di Angela Montemurro

Care Indomite,
vorrei dedicare delle brevi “conversazioni” letterario-musicali ad un tema sempre attuale: l’Amore, questo sentimento così totalizzante, magico, misterioso, che ognuno di noi conosce, o riconosce, e che ha suggerito a Nietzsche l’aforisma: “che altro è amore, se non comprendere e gioire del fatto che un altro viva, gioisca e senta in modo diverso e opposto al nostro?” L’amore non ha ispirato solo grandi poeti, letterati e pittori, ma anche grandi musicisti, ed è di alcuni di questi che vorrei raccontare: “La musica è la stenografia delle emozioni” ( Tolstoi ), emozioni che si lasciano descrivere a parole con grande difficoltà, ma che nella musica sono direttamente trasmesse , e in questo sta il suo potere e significato, e quindi cosa ci può aiutare anche a sentire più vicini i grandi musicisti, se non seguirne alcune vicende umane, nel segno dell’Amore ? Angela Montemurro
I. puntata
Mozart: L’amore, la musica e la grazia che ci rasserena
Saba dice che quello che occorre all’artista onesto, è, con lunga disciplina, il prepararsi a ricevere la grazia dell’ispirazione, con animo proprio: fare un quotidiano esame di coscienza, ricercare la verità:“al di là del mondo dei poeti non esiste che il mondo dei santi – dice l’autore istriano – ecco perché l’arte è anche una religione, ed ecco perché l’artista attende la grazia”.
E a proposito di grazia, se c’è un autore toccato dalla grazia, questi è Mozart, il beniamino degli dei, ma anche il beniamino degli uomini.
E’ ormai famosa l’ espressione del teologo Karl Barth sulla musica di Mozart e di Bach in Paradiso:
“Forse gli angeli, quando sono intenti a rendere lode a Dio, suonano musica di Bach, ma non ne sono del tutto sicuro; sono certo, invece, che quando si trovano fra loro suonano Mozart ed allora anche il Signore trova particolare diletto ad ascoltarli”.
La musica di Mozart non si può né raccontare né citare a parole, assomiglierebbe quasi a un linguaggio cifrato per addetti ai lavori, ma allo stesso tempo Mozart rappresenta qualcosa di conosciuto e amato da tutti, specialmente dai non addetti ai lavori; come ebbe a dire una volta Fedele d’Amico: «tutto in lui ci turba mentre ci rasserena»; o come aveva scritto lui stesso in una lettera, «quando mi ascoltano anche i non intendenti restano contenti, pur senza sapere il perché».

Mozart nasce nel 1756 a Salisburgo. All’età di 11 anni scrive la sua prima opera. Nel 1782 sposa Constanze Weber e muore a Vienna, il 5 dicembre 1791. Wolfgang mostrò un’attitudine indiscutibile per la musica fin dalla tenera età, scrivendo la sua prima opera a soli 11 anni. Già a quattro anni, imparava un minuetto in mezz’ora. Un enfant prodige dall’animo sensibilissimo, capace di comporre un concerto per clavicembalo con una pienezza compositiva che commosse suo padre fino alle lacrime.
L’amore e le donne di Mozart
L’amore più grande nella vita di Mozart fu la Musica, ma allo stesso tempo ebbe molte relazioni con donne regnanti, nobili, allieve, cantanti, strumentiste, compositrici. Sulle sue vicende sentimentali abbiamo lettere d’amore, talvolta allegre e quasi infantili, piene di grazia giovanile e di primordialità di sentimenti, che forse mai come in lui si manifestarono in maniera così radiosa. Quando una donna gli piaceva incominciava a stuzzicarla con ogni sorta di scherzetti galanti fino a che non riusciva a conquistarla. Del resto lui che non era particolarmente bello, ma mingherlino di statura, (una volta infatti si firmò “Mozart magnus, corpore parvus”), nonché pallido di carnagione, possedeva però due occhi azzurri che brillavano, e che lo rendevano attraente e anche affascinante.

Tre donne segnarono profondamente la sua vita amorosa. La sofisticata e musicalissima “cuginetta” Anna Thecla Mozart, più giovane di lui, che segnò l’inizio della sua vita amorosa, cui scrisse lettere vivaci, che sono forse semplicemente effusioni, a volte sfrenate e insensate, di matta gioia di vivere e di esistere. Le lettere alla cugina sono piene di frasi disarmanti, che con schiettezza giovanile danno il vero nome ad ogni cosa.
“Carissima cuginetta coniglietta, la sua lettera mi è regolarmente arrivata piegata e da essa ho ricavato voltato che il signor cugino paladino e la signora cugina leprina sono in buona salute saliti. Noi pure grazie a Dio stiamo sani cani. Oggi tra le mie grinfie è arrivata pirata una lettera sguattera dal mio papà, ah ah. Spero che anche a lei sia arrivata grattata la missiva saliva che le ho scritto da Mannheim. Tanto meglio, meglio tanto! Ma ora siamo seri”.
Altra dedicataria di lettere fu la cantante Aloysa Weber, forse il grande irriducibile amore della sua vita. Allorché, nella piena virilità dei suoi ventidue anni, fu per la prima volta scosso dai palpiti dell’amore vero, furono le incantevoli qualità artistiche dell’adorata piccola Weber, dotata di una voce incantevole, e non solo le attrattive fisiche della bella creatura, ad affascinarlo e a farlo innamorare di lei.
Ma il padre di Mozart negò il consenso alle nozze, in quanto la giovane aveva appena quindici anni, e Wolfgang non poteva né doveva, per il genitore, mettere in gioco la propria carriera. Il figlio non lottò contro il rifiuto, forse il legame non era così forte.
Ma egli non è fatto per rimanere solo, e la scelta cade sull’altra sorella Weber, Costanza, che sposa il 4 agosto del 1782, all’età di 26 anni.

Costanza gli regala sei figli, quattro dei quali muoiono prematuramente.
Fu felice il matrimonio di Mozart. Le sue lettere affettuose alla moglie costituiscono la prova più genuina dell’assoluta profondità dei loro rapporti. Se talvolta egli usciva dal binario coniugale, la moglie, sia pure con un viso un po’ agrodolce, chiudeva un occhio: «Finché si tratta di servette…», diceva. Del resto, entro certi limiti, nemmeno la condotta di lei pare sia stata rigorosamente canonica. In una lettera Mozart scrive a Costanza : “Cara mogliettina! – voglio parlarti in tutta sincerità – non hai nessun motivo per essere triste – hai un marito che ti ama, che fa per te tutto quello che è in grado di fare… – mi allieto che tu sei allegra; – certo – solo vorrei che tu a volte non dessi troppa confidenza a N. N ( nomen nescio) è una canaglia, tu sai chi intendo…..una ragazza deve farsi sempre rispettare – altrimenti va sulla bocca della gente – amor mio! – perdonami di essere così sincero; solo che lo richiede la mia serenità, e anche la nostra reciproca felicità.– Sii allegra e contenta e compiacente con me –Abbi fiducia nel mio amore, certo che ne hai le prove! e vedrai quanto saremo felici”
Un anno dopo il matrimonio fa voto a Dio, per ottenere la guarigione della moglie gravemente malata, di scrivere una messa, la sublime messa in do minore K 427/417°, nota come la “Grande Messa in do minore”, che è l’unica, sebbene incompiuta, scritta non su commissione e, quindi, senza alcuna attesa di corrispettivo economico – proprio come voto a Dio.
Sei mesi prima della morte scrive alla moglie: “mi sono ripromesso di trovare riposo tra le tue braccia, le preoccupazioni interiori, i crucci e i relativi affanni fiaccano un pò”, e ancora, il 7 luglio del ’91, cinque mesi prima della morte, mentre Costanza era in cura termale a Baden, le scrive parole che rivelano una straziante dipendenza emotiva: “Non puoi credere come sento la tua mancanza, non posso spiegarti la mia sensazione, è un certo senso di vuoto, che mi fa veramente male, un certo anelare a qualcosa che non viene mai soddisfatto, e di conseguenza non smette mai, anzi cresce di giorno in giorno“. I sentimenti di Costanza, nonostante certi suoi comportamenti forse non proprio ortodossi, sono ben rivelati da quanto scrisse sull’album di Mozart nel giorno della sua morte, il 5 dicembre 1791:
“Scrivo a te nella mia afflizione, Amatissimo consorte. Mozart – indimenticabile per me e per l’Europa intera – ora sei in pace, per sempre in pace!!… All’una del mattino del 5 dicembre di quest’anno lasciasti , nel suo trentaseiesimo anno – ahimè, troppo rapidamente! – questo mondo buono ma ingrato! Oh, Dio! – Per otto anni fummo uniti dal più tenero legame, indissolubile quaggiù! – Oh! potessi presto riunirmi a te in eterno. La tua sventuratissima moglie Costanza Mozart nata Weber.
Mozart, con la sua vita e la sua musica, ci ha lasciato un’eredità di gioia, malinconia e, soprattutto, una serenità che traspare anche nelle sue riflessioni sulla morte, da lui definita “l’ottima amica nostra” e “la chiave della nostra vera beatitudine”.

Il genio di Salisburgo(1756-1791) era il “beniamino degli dei” e trovava nella musica la “stenografia delle emozioni”. Sulla tastiera del suo strumento, il giovane Wolfgang cercava quella serenità che, come scrisse, augurava a tutti e che si riflette nelle lettere scritte alle donne della sua vita. Biancastella
