Chi sono

Questa sono io, Biancastella, con le mie rughe che inequivocabilmente mostrano la mia non più giovane età e il mio sguardo che nonostante questo piccolo svantaggio, scruta ottimista il futuro. Sono una ragazza del 1950, ho frequentato il liceo classico e mi sono laureata in filosofia con lode, scegliendo l’indirizzo etico-sociale, più affine a quello che avrei voluto fare nella vita: la giornalista. Alla festa di fine anno del liceo ho incontrato un bel ragazzo con una smagliante divisa azzurra che l’anno dopo ho sposato. Nel giro di pochi anni abbiamo avuto 3 magnifici bambini ( di cui 2  gemelli). Ma farò mai la giornalista con tre figli da crescere? Anche negli anni 70, come oggi, la situazione dell’occupazione giovanile intellettuale era difficile e così mentre mi accontentavo di fare delle supplenze cercavo di fare gratuitamente il tirocinio giornalistico. Stavano nascendo le radio libere e io cominciai a fare pratica nella redazione della più importante che era sorta a Bari, la mia città: Radio radicale, dove, mi occupavo della rassegna stampa quotidiana. Poi fui ingaggiata nella redazione di un’altra radio, privata, dove feci una bellissima esperienza come redattrice culturale, andando ad intervistare i protagonisti degli eventi che si svolgevano in città ed inoltre quotidianamente sfogliavo la terza pagina – allora c’era ancora – e facevo una rassegna stampa in diretta radiofonica, confrontandomi con gli ascoltatori. E queste prime ma intense esperienze mi permisero di propormi per una collaborazione con la Sede Rai regionale, dove furono mandate in onda nella rubrica settimanale di cronaca che si intitolava Obiettivo oggi alcune mie inchieste anche su argomenti scottanti. Ma il mestiere del giornalista, soprattutto se donna e se di inchiesta e approfondimento, male si conciliava – allora – col mestiere di madre, perché i tempi di realizzazione e di montaggio dei servizi, in assenza di una tecnologia avanzata come accade oggi, erano molto dilatati e gli orari per la preparazione della messa in onda dei servizi erano davvero inconciliabili con quelli familiari. Così alla prima occasione di accedere ad un lavoro più tranquillo ma comunque adeguato alla mia formazione universitaria, abbandonai la mia agognata, ma ancora precaria carriera di giornalista, per imboccare quella di funzionaria bibliotecaria alle dipendenze del Ministero della Cultura. Devo confessare che ho svolto questa professione per 36 anni con lo stesso entusiasmo e impegno che mettevo in quella di giornalista, per cui ho cercato di realizzarmi nelle attività che mi davano più soddisfazione, occupandomi non solo dei libri ma anche delle vite che ci sono dietro e dentro i libri, scrutando e studiando i loro contenuti. Ho scritto saggi e articoli e curato bellissime pubblicazioni e ancora una volta, quando mi è stato chiesto, ho avuto il “coraggio” di accettare la direzione della Biblioteca Universitaria di Bologna alla quale ho dedicato 17 magnifici anni, durante i quali, a detta delle centinaia di migliaia di utenti che l’hanno frequentata e dei colleghi giornalisti che l’hanno visitata, ho reso questa Istituzione una “cosa viva”, aperta e trasparente.

Ma quando ho terminato questa meravigliosa esperienza “per raggiunti limiti di età”, non mi sono rassegnata al pur meritato riposo e ho deciso di andare avanti, ripensando a quello che avevo lasciato indietro. Ancora una volta mi è stata offerta l’occasione di collaborare col più importante giornale della città di Bologna, dove vivo da 32 anni, e sono nate le mie rubriche settimanali “Le bolognesi nella storia” per Il Resto del Carlino, “Ritratti di fiorentine“per La Nazione e altri articoli dedicati prevalentemente alla storia dell’emancipazione femminile.

Così, dopo aver scritto e pubblicato circa 160 articoli in poco meno di 3 anni, ho realizzato il mio sogno giovanile, unica vera ambizione della mia vita. Oggi sono una giornalista, iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti e in questa veste voglio continuare a ricercare scrivere e raccontare.