di Ritangela Tomasicchio con introduzione di Biancastella


Ci sono momenti in cui l’attualità ci costringe a guardare indietro, verso quei racconti antichi che, pur nati millenni fa, continuano a parlarci con una lucidità sorprendente. Il testo che Ritangela Tomasicchio mi ha inoltrato parte proprio da questa intuizione: di fronte a parole politiche che inquietano e dividono, il mito torna a essere una lente preziosa per capire chi siamo e da dove veniamo.Il racconto di Europa – la principessa fenicia rapita da Zeus trasformato in toro – diventa così non solo una narrazione affascinante, ma anche una metafora potente delle radici del nostro continente. L’autrice intreccia con ironia e intelligenza la leggenda antica con riflessioni sul presente, ricordandoci che l’Europa è nata dall’incontro, dalla contaminazione culturale, dalla capacità di accogliere e trasformare. Non un’entità monolitica, ma un mosaico vivo, frutto di scambi, migrazioni, influenze reciproche. Il testo scorre leggero, ma, con ironia, non rinuncia a una nota critica verso chi oggi sembra dimenticare questa storia millenaria. Le citazioni artistiche – da Tiziano a Tiepolo, da Veronese a Rembrandt – ampliano lo sguardo e mostrano quanto profondamente il mito abbia plasmato l’immaginario europeo. E, tra le righe, emerge un invito: recuperare l’orgoglio di un continente che ha generato cultura, democrazia, pensiero, e che non dovrebbe lasciarsi intimidire da retoriche semplificatorie o da leadership che si autoproclamano onnipotenti. Biancastella
L’altra sera, dopo il discorso di Trump a Davos, mi è venuto un mal di pancia che non mi ha fatto dormire. Forse il minestrone cucinato da mio marito o le parole indigeste del nuovo Zeus.
Allora ho pensato al mito di Europa, la fanciulla dal “largo volto” o “dagli occhi belli”, grandi e profondi, se vogliamo dare un’origine greca al nome e considerare la vastità del continente europeo. Nella lingua fenicia, invece, “ereb” significava occidente, dove tramonta il sole. Un’altra origine del nome meno accreditata è “eu-ropa”, cioè terra ricca d’acqua.
Gli antichi greci, non avendo ancora cognizioni scientifiche per spiegare fenomeni naturali ricorrevano al mito, poi ci presero l’abitudine e il gusto, ed ogni avvenimento veniva rivestito da un mito in maniera favolistica e poetica. Europa era una bellissima principessa fenicia, figlia del re di Tiro, città che corrisponde all’odierna Sur in Libano. Un giorno, mentre raccoglieva fiori sulla spiaggia, fu vista da quel seduttore incallito di Giove, a cui subito vennero pensieri “indecenti”.

Allora il dio fece arrivare una mandria di buoi sulla spiaggia, prese le sembianze di un toro bianco, mansueto, che si avvicinò alla ragazza, si fece accarezzare ed adornare con una corona di fiori. Presto la fanciulla volle salirgli in groppa.

Il toro cominciò a correre e addirittura s’involò per superare il mare e giungere a Creta dove riprese le sembianze di Zeus e cercò di sedurre Europa che, per sottrarsi al suo desiderio, fuggì nel bosco. Allora Zeus si tramuto in un’aquila, anch’essa mansueta e finalmente Europa capitolò.

Europa ebbe tre figli da Zeus, il maggiore fu il famoso Minosse, gli altri fratelli fondarono numerose colonie. In seguito Zeus, come al solito, si stancò della relazione, fece dei regali ad Europa e tornò sull’Olimpo. A ricordo della sua impresa creò nel cielo la costellazione del toro. Ma Europa non perse tempo e si sposò con Asterio, rimanendo regina di Creta.
In fondo questo mito può essere considerato anche una allegoria per mettere in rilievo come i Fenici, grandi navigatori, avessero creato colonie su tutto il mediterraneo e la civiltà orientale si fosse fusa con quella occidentale. Inoltre il toro è un simbolo di fecondità e di abbondanza. Il mito di Europa con orgoglio è stato rappresentato da grandi pittori italiani come Tiziano, Tiepolo e Veronese, come viene mostrato nell’articolo, ed anche da pittori stranieri come Rembrandt.
Ed io con lo stesso orgoglio non posso fare a meno di sottolineare come l’Europa per secoli sia stata un faro di civiltà, di democrazia e di cultura. Gli europei emigranti sono andati in America e lo stesso Trump ha origini europee. E senza la megalomania, che contraddistingue qualcuno, posso immaginare che Cristoforo Colombo stia scalpitando nell’aldilà.

Infine auguriamoci che il novello Zeus al culmine della sua megalomania ascenda al cielo trasformandosi in una costellazione, ma lontanissima da noi.
Questo articolo è solo un assaggio del mito di Europa, perché si sa: i miti greci sono come fili di un arazzo, si intrecciano, si complicano, generano altri miti, spesso con lo scopo di purificare, espiare, spiegare l’inspiegabile. Un po’ come le tragedie greche, dove ogni colpa cerca redenzione. Per chi volesse approfondire, consiglio i discorsi del professor Vecchioni: brillanti, provocatori, e capaci di accendere più polemiche di un comizio a Davos. Ma si sa, anche questo fa parte del gioco della cultura.
