Bimba dagli occhi pieni di malia…

Nel 2018, a Firenze andò in scena una contestatissima Carmen di Bizet con il finale modificato. Terminava infatti con la protagonista in vita, per non offrire il palcoscenico a un femminicidio e farne oggetto di applausi.

Mi parve eccessivo, perché trovo ridicolo riscrivere le opere d’arte, ma soprattutto perché Carmen è creatura vitale, forte e non può essere proprietà di nessuno; certo non di quel bischero di José, che si avventura in una goffa metafora sessuale penetrandola con un coltello. Carmen è presaga della propria morte fin dalla scena delle carte, quando esce quella della Morte, accompagnata da una musica ominosa. Carmen sa, eppure conserva fino alla fine la propria fierezza di donna libera.

Invece provo un po’ di fastidio all’ascolto della pucciniana Madama Butterfly. Sarà che non amo le giapponeserie né il coro a bocca chiusa, pur riconoscendo che le arie del soprano sono tutte emozionanti e che Puccini fu coraggioso a scrivere Tu, tu, piccolo Iddio, con quell’inizio così inusuale e quasi percussivo. (sentite lo strazio nella voce di Maria Callas https://youtu.be/M9zUtrBNz_k

Quel che però mi turba è la vicenda: ufficiale americano sposa – per così dire – quindicenne giapponese e la ingravida. Tutto ciò puzza di madamato, ovvero l’usanza dei soldati italiani, durante la conquista di Etiopia ed Eritrea, di comperare una concubina adolescente e contrarre con lei uno pseudomatrimonio. Al proposito, su YouTube si può vedere un’intervista RAI del 1968 del giornalista Gianni Bisiach a Indro Montanelli, il quale racconta che, in Etiopia, acquistò e sposò una dodicenne.

Dodicenne

Concludo qui, sopraffatta da un disgusto che non trova parole.