Le donne cancellate: femminicidi e silenzi nella Toscana medicea

di Giosanna Pigoni

Storie di donne 45 a cura di Biancastella
Immagine generata dall’AI

Sono stata sempre affascinata dai castelli, come se fra le loro mura — spesso solo ruderi — sentissi ancora il respiro delle vite che vi si sono succedute.

La settimana scorsa, durante un mio soggiorno in Trentino Sud-Tirolo, su suggerimento della nostra Biancastella ho visitato il castello di Tasso, così chiamato dal nome degli ultimi proprietari, i Thurn und Taxis.

Esperienza affascinante che mi ha riportato ai miei castelli della Lunigiana, in terra toscana.

Non mi attardo su queste dimore medievali – troppo ci sarebbe da dire – che si snodano per tutta Europa: ora enormi fortezze, ora manieri, ora vecchi ruderi, ora ville ancora ben mantenute. Certo è che l’Italia pare ne abbia un numero maggiore rispetto a Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda… (circa 40.000!).

Al borgo di Tasso, stanze e saloni rigorosamente in legno erano semplicemente arredati con cassettoni, madie, secrétaires e alcuni dipinti dei proprietari del ’500, oltre a teste di caprioli, stambecchi e cervi alle pareti, in armonia con le attività del territorio montuoso.

Niente di tutto questo nei castelli medicei, dove il segno dell’opulenza e del potere si mostra con ostentazione.

E la vita delle dame come si svolgeva? Credo che, dal nord al sud del Bel Paese, più o meno obbedisse ai soliti riti assegnati alla castellana e alle sue dame.

Mi fermo su alcuni fattacci ancora controversi che coinvolsero due belle dame del Cinquecento e che avvennero a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro.

10 luglio 1576, villa medicea di Cafaggiolo, Barberino di Mugello, vicino Firenze. Pietro de’ Medici, figlio di Cosimo ed Eleonora di Toledo, è da tre anni marito di Dianora, una cugina da parte di madre. Un matrimonio non felice, perché lei e Pietro erano completamente diversi: lei raffinata, colta, spigliata; lui violento e prepotente, incline a frequentare donne di malaffare.

Pare che la bella Dianora, tradita e delusa, avesse iniziato a frequentare il gentiluomo Bernardo Antinori, di nobile famiglia fiorentina. Pietro scoprì la relazione e la uccise soffocandola con un “asciugatoio”, come raccontano i giornali dell’epoca. Questo fatto fu seguito, pochi giorni dopo — il 16 luglio — da un altro “femminicidio”, come diremmo oggi: quello di Isabella de’ Medici.

Nata nel 1542, sorella maggiore di Pietro l’uxoricida, a soli undici anni i genitori stipularono per lei il contratto di nozze con Paolo Giordano Orsini, della nobile famiglia romana e duca di Bracciano. Il matrimonio avvenne nel 1558, quando Isabella era poco più che adolescente: bella, raffinata, disinvolta nel comportamento, fu offerta a un marito che, secondo le cronache del tempo, era definito impulsivo, cinico, scialacquatore. Trascurata per le lunghe assenze che portavano l’Orsini da Firenze a Roma, erano tuttavia legati da una corrispondenza molto affettuosa, come si evince dal carteggio.

Morto il padre Cosimo, e con l’appoggio del fratello Francesco, don Giovanni di chiara fama e molto chiacchierato per la relazione con Bianca Cappello, Isabella si trovò immersa fra feste e balli. Paolo si insospettì, forse a buona ragione, che lei lo tradisse con il cugino Troilo Orsini, che aveva eletto a suo custode. Invitò la consorte a passare un fine settimana nella villa medicea di Cerreto Guidi e, quando la moglie fu a letto, Paolo le infilò al collo un cappio calato da un buco del soffitto e tirato da alcuni suoi sgherri: la povera Isabella restò strangolata a mezz’aria sopra il letto matrimoniale.

Nella camera con il “cappio” sono esposti i ritratti di Isabella, dell’Orsini e di molti personaggi della dinastia medicea.

La storia non finisce mai.

La Spezia, marzo 2026 Giosanna Pigoni

N.B Le fotografie del Castello di Tasso sono state scattate da Giacomo Gadaleta