Bolognesi: belle, spiritose, con quel nonsoché di “regale”( e un pizzico di sfrontatezza)

Il sale sulla coda 28 di Biancastella

Ah, Bologna, la città dove il ragù è un’istituzione, le torri pendono (ma con stile) e le donne… beh, le donne sono una categoria a parte! Ma da dove arriva questa fama di creature irresistibili, dotate di un fascino che ammalia e di un carattere che… diciamo, non passa inosservato?

Ancora una volta, ringraziamo i viaggiatori d’antan, quei buongustai della vita, insomma quegli intellettuali e aristocratici del grand tour che, tra un piatto di tortellini e una visita all’Archiginnasio, avevano l’occhio lungo per le bellezze locali.

Partiamo dal francese Charles de Brosses, che nel lontano 1739 si sperticava in complimenti un po’ maliziosi: “Le signore sono qui oltremodo disinvolte, discretamente belle e, molto più che civettuole, spiritose”. E non si fermava certo all’apparenza! Pare che queste dame conoscessero a memoria i poeti italiani, parlassero francese con una pronuncia invidiabile e fossero delle vere fashion victim, tanto da importare le ultime tendenze direttamente da Parigi con tanto di bambole-manichino. Insomma, delle influencer ante-litteram, ma con la cultura al posto dei “like”!

Ma attenzione a non farsi ingannare da tanta grazia e savoir-faire. Dietro i sorrisi e le citazioni colte, si celava anche un temperamento deciso. Stendhal, per esempio, le descriveva come “prudes” capaci di “valutare un uomo in meno di tre minuti”. Chissà quanti cuori avranno spezzato con un elegante rifiuto, magari per correre a teatro o a qualche salotto letterario!

Fortunatamente, non tutti i visitatori stranieri erano così… selettivi. C’era chi, come lo scrittore tedesco E. Moritz Arndt, osava addirittura paragonarle alle fiorentine, affermando che le bolognesi avevano “figure più belle e temperamento più dolce”. Una vera e propria dichiarazione di guerra in salsa campanilistica!

E poi c’è quel panegirico dell’editore Galignani, che nel 1822 le dipingeva come un mix perfetto di bellezza, amabilità, gusto nel vestire e “discrete attitudini naturali rafforzate dall’educazione”. Signore colte, capaci di impreziosire le conversazioni con citazioni poetiche, ma anche abili nel canto e nella musica. E, udite udite, pare che godessero di una libertà tale da far ingelosire i mariti di altre città!

Ma è forse H. Taine, nel 1864, a rendere meglio l’idea di questa femminilità così… potente. Le bolognesi, secondo lui, avevano “una certa aria innamorata, un sorriso grazioso, dei modi comunicativi e teneri”. Ma anche “energia, slancio, gioiosa disinvoltura, intelligenza ferma e netta, il talento e la volontà di prendere profitto dalla vita”. Quasi delle “regine”, insomma, “equipaggiate per la conquista”.

E oggi? Il mito resiste, eccome! E i bolognesi, con la loro proverbiale modestia, non possono che esserne orgogliosi. Che siate fiorentini, veneziani o semplici turisti di passaggio, sappiate che a Bologna le donne hanno sempre avuto (e avranno sempre) quel quid in più che le rende uniche. Un mix di bellezza, intelligenza e un pizzico di sana sfrontatezza che fa tanto “regina sotto i portici”.