“Angelo mio, mio tutto,anima mia”: i grandi Amori della Musica

di Angela Montemurro

La Musica -11. A cura di Biancastella

III puntata

Frédéric Chopin: amore e musica nel Romanticismo

Dopo aver raccontato i tormenti di Mozart e l’idealismo di Beethoven, questa terza puntata della rassegna di Angela Montemurro ci immerge nel Romanticismo di FrédéricChopin. Il testo esplora il legame tra la vita affettiva del “poeta del pianoforte” e la sua produzione artistica, focalizzandosi su due figure chiave: Delfina Potocka: un amore passionale e travolgente che unì musica e sentimento nei salotti parigini e George Sand: la celebre scrittrice anticonformista con cui Chopin visse una relazione intensa e scandalosa, segnata dal difficile ma creativo soggiorno a Maiorca.

Tra aneddoti biografici e riferimenti a capolavori come i Preludi, il racconto delinea il ritratto intimo di un genio che ha trasformato la propria fragilità in musica immortale. Biancastella

Anche la vita di Frédéric Chopin fu attraversata da molti amori. Chopin, pianista e compositore polacco di eccelsa bravura e autore di ispirate composizioni, fu tra i rappresentanti principali del Romanticismo e venne chiamato il poeta del pianoforte. Nacque a Zelazowa Wola, a una cinquantina di chilometri da Varsavia, nel 1810 e morì a Parigi nel 1849. Chopin trascorse infatti la sua vita per metà in Polonia, e per metà in Francia, dove si trasferì a circa vent’anni.

Importante è l’amore per il soprano Delfina Potocka, una contessa infelicemente sposata a un nobile ricco ma collerico, che la spaventava per i suoi scatti selvaggi, e con il quale aveva avuto cinque figli tutti deceduti in tenera età. La contessa, mortificata nelle sue aspirazioni di donna e di madre, incontra Chopin a Parigi, e per lei la vita ricomincia. La musica li unisce, si abbandonano ai vortici di un amore passionale, Delfina lo riscalda con il calore della sua gioventù, frequentano i salotti artistici parigini. Chopin siede al pianoforte in qualità di accompagnatore, e lei canta. Chopin per lei non riesce nemmeno a lavorare: “Pensa, – le scrive – quante ottime ispirazioni e idee musicali si sono perdute per causa tua, forse sono andate in fumo alcune ballate, e che sò io, forse un intero concerto si è inabissato. Sei dunque piena di Musica e incinta delle mie opere”

Proprio nel periodo del suo rapporto amoroso con la Potocka scrisse la mazurca in la minore, Op 17 n. 4, composta nel 1833, che pure è dedicata ufficialmente ad un’altra donna, Lina Freppa, una cantante napoletana di origine francese che, separata dal marito, viveva a Parigi e riceveva a casa sua molti artisti. A casa di Lina Freppa, Chopin incontrò anche Bellini. La Mazurca è una delle più famose ed ha una storia curiosa. È il rifacimento, operato in questo periodo parigino, di una precedente composizione risalente all’estate del 1824, in cui Chopin, che trascorreva le vacanze a Szafarnia, in Polonia, appena quattordicenne, ebbe occasione di assistere al matrimonio di due giovani ebrei, accompagnato, come d’uso, da musicanti contadini. Rimase tanto fortemente impressionato da quelle musiche che compose una mazurca che chiamò Zydek, (il piccolo ebreo), e questa è l’unico caso in cui dette un titolo ad una sua composizione.

La storia con la Potocka finì con l’apparire di un’altra figura femminile nel mondo chopiniano, la scrittrice George Sand (nome d’arte di Aurore Dupin, baronessa Dudevant, 1804-1876) scrittrice francese di buona fama e di interessanti esperienze sentimentali e culturali.

George Sand fu un “personaggio”, oltre che una scrittrice. La sua turbinosa esperienza sentimentale fece scandalo.

Era figlia di un ufficiale dell’esercito francese, imparentato con tutte le case regnanti d’Europa, e di una donna del popolo. Il padre Maurice morì quando aveva appena quattro anni e così visse la sua infanzia nella casa di campagna della nonna paterna a contatto con la natura.

Dal 1817 al 1820 studiò presso il convento delle Augustine inglesi a Parigi. Non fu certo per lei una bella esperienza, e iniziò ad avere forti dubbi sulle sue convinzioni religiose. A soli 18 anni sposò il barone Casimir Dudevant. Ebbe due figli: Maurice e Solange. Fu una scelta disastrosa… A 27 anni, dopo la nascita di Solange, lasciò il marito per una vita indipendente e soprattutto romantica.

Il cambio del nome non fu solo una formalità. Cominciò a dissimulare le sue fattezze femminili con abiti maschili. Questo le permise di circolare più liberamente per Parigi, fumando la pipa, e di accedere a luoghi in cui a una donna del suo rango era vietato l’ingresso. Il suo comportamento era assolutamente fuori dal comune nel XIX secolo. Balzac la definì “più intelligente di un uomo…” A quel tempo era un complimento!
Quello con Chopin fu un lungo, affascinante e complicato rapporto: prima amici e poi amanti. Si conobbero forse nella casa stessa di Chopin, dove George fu portata da Liszt. La prima impressione di Frédéric fu negativa: “Ieri conobbi George Sand – disse all’amico Hiller -: la trovai estremamente antipatica. Che donna indisponente! Ma è veramente una donna? ne dubiterei”.

Ma presto forze misteriose attuarono un radicale cambiamento nei sentimenti di Chopin, e gli fecero dimenticare che George Sand possedeva tutte le qualità che gli ispiravano avversione. Il primo loro incontro è datato 1837. Nel 1838 vi è la prima prova scritta del loro amore: un bigliettino con le iniziali della scrittrice con la frase “On vous adore”, che forse lei gli fece scivolare in mano durante una festa. E sotto, di pugno di Chopin, “Moi aussi, Moi aussi”. George fece sparire quasi tutte le lettere d’amore scritte da Chopin: solo questo biglietto sfuggì alla sua furia devastatrice, e un altro messaggio, in cui lui le diceva “Le scriverò domani, non mi dimentichi”.

Si innamorarono perdutamente. Il loro fu un amore libero e scandalosissimo per quel tempo. Frédéric era afflitto da tubercolosi e nel tentativo di guarirlo George affittò una casa nell’isola selvaggia di Majorca, ma fu un tentativo vano. La scrittrice (aveva trentaquattro anni) arrivò a Maiorca accompagnata dai figli e dal compositore. Rimarranno a Maiorca poco più di tre mesi, altalenando genuini entusiasmi per le bellezze e la pace dei luoghi a disagi di varia natura.

La loro permanenza è resa all’inizio gradevole dal clima tiepido e da precoci fioriture, ma finisce in seguito in modo traumatico quando, con l’arrivo di piogge persistenti, la salute di Chopin peggiora e si manifesta per mezzo di continui accessi di tosse, al punto che il proprietario, tale Gómez, per timore di contrarre la tubercolosi, li caccia letteralmente da casa. Monsieur Fleury, console francese in Palma, li ospita per qualche giorno, sino a che sentono parlare di Valldemosa, un monastero che a Chopin pare ideale per prolungare il soggiorno a Maiorca. Annota il musicista: “Vivrò in un delizioso monastero, nel posto più bello del mondo: il mare, le montagne, le palme, il cimitero, una vecchia chiesa dei Crociati e le rovine di una moschea…ulivi vecchi di mille anni”.

La reazione dei due ospiti si snoda su due differenti binari: mentre la Sand trae ispirazione per i suoi scritti dalle atmosfere sospese del complesso monastico, Chopin, in attesa di ricevere dalla capitale francese il pianoforte Pleyel, perso fra mille pastoie doganali, utilizza quello “miserevole” della Certosa, non senza rimpiangere la brillante vita di società parigina cui era da sempre abituato.

Nella “Storia della mia vita”, George Sand scrive: “Sopportando la sofferenza con molto coraggio, egli non riusciva però a vincere l’inquietudine della sua immaginazione…i chiostri della Certosa erano pieni di spiriti e di orrori per lui… qui ha composto gli splendidi lavori brevi che modestamente chiamava Preludi; sono autentici capolavori”. 

E a proposito del Preludio n. 4 in mi minore racconta: “Un giorno tristissimo e lugubre fu quello in cui ero uscita a far spese, avevo impiegato sei ore a tornare nel convento, e nel frattempo era scoppiato un diluvio: lo trovai alle dieci di sera pallido, e con gli occhi spalancati, immerso e perso nel suonare un preludio meraviglioso. Allorché entrammo, io e mio figlio, Chopin balzò in piedi con lo sguardo smarrito, e diede un grido: “Ah, io lo sapevo bene che eravate morti!” Disse poi che quella musica lo aveva preso come in sogno e che, in angustia per la loro vita, aveva sentito dissolversi la propria, perdendo coscienza di sé e aveva immaginato di annegare in un lago, e che l’acqua gelida gli cadeva sul petto col ritmo pulsante del suo cuore.

Ma ricorda inoltre: “…la nostra permanenza nella Certosa divenne per lui una tortura prolungata e conseguentemente, per me, una specie di lunga agonia”. I suoi nervi erano irritati. Moriva dalla impazienza di partire.

Lo lasciò nel 1847 poco prima che morisse.

Dopo la fine della relazione con la Sand, infatti, la salute di Chopin precipitò rapidamente. Nonostante il dolore della separazione e l’aggravarsi della tubercolosi, il “poeta del pianoforte” continuò a vivere nella musica fino al suo ultimo respiro a Parigi, nel 1849.

Sebbene la sua vita si sia spenta lontano dalla terra natia, il suo legame con la Polonia non si spezzò mai: per sua espressa volontà, il suo cuore fu riportato a Varsavia e custodito nella Chiesa di Santa Croce. In questo modo, Chopin tornò simbolicamente a quella Zelazowa Wola dove tutto era iniziato, lasciando al mondo il testamento di un’anima che ha saputo trasformare la sofferenza e l’amore in armonia universale.

George Sand, invece, scrisse fino al 1876, anno in cui morì a Nohant, all’età di 72 anni.Nel giorno della sua morte Victor Hugo ebbe a dichiarare:”Piango una morta, saluto un’immortale!”