Natalie Wood: la notte fatale e i suoi segreti

di Serena Bersani

Storie di donne 38 a cura di Biancastella

Acque buie al largo della California, la notte del 29 novembre 1981. Paura dell’acqua, paura del buio. Che destino stonato annegare in mare per chi ha avuto timore dell’acqua fin da bambina. Una ricostruzione, quella della morte dell’attrice hollywoodiana Natalie Wood nel Pacifico, nei pressi dell’Isola di Santa Catalina, che non tiene conto delle fragilità e delle paure della vittima. Una ricostruzione fatta dal marito, Robert Wagner, anche lui attore di successo, che Natalie aveva risposato dopo un primo matrimonio e il divorzio. Una coazione a ripetere quella con il collega, già affermato protagonista di film catastrofici come L’inferno di cristallo e Airport ’80.

Troppo buio in cielo e troppe stelle sul sontuoso panfilo Splendour su cui festeggiavano il weekend del Ringraziamento. Oltre a Wood e a Wagner c’era anche Cristopher Walken, altra star della Città degli Angeli al vertice della carriera, collega di Natalie sul set del suo ultimo filme, forse, suo amante. Le tre W – Wood, Wagner e Walken – accomunate in un pericoloso triangolo finito in tragedia. Così, almeno, secondo i rumors e le centinaia di articoli pubblicati sui tabloid negli oltre quarant’anni trascorsi.

Perché i riflettori si sono spenti e riaccesi più volte su questa vicenda, dapprima archiviata con troppa rapidità come annegamento accidentale e poi divenuta un cold case su cui si continua a indagare, almeno finché saranno vivi tutti gli altri protagonisti, mettendo a confronto versioni dei fatti mutate nel tempo. Una storia che, se non fosse vera, avrebbe potuto essere una sceneggiatura alla Tennessee Williams, costruita sull’alternarsi di luci e di ombre, di rosa e di nero, di amore e di morte, sul genere di quelle per alcuni film già interpretati da Natalie come Splendore nell’erba di Elia Kazan con Warren Beatty e Questa ragazza è di tutti di Sidney Pollack con Robert Redford.

Secondo le versioni – coincidenti – date nell’immediatezza da Wagner e Walken, quella notte Natalie avrebbe cercato di raggiungere la costa con il gommone di salvataggio dello yacht dopo una serata ad alto tasso alcolico. L’attrice venne infatti ritrovata la mattina successiva annegata accanto a un piccolo tender. Galleggiava nelle acque del Pacifico, di cui tanto aveva paura, con addosso soltanto una camicia da notte e un piumino rosso.

Cosa successe davvero quella notte? Sulla base delle rivelazioni del capitano della barca, Dennis Davern, l’unica altra persona a bordo con i tre divi, c’era stato un violento litigio tra i coniugi. Tuttavia, questa testimonianza non portò da nessuna parte le indagini riaperte nel 2011 e poi rapidamente richiuse. Nel 2013 vennero di nuovo aperte sulla base delle osservazioni del coroner, che aveva riscontrato lividi sulle braccia, sui polsi e sul collo della vittima, avvalorando così l’ipotesi di un’aggressione. Ma nessuno vide gli ultimi tragici minuti di vita di Natalie. Oppure, chi li vide ha continuato a non parlare.

La Wood aveva solo 43 anni, ma alle spalle già una carriera strepitosa, iniziata quando ne aveva cinque. Figlia di immigrati russi (il suo vero nome era Natal’ja Nikolaevna Zacharenko), nata a San Francisco, era stata una bambina prodigio portata precocemente sui set dalla madre. A otto anni era la figurina secondaria capace di mettere in ombra il protagonista di Conta solo l’avvenire, Orson Wells. A nove era la bambina che non crede in Babbo Natale in uno dei primi Best Christmas Movies, Il miracolo della 34esima strada di George Seaton. A 18 anni aveva già interpretato Gioventù bruciata di Nicholas Ray accanto a James Dean e Sentieri selvaggi di John Ford. A 23 anni era una diva, protagonista di West Side Story di Robert Wise.

A sua volta, Robert Wagner nel 1981 era un affermato attore di cinema, ma stava conoscendo in quel periodo un successo planetario interpretando per lo schermo televisivo il ruolo dell’investigatore miliardario nella serie Cuore e batticuore. Christopher Walken aveva già vinto un Oscar come miglior attore non protagonista per Il cacciatore di Michael Cimino con Robert De Niro.

Come morì Natalie Wood forse non lo sapremo mai. Tre divi su di un panfilo: possiamo solo immaginare una tempesta di stelle in una notte d’altura, il silenzio dell’oceano, un corpo che cade in acqua e viene sommerso dall’unico elemento di cui aveva più paura. Infine, il buio.