Salutiamo marzo con dei petali di malinconia

di Ritangela Tomasicchio

Dovevo pur raccontarlo! a cura di Biancastella

La magica eterna malinconia del primo amore

L’adolescenza è come una primavera marzolina che stenta a sbocciare, perché’ fatta di timori, incertezze, timidezze che esplodono soprattutto nel primo amore, quasi sempre involuto ed infelice che genera malinconia nei ricordi, per tutto quello che forse per la nostra indecisione abbiamo perso…

A soli quattordici anni, da un piccolo paese di provincia, un lungo viaggio in Oriente per partecipare a delle gare sportive. Unico figlio e, per questo motivo, accompagnato nel viaggio solo dalle ansie lontane di mia madre, persi ogni sicurezza, mi procurai un infortunio al ginocchio e conquistai l’immobilità per circa quindici giorni.

Il mio letto era al centro del vano più grande di una piccola pagoda. Solo le divinità e i draghi alle pareti, intagliati nel legno multicolore, mi tenevano compagnia con le loro contorsioni.

Dalle enormi finestre, la natura entrava prepotentemente nella stanza con una varietà infinita di fiori dai colori contrastanti col verde cupo dei pini e dei cedri che ammantavano i fianchi delle montagne, le cui vette quasi scomparivano del tutto nell’umidità. In quella nebbia profumata, continuamente esalante dalla valle, anche la mia giovane anima si sperdeva, confinata tra le montagne, lontana dalle voci, dagli affetti e dagli odori familiari.

Ma c’era Lei che avanzava puntuale ogni giorno verso di me, a piccoli passi, quasi saltellanti, avvolta da una nuvola di essenze…

Nel ricordo la paragono ad un passero. Le sue piccole mani, dalle dita sottilissime e lunghe, spalmavano sul mio ginocchio oli misteriosi ed odorosi di agrumi.

Per pochi attimi, in sua presenza, ero ottimista, libero dalle ansie e dai sensi di colpa. Nel silenzio della stanza scaturiva un’intesa fatta di fiducia e di timidi sorrisi. E presi l’abitudine all’abbandono. Chiudevo gli occhi mentre la ragazza mi massaggiava o si aggirava per la stanza sempre nei suoi profumi.

Fu così che durante l’ultimo incontro improvvisamente la sentii leggera e profumata su di me come le nuvole sulle montagne. Aprii gli occhi, Lei si sollevò, prese tra le mani uno dei suoi piccoli seni e me l’offrì come un frutto succoso. Poi il suo corpo scivolò su di me e la sua bocca iniziò una ricerca…

Turbato dalla timidezza e dall’adolescenza, di scatto le voltai le spalle. La piccola si ritrasse e scivolò via per sempre, abbracciandomi solo con uno sguardo carico di malinconia.

R.T. composuit 2010

Incomprensione
Nel giardino della fantasia
dove i fiori si nutrono di pensieri
e il colore delle dalie si smalizia al sole
e le camelie lacrimano petali
alle folate di vento tiepide e leggere,
hai voluto rallentare il corso della tua vita
per fermarti a parlare con una bimba
e donarle un fiore.
Gesto aspettato da tempo,
conservato tra l’ovatta dei sogni,
quasi fiabesco.
Il momento era troppo bello
per sembrare vero.
La bimba
intimorita
ha gettato
il fiore.
R. T. composuit 1972