

Della pubblicazione e della prima presentazione del libro di A.Beverini su Eugenio Montale avevo già dato notizia nel mio post del 14 marzo scorso in questa rubrica , ma ora con grande piacere, pubblico la presentazione/recensione della stessa opera che la nostra amica e collaboratrice del Blog, Giosanna Pigoni, ha tenuto il 13 aprile nella grande sala affrescata del Monastero degli Olivetani “Le Grazie” di Porto Venere.
Il testo che segue esplora il libro della Beverini che analizza il pensiero di Montale attraverso le lenti della filosofia, della fisica e della religione, offrendo spunti sulla sua spiritualità, i suoi interessi intellettuali e l’influenza del contesto culturale e scientifico del suo tempo.
Biancastella
Ho il piacere e l’onore di presentare il libro/saggio di Adriana Beverini L’oltre: Eugenio Montale tra filosofia, fisica e religione. Dico subito che trattandosi di un testo complesso pur nella semplicità della scrittura, il mio intervento non dirà tutto ciò che sarebbe necessario, ci vorrebbe molto più tempo…Mi limiterò a chiarire perché e come è nato questo bel libro. Cito testualmente le parole dell’Autrice che nell’intervista con il fisico e poeta Roberto Maggiani, suo editore, alla domanda da dove nascesse la sua passione per Montale ha risposto che risale ai tempi dell’Università di Genova, dove frequentava le lezioni del professore di Italianistica Franco Croce Bermondi appassionato studioso di Montale e, nel tempo, alle letture di Eliot, Milosz, Cioran e altri contigui al pensiero di Montale. Furono poi gli sviluppi della fisica quantistica a incuriosirla collegandoli a Montale. Alla domanda di Maggiani, sempre in quella intervista, su cosa l’avesse spinta a scrivere questo libro, l’Autrice ha risposto: “Innanzitutto non volevo far passare un duplice anniversario così importante come i 50 anni dal Premio Nobel a Montale e i 100 dal suo primo libro di poesie “Ossi di Seppia” senza esprimere il mio pensiero che da anni si va arricchendo di riflessioni. Leggere e capire Montale è come aprire e ricomporre una matrioska; credo che per avvicinarsi a lui sia necessario un corredo di conoscenze molto vasto e non solo letterario. Montale è stato un uomo tormentato tutta la vita da una ricerca spirituale e la sua meditazione sulla inesistenza della realtà e sull’Oltre lo ha portato a cercare risposte nello studio di filosofie antiche, del cristianesimo delle origini e anche in quelle che nei secoli sono state considerate eresie, come lo gnosticismo e il modernismo. Inoltre nel libro propongo l’ipotesi che sia stato interessato anche alle rivoluzionarie scoperte della fisica quantistica, da Einstein in poi. Tutti questi studi lo hanno arricchito e da ognuno di essi Montale ha preso qualcosa che poi ha rielaborato secondo un suo personale pensiero”.
Ecco, allora, come si presenta il libro. All’interno il saggio si sviluppa in vari gruppi tematici: il Vuoto – il Tempo – la Realtà – il Nulla. La ripartizione tra filosofia, fisica, religione ha un significato, a mio parere ben preciso. Eugenio Montale, oltre a ricevere il premio Nobel per la letteratura nel 1975, da uomo di grande ingegno, ha indagato su tutti i rami del sapere e dell’arte. Critico musicale, pittore, giornalista e quindi filosofo per la sua tensione costante a interpretare il senso e l’origine del mondo. La sua trasversalità è frutto del suo genio e anche del fascino che egli ebbe per scrittori come Eliot, Pound, Joyce, Bergson e altri e ancora la lettura dei testi sapienziali della Upanishad che egli riteneva “l’emanazione più alta della saggezza umana”. Erano gli anni del Modernismo che senza dubbio dovettero influenzare Montale e la sua poetica. Nasce una poesia per immagini, quella che Eliot chiamò tecnica del correlativo/oggettivo. Negli anni 1960-70 Montale fece parte del gruppo di Milano e legò amicizia con il notaio Bortoluzzi che racconta episodi dei primi anni milanesi che ci consegnano un Montale raffinato, coltissimo e anche un po’ snob per il suo antiaccademismo. Ecco un suo pensiero sulla poesia: “Per mio conto se considero la poesia come un oggetto, ritengo che essa sia nata dalla necessità di aggiungere un suono vocale…parola…al martellamento delle prime musiche tribali”. E in questo clima intellettuale dei primi decenni del 900 che avvengono forti cambiamenti di pensiero: la società vittoriana romantica, simbolista è superata da un forte senso di incertezza e di solitudine. Pensiamo a Virginia Woolf e ancora a Camus e Sartre. Dalla filosofia alla fisica è un passo logico. Se viviamo in un mondo dove il vuoto e il nulla regnano, occorre studiare le leggi della fisica. La fisica è ciò che è e, come diceva Aristotele, è scienza in movimento, in continuo divenire. È impensabile che Montale non risentisse degli sviluppi della scienza che rivoluzionavano il concetto di spazio vuoto. L’autrice ci parla di poeti affascinati, nel senso che molti scrittori furono attratti dagli sconcertanti studi sulla struttura dell’atomo, e ricorda Robert Frost, poeta americano, che dopo aver conosciuto gli studi di Bohr, premio Nobel per la fisica, scrisse “For once, then, something”in cui, dice la Beverini, i suoi esegeti hanno voluto vedere l’evanescenza delle particelle atomiche così come Montale si confrontò con i temi cosmici e si chiese come nacque l’Universo, cosa siano il tempo, il vuoto, la realtà. Ma senza mai arrivare a una soluzione.
E così anche il passaggio dalla fisica alla religione è del tutto naturale se la vita è strazio e solitudine metafisica. Montale vive questa solitudine nella coscienza che la vita resiste ad ogni “scorno”, occorre viverla, non capirla e in questa angoscia le uniche certezze sono rappresentate da piccoli oggetti quotidiani, “povere tracce sperse nel mare dell’essere” inutile affannarsi al credo. Montale è affascinato dallo gnosticismo pur restando fino alla fine cristiano. “Un cristiano senza dogmi”, come lui stesso amava definirsi. E allora chiuderò questa presentazione proprio con le parole di Montale che la nostra Autrice cita, traendole da una intervista del 1965, quasi in chiusura del suo saggio: “Io sono un poeta che ha scritto un’autobiografia poetica senza cessare di battere alle porte dell’impossibile. Nella mia poesia c’è il desiderio di interrogare la vita.[…]Ho bussato disperatamente come uno che attendeva una risposta. C’è nozione di Dio nella mia poesia: ma a patto di togliere a Dio ogni attributo dogmatico. E io sono un cristiano: ma un cristiano che non appartiene a nessuna chiesa”.
Giosanna Pigoni


