di Biancastella

Se pensate che la parte più pericolosa di una vacanza in Alto Adige sia sciare, non avete mai incontrato mio marito e il marito della mia amica in un saletta d’hotel con tavoli verdi a Vipiteno. O meglio, non avete mai sfidato “Lui”: il marito della mia amica, un signore che ha superato gli ottanta con lo spirito di un ragazzino e la fortuna sfacciata di chi ha stretto un patto segreto con la dea bendata. Eravamo partiti con le migliori intenzioni: una settimana di relax “slow”. Niente scarponi, niente code agli impianti. Solo cultura e passeggiate, magari anche un po’ di shopping.
Lunedì – Mercoledì: castelli, visite turistiche e relax
I primi giorni sono stati un sogno. Abbiamo visitato Castel Tasso, inerpicandoci con la grazia di anziani stambecchi per vedere stanze medievali conservate meglio del mio frigorifero.
Poi è stata la volta di Bressanone. Una cittadina deliziosa, dove l’ordine è così assoluto che mi sono sentita in colpa persino per aver “espirato” troppo vicino al Duomo. Abbiamo camminato tra i portici e ammirato le vetrine già allestite con gli addobbi primaverili, abbiamo persino assaggiato la focaccia trentina, per non parlare della visita alla più famosa azienda del Tirolo di yogurt e formaggi, che non nomino per evitare di farle una pubblicità gratuita.
Tutto perfetto. Finché non sono arrivate le 17:00 e si è deciso di tirare fuori le carte. Femmine contro Maschi.


Il rito del pomeriggio: L’uomo che sussurrava alle carte
L’idea era un “innocente” torneo di Burraco. Ma quello che doveva essere un passatempo si è trasformato in una seduta di sfrontato agonismo.
Il marito della mia amica, ottant’anni suonati e una gran simpatia, si è rivelato un predatore da tavolo verde. Non era solo bravo: aveva una fortuna sfacciata, quasi offensiva. Mentre io e la mia amica faticavamo a mettere insieme una sequenza decente, lui pescava Jolly e Pinelle come se avesse una calamita nascosta nelle maniche della giacca, tanto da costringermi a controllarlo.
“Ma guarda un po’…” diceva lui con un’umiltà che faceva salire il sangue al cervello, “un altro Jolly! Che combinazione, eh? ma la verità è che sono imbattibile”
E giù a ridere. Lui e mio marito ridevano da matti. Non era una risata gioiosa, era un suono metallico di vittoria predatoria. Ogni volta che chiudevano un Burraco sporco (ma redditizio), scattava un’esultanza degna della finale dei Mondiali, con tanto di sguardi di commiserazione verso di noi, povere dilettanti che cercavamo solo di “giocare per sport”.
Giovedì – Sabato: La guerriglia psicologica al tavolo verde
Il resto della settimana è stato un bizzarro mix di splendore e umiliazione.
- Mattina: Visita romantica a Vipiteno, ammirando la Torre delle Dodici e sentendoci persone colte, ma anche un po’ di shopping in un grandioso Outlet al confine con l’Austria
- Pomeriggio: Massacro al tavolo verde.
Io e la mia amica abbiamo provato a fare fronte comune, ma la coordinazione tra i nostri due “nemici” era telepatica. O meglio, era “LUI” a guidare le danze: pescava dal monte scarti con la sicurezza di un veggente, trovando sempre la carta che ci serviva disperatamente per lasciarci a bocca asciutta, naturalmente con l’ampio assenso del suo amico (mio marito!).
L’apice dell’accanimento arrivava quando, dopo averci stracciate per la quinta volta di fila, si asciugavano le lacrime dal ridere esclamando: “Ma brave, vi siete impegnate! Però ragazzi, che fortuna abbiamo avuto oggi, vero?” (spoiler: lo dicevano ogni santo giorno).
Sabato sera: l’ultima occasione (o l’ultima pinella)
Siamo arrivate a sabato sfinite. L’ennesima disfatta era appena stata consumata e loro, i vincitori morali e materiali della vacanza, stavano già pregustando il trionfo definitivo.
Ma l’orgoglio femminile è una forza della natura. “Un’ultima partita,” abbiamo detto io e la mia amica con lo sguardo di chi non ha più nulla da perdere. “Sfidiamo la sorte. Una partita extra, o almeno un’ultima mano.”
I “ragazzi” si sono guardati, hanno riso (ovviamente) e hanno accettato con la condiscendenza di chi si sente invincibile. Hanno mescolato le carte con il solito tocco magico, ma qualcosa nell’aria di Vipiteno era cambiata.

Ma lì è successo il miracolo.
Forse la sfacciata fortuna del “grande giocatore” si era presa una pausa caffè, o forse il karma ha deciso che avevamo pagato abbastanza pegno. Fatto sta che le carte hanno iniziato a girare dalla nostra parte. Abbiamo calato sequenze, preso i mazzetti e giù le carte, per la prima volta in sette giorni, siamo state noi a chiudere. Vittoria!
Certo, nel computo totale della settimana siamo state schiacciate, ma quella vittoria del sabato pomeriggio ha avuto il sapore dello strudel più dolce del mondo. Siamo tornate a casa con i polmoni pieni d’aria pura, sazie di prelibatezze e quella piccola, gloriosa consolazione finale che ha salvato l’onore delle signore, più che mai indomite over.
