Sgrammatura: Una Verità Scomoda per i Consumatori

Il sale sulla coda 17 di Marina Zuccoli

Ci sono, per me, delle verità assolute, per le quali sono pronta a combattere all’ultimo sangue. Una è che il capolavoro più capolavoro che sia dato ascoltare è l’allegretto della settima sinfonia di Beethoven. Chi non è d’accordo si scelga un padrino e un’arma: lo aspetto domani all’alba fuori dal convento delle Carmelitane. Scalze, naturalmente.

Fino a qualche anno fa, avrei sostenuto con la stessa pugnace determinazione che il Cioccolatino, quello con la ci maiuscola, l’unico e supremo fosse quello sormontato da una nocciola e accompagnato da un insulso bigliettino sentimentale. Ciò fino a quando non mi sono accorta che si era rimpicciolito visibilmente. Mi fiondai allora dal droghiere di fiducia il quale, con gli occhi bassi, mi confermò che sì, si era ridotto da 12 a 9 grammi. Caspita, il 25%!

Tale deprecabile operazione, che ha riguardato nel tempo i generi alimentari (lattine di birra, pacchi di pasta e anche quel gelato che, dal nome, doveva essere grande) e pure prodotti quali rotoli di carta, igienica e da cucina, bottiglie di detersivo per piatti, altri saponi, in inglese si chiama shrinkflation, in italiano sgrammatura e in latino fregatura solenne. Meno prodotto per lo stesso prezzo.

Le associazioni di tutela del consumatore dicono però mestamente che non si configura una truffa, perché il prodotto riporta il nuovo peso. Nel corso del (breve) tempo, poi, anche i prezzi vengono ritoccati, infliggendoci una ulteriore buggeratura. Ciò che mi offende, oltre al lato economico, è lo spregio in cui costoro tengono la nostra intelligenza di consumatori, convinti che come beoti non ci accorgeremo di niente. Ma raccontateci almeno qualche mezza panzana, tipo che una guerra in Nagorno Karabak ha fatto impennare il prezzo delle nocciole piemontesi.

Oppure diteci la verità, perbacco. Se il signor Multinazionale, il proprietario della fabbrica di cioccolatini, avesse comperato una pagina di un quotidiano e avesse parlato chiaro: “Cari consumatori, mia moglie ha trentadue anni meno di me e si è messa in testa che le devo comprare l’isola del Giglio, il Castello sforzesco e anche Laura Pausini, altrimenti chiederà il divorzio. Mi trovo pertanto costretto a decuplicare il prezzo dei cioccolatini, fido sulla vostra comprensione, eccetera eccetera”. Avremmo capito e anche, seppur faticosamente, contribuito alla sua serenità. Ma così…

Comunque, voglio dirlo fin da ora: l’allegretto della settima di Beethoven dura otto minuti, otto minuti e mezzo a seconda delle bacchette. Se un domani me lo trovo stagliuzzato e sgrammato fino ai 6 minuti, va a finire male. Molto male.

Le amiche