di Angela Montemurro

IV puntata
Robert e Clara Schumann: una tormentata storia d’amore

Dopo aver esplorato i sentimenti di Mozart, Beethoven e Chopin, questo quarto appuntamento ci conduce in quella che è forse la più pura e tormentata unione della storia della musica: quella tra Robert Schumann e Clara Wieck.
Il racconto di Angela Montemurro delinea un legame indissolubile, nato nonostante l’ostinata opposizione del padre di lei e cresciuto tra baci rubati e un profondo dialogo artistico affidato a un diario domestico condiviso. Attraverso lettere cariche di tenerezza e il drammatico declino segnato dalla malattia di Robert, emerge il ritratto di due vite dove la musica è stata l’unico linguaggio capace di sfidare il dolore. Biancastella
Poetica, tragica, travagliata. Così fu la storia d’amore fra Robert e Clara Schumann.
Forse la loro è stata la più bella e pura unione della storia della musica.
Robert nasceva a Zwickau, una cittadina vicino Lipsia, nel 1810, figlio di un editore-scrittore e di una intellettuale borghese, appassionata di musica e canto, che sostenne la sua vocazione musicale. Fu proprio lei ad affidarlo nel 1830 alle cure di un maestro di pianoforte, Friedrich Wieck, della cui figlia Clara, promettente pianista, Robert si innamorò, ricambiato, quando lei, nata nel 1819, aveva l’età di 16 anni, ma l’unione fu ostinatamente contrastata dal padre di Clara, che pretendeva che la carriera concertistica cui aveva avviato la figlia fosse libera da distrazioni sentimentali. Nel 1835 suggellano, prima di un concerto di Clara, la loro promessa con un bacio che farà poi scrivere a Robert: <… quando tu mi hai dato il primo bacio credetti di svenire, la notte si fece dinanzi ai miei occhi e con fatica potei sostenere la lampada per illuminarti>.

Poi, una volta che i due faticosamente erano riusciti a coronare con il matrimonio il loro sogno d’amore, il 12 settembre del 1840, arrivarono l’aggravarsi della malattia nervosa di Robert, la sua irrequietezza, il trasferimento da Lipsia a Dresda e i continui viaggi alla ricerca dell’ispirazione che aveva segnato la sua produzione e il periodo precedente. La storia dei due volse al peggio, appena dieci anni dopo il matrimonio, con il nuovo spostamento verso Düsseldorf e lo stato confusionale in cui sempre più spesso versava il musicista.
Una volta, durante il loro tormentato fidanzamento, R. scrive a Clara: <Mi preme tanto di vederti, di stringerti al cuore, perché sono veramente triste, ed anche malato. Non so che cosa io abbia, eppure lo so, mi manchi tu. Ti vedo dovunque, nella mia stanza tu passeggi in su e in giù insieme a me, sei tra le mie braccia, e nulla, nulla è vero. Per quanto durerà tutto questo? > e poi, le scrive: <Come m’hai reso felice con la tua ultima lettera e già con quella che mi hai scritto a Natale! Ti vorrei dare tutti i nomi più dolci, ma non conosco nessuna parola più bella del monosillabo tedesco «lieb» che deve esser pronunciato con tono speciale. Dunque, cara fanciulla, ho pianto di gioia al pensiero che sei tutta mia, e spesso mi chiedo se sono degno di te>
Una volta sposati, Robert e Clara tengono un diario domestico che compilano a turno; esso non solo registra e conserva fedelmente gli eventi significativi della vita familiare, ma ospita anche un silenzioso dialogo tra i due coniugi che, attraverso esso, si inviano messaggi. Sulla prima pagina si trova scritto: <Ciascuno ascolterà i desideri dell’altro, presenterà o approverà delle richieste, e soprattutto valuteremo con cura gli avvenimenti della settimana>. Ed è in esso che possiamo cogliere le insoddisfazioni di Clara pianista: <Il mio pianoforte è di nuovo relegato in secondo piano, come sempre quando Robert deve comporre. In tutto il giorno egli non trova neppure un’oretta per me>.

Ciononostante nel ’42 Clara riprende le sue tournées concertistiche; Robert la segue a Weimar e a Brema, ma poi sente di essere fuori posto, si accorge che questo vagabondare gli toglie tempo prezioso e decide di separarsi dalla moglie, attesa a Copenaghen. È un evidente segnale della difficile ricomposizione sotto un unico tetto di due carriere che comportano impegni tanto differenti. Schumann scrive: <La separazione mi ha di nuovo fatto sentire la mia difficile e strana situazione. Devo io dunque sacrificare il mio talento per servirti da turiferario? E tu devi sacrificare il tuo perché io mi sono legato alla rivista e al pianoforte? Sino a che tu sarai forte e giovane noi abbiamo trovato una via conciliativa. Tu hai preso una dama di compagnia, io sono ritornato a nostra figlia e al mio lavoro. Ma che dirà il mondo? È questo che mi tortura. Bisogna che noi troviamo il modo di esercitare e sviluppare il nostro talento una a fianco dell’altro>.
Robert soffre di gravi fenomeni nervosi, di allucinazioni sonore, di depressione accompagnata da accessi di misticismo. Compone con fervore capolavori e a volte le soddisfazioni musicali riescono a rinfrancarlo. Nel 1853 festeggiano il loro tredicesimo anniversario di nozze e Clara scrive: <Robert è così gaio che io mi diverto al suo fianco… Come si può immaginare anniversario di matrimonio più bello di quello che si festeggia avendo a fianco un marito amato e amante, e intorno a sé sei fanciulli pieni di vita e ben costituiti!> Povera Clara! Dopo qualche tempo Robert è colto da allucinazioni sonore che lo portano al delirio. In una notte travagliata scrive un tema dettatogli dagli angeli, come lui affermò, ma nei giorni successivi la musica diventa atroce. <Lui delira>, scrive Clara, <non è più padrone di sé> e, infatti, si allontana da casa per andare a buttarsi nel Reno. Viene ripescato e ricoverato in una casa di cura, perché lo stato di gravidanza di Clara, incinta del settimo figlio, impedisce che i due possano convivere sotto lo stesso tetto.
Dopo il suo tentativo di suicidio, in un momento in cui ha un breve miglioramento, scrive a Clara: <Grazie, Clara amatissima, di avermi scritto proprio in questa data e di pensare ancora a me, così come i nostri cari figli, con l’affetto di un tempo. Oh, se potessi vedervi, se potessi parlarvi! La strada, ahimè, è troppo lunga. Fammi sapere tu, allora, come si svolge la tua vita, dove abitate, e se suoni sempre il pianoforte così meravigliosamente bene. Hai sempre il pianoforte a coda di Klemm? Maria ed Elisa fanno progressi? Cantano ancora con la loro voce fresca e pura? Conservi ancora tutte le lettere che ti ho inviato, le pagine d’amore che ti ho scritto da Vienna a Parigi? E forse un sogno il pensare che l’inverno scorso eravamo insieme in Olanda e che tu, in quel paese, riportavi sì brillanti successi?>
Dopo due anni di sofferenze e allucinazioni, Robert si spegne e il 31 luglio 1856, viene seppellito nel cimitero di Bonn. Clara lo aveva rivisto qualche giorno prima:<mi sorrise e mi abbracciò a fatica> scrisse, < poiché non poteva più muovere le membra. Giammai dimenticherò questo momento. Non darei questa stretta per tutti i tesori della terra…>
Bari, 13 marzo 2026 Angela Montemurro

Si chiudeva così l’esistenza terrena di Robert, ma non la loro storia. Clara, “povera” ma immensamente forte, dedicò il resto della sua lunga vita a far conoscere al mondo la musica del marito, trasformando il loro tragico addio in un’eredità artistica immortale che risuona ancora oggi nelle sale da concerto di tutto il mondo. Biancastella
