipo di musica, il nostro poeta cerca di descrivere persino i richiami degli animali per rendere ancora più musicali i suoi versi sia nelle notti che nelle albe africane. Insomma è come se l’Africa inviasse un tam-tam al mondo, perché la sua cultura nulla ha da invidiare alla cultura mondiale, anch’essa seguita con curiosità ed analisi introspettive. La poesia dell’autore non ha barriere, né confini, né preclusioni, ma si vivifica in una completa accettazione di differenze e tradizioni.

DONNA NERA
Donna nuda, donna nera
Vestita col colore della vita, con la tua forma bellezza!!
Sono cresciuto alla tua ombra; la dolcezza delle tue mani mi bendava gli occhi.
Ed ecco che nel cuore dell’Estate e del Meriggio ti scopro Terra Promessa, dall’alto di un colle calcinato ed alto
E la tua bellezza mi folgora al centro del cuore come il fulmine di un’aquila.
Donna nuda, donna oscura
Frutto maturo di carne piena, estasi cupa di vino nero, bocca che rendi la mia bocca lirica,
Savana di puri orizzonti, savana che fremi alle carezze ardenti del Vento dell’Est
Tamtam scolpito, tamtam in tensione che tuoni sotto le dita del Vincitore
La tua voce severa di contralto è il canto spirituale dell’Amata.
Donna nera, donna oscura
Olio che alcun respiro riesce a increspare, olio calmo sui fianchi dell’atleta, sui fianchi dei principi del Mali
Gazzella dalle giunture celesti, le perle sono stelle sulla notte della tua pelle
Delizie per i giochi della mente i riflessi dell’oro che rosseggia sulla tua pelle di màcule
All’ombra della tua capigliatura si rasserena la mia angoscia per il sole vicino dei tuoi occhi.
Donna nuda, donna nera
Canto la tua bellezza che passa, forma che guardo fisso nell’Eterno, prima
Che il destino geloso ti riduca in cenere per nutrire le radici della vita.

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