di Ritangela Tomasicchio

LIBERTANGO
Avrei voluto ascoltare
quel brano in programma,
ma per primo,
con la stessa avidità
con cui si scioglie un cioccolatino
e poi se ne prende un altro
che si scioglie
molto molto più lentamente
nei tuoi pensieri
con un insolito conturbante piacere…
Avrei distrutto introduzioni,
spartiti,
pagine da girare.
Volevo la mia musica
libera
d’improvvisa esecuzione
senza mediazioni…
E nella penombra
finalmente sembrò arrivare
lieve
nei cinguettii, nei trilli di un violino,
quasi rivoli di fresche cascate,
purificanti,
con l’invito a liberarti
d’ogni impedimento,
a denudarti,
ma il motivo subito fuggiva
e si perdeva
nei primi cenni
con la mia insoddisfazione,
il mio nervosismo
e la mia fame di musica.
Ma tra tasti neri e bianchi
la melodia
che prima arrivava e svaniva,
prese corpo,
cresceva da quelle quattro mani
in simbiosi sensuale,
e piano t’avvolgeva
come uno scialle
caldo
sulla pelle nuda.
E infine quello che volevo:
l’orchestra al completo
in grado di ghermirti
fino ad estenuarti,
con quel motivo
incessantemente ripetuto
in tutte le tonalità
dell’anima,
mentre desideri inconfessabili
volteggiavano nell’aria
ancora,
nonostante di colpo
all’improvviso
tutto fosse finito.
P.S. Dimenticavo, sono una vecchia signora. Il caffè lungo, l’espressino con tanta schiuma, il cioccolato, d’estate la granita sempre di caffè con doppia panna, sono le mie droghe a cui sono completamente dipendente. Un’altra mia droga è la musica…ah, ho dimenticato i colori, o meglio, le nuances di colore da spargere sulle tele per creare impalpabili petali di fiori. Con la poesia non sono ancora molto brava ad esprimere i miei sentimenti, a quasi ottant’anni, sto ancora imparando…
R.T. dicembre 2025
