Samantha Cristoforetti: Un’ispirazione dallo Spazio

di Giosanna Pigoni

Storie di donne 41 a cura di Biancastella

Alla recente inaugurazione dei Giochi Olimpici di Milano, Samantha Cristoforetti è apparsa per pochi minuti come ambasciatrice dell’Agenzia Spaziale Europea. La si è vista avvicinarsi a una bambina incantata dalla visione di un’installazione che rappresentava il Sole e i pianeti del nostro sistema solare. Forte e significativa la simbologia della scena che mostrava la bimba sollecitata da Samantha ad avvicinarsi agli atleti in gara. Un gesto semplice, quasi intimo, che ha assunto il valore di una metafora: il futuro che si lascia guidare dal presente, la curiosità che incontra l’esperienza, l’energia vitale che muove il mondo.

Ecco allora il mio articolo che vuole essere un omaggio a una astronauta vivente che come Margherita Hack “la Signora delle Stelle” è stata fin da piccola affascinata e appassionata dall’Oltre del vivere.

È apparsa come una donna semplice, con i capelli lisci e ordinati e non come sempre sono apparsi a noi ritti e arruffati nella navetta spaziale priva di gravità.

Questo orgoglio Italiano dice di non sentirsi una scienziata ma un normale Capitano dell’Aeronautica Militare. Certo è che il capo dello Stato nel 2015 le ha conferito la più alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica.

Questa donna minuta, cresciuta in un paesino del Trentino, Malè, che conta poco più di 2000 abitanti, è l’esempio di quanto può la passione nelle proprie scelte di vita. È lì, sotto un cielo limpido e non inquinato, che Samantha ha iniziato a guardare le stelle e a innamorarsene. A 24 anni si laurea in Ingegneria Meccanica con specializzazione aerospaziale, trascorre un periodo di studio negli Stati Uniti e nel 2001 vince un concorso dell’Aeronautica Militare, temendo di essere esclusa per soli tre millimetri oltre il limite di altezza richiesto per la selezione.

Da quel momento la sua carriera procede con una determinazione prodigiosa: a 31 anni nel 2008 Samantha ha 2 lauree, conosce 4 lingue fra cui il russo; quando l’ESA emana il bando per piloti collaudatori, i candidati ammessi erano 8500 e attraverso durissime selezioni furono promossi in 200 e inviati al Centro Astronautico Europeo di Colonia. Furono anni durissimi come dice in una intervista con Bruno Vespa: centinaia di formulari, test medici previsti per i piloti Lufthansa, memoria visiva e uditiva, concentrazione, competenza tecnica, coordinamento psicomotorio. Dopo gli esami e le interviste col Direttore Generale restarono in 6, di cui 2 Italiani: Samantha e Luca Parmitano. Racconta con emozione il suo primo lancio il 23 novembre del 2014 dopo un anno di addestramento a Mosca. Insieme a un collega russo e uno americano raggiunge l’orbita terrestre in otto minuti, per poi dirigersi verso la Stazione Spaziale Internazionale. Numerose e faticose le attività nella stazione che impegnavano il corpo e la mente, eppure Samantha alla domanda se è pronta per nuove esperienze nello spazio, risponde: “lavorare alla frontiera del possibile è una esperienza molto appagante”. La vita privata? 2 figli e il marito ingegnere francese che addestra gli astronauti ma a questa domanda accenna un sorriso e poi silenzio.

Oggi Samantha Cristoforetti è la prima donna europea ad aver ricoperto il ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale. Una responsabilità immensa, che porta con la naturalezza di chi non cerca il clamore, ma la sostanza. Ed è proprio questa sua forza tranquilla a renderla un modello per le nuove generazioni, un faro che illumina il cammino di chi sogna di andare oltre i confini del possibile.

Perchè Samantha ci riguarda da vicino? a cura di Biancastella

Perchè in un’epoca in cui il futuro sembra spesso incerto, Samantha Cristoforetti rappresenta la prova concreta che i sogni possono diventare progetti, e i progetti realtà. La sua storia è un invito a non rinunciare alla propria traiettoria. Perchè Samantha non comunica solo dati, ma racconta lo spazio come un luogo umano, fatto di meraviglia, disciplina e fragilità. Per questo riesce a parlare anche a chi non si occupa di scienza. Perchè la sua figura ricorda che il nostro Paese può essere protagonista nella ricerca, nella tecnologia, nella formazione. È un simbolo di un’Italia che osa, che studia, che innova. Perchè in un settore ancora dominato dagli uomini, Samantha porta una presenza femminile autorevole, competente e mai aggressiva. La sua leadership è fatta di calma, precisione e ascolto. Perchè dai bambini che la guardano con gli occhi pieni di stelle agli adulti che ritrovano in lei un senso di fiducia, Samantha è una figura capace di unire. Il suo esempio parla a tutti, senza retorica.

In un mondo che spesso ci spinge a guardare solo al presente, Samantha ci ricorda che il cielo non è un limite, ma un orizzonte. E che l’Oltre è sempre più vicino di quanto crediamo.