di Ritangela Tomasicchio

Amiche, amici e soprattutto matematici pentiti, vi presento un testo che cambierà per sempre il vostro approccio ai numeri e, forse, al matrimonio!
La mia amica Ritangela (che all’epoca, lo giuro, faceva i conti sulle dita e riceveva i “vaffa” in classe quando tentava disperatamente di seguire il teorema) ha finalmente messo nero su bianco, in esclusiva per il nostro Blog, il suo rapporto tormentato con la regina delle scienze esatte: IO E LA MATEMATICA.
Lei, che si ergeva a vestale della cultura classica, alla fine è stata tradita dal destino che l’ha fatta accasare con un professore di statistica/matematica! E dire che il suo defunto papà l’aveva pure profetizzato!
Preparatevi, dunque, a un esilarante viaggio tra: i traumi di un docente “basso, grasso, zitello e dall’enorme volto rubizzo”che si confondeva con una “pappetta gialla” all’angolo della bocca; i tentativi di sabotaggio delle compagne che “se ne infischiavano” delle spiegazioni; il dramma attuale dei libri di economia “polverosi e pruriginosi” che le rubano spazio per la storia dell’arte, per non parlare del suo tentativo di un “bagno erotico” interrotto da un cinico “Perché non fai Pouff e scompari…”.
Leggete questo spaccato di vita, che l’autrice definisce ironicamente “alternato tra il serio ed il faceto”. Vi farà sorridere, ma vi farà anche riflettere sull’importanza di un bravo insegnante e, soprattutto, vi farà ringraziare di non aver sposato un matematico! 😉
Buona lettura!
Biancastella ( vecchia compagna di liceo “classico”)

Non mi vergogno di dire che molte volte i conti li faccio sulle mani e ripasso a memoria le tabelline, cosa che, grazie alle calcolatrici, ignorano i giovani. Secondo me è un modo per esercitare il cervello contro i malanni della vecchiaia. Le calcolatrici impazziscono quando le uso io. E sempre da ragazza provavo una specie di irritazione quando dovevo sospendere gli studi umanistici per dedicarmi alla matematica. Tutto questo attribuibile in parte all’insegnante delle elementari che privilegiava le lettere ed a quella delle medie che seguiva le linee indicative della prima.
Mio padre poco prima di morire vaticinò: “Per il tuo carattere, accanto a te vedo un professore di matematica”. Per poco non cacciai un urlo. Avevo un professore di matematica basso, grasso, zitello e dall’enorme volto rubizzo che per buona parte della lezione parlava delle buonanime del fratello Bartolo e della sorella Felicetta… Ricordi…Quello era il suo piccolo mondo paludoso.
Durante l’ora di matematica ci spostavamo tutte più vicine alla lavagna e dal prof. partiva la sua saliva. Per disgrazia mia madre era stata allieva del fratello Bartolo e lui lo ripeteva sempre quando decideva d’interrogarmi:” Ed ora sentiamo la figlia dell’allieva del mio caro fratello Bartolino”. Siccome qualsiasi sforzo facessi, ero sempre sul cinque, mia madre aveva provato con i ricordi e lo spirito del fratello Bartolo, ma niente da fare.
Le compagne avevano notato quanto ci tenessi alla matematica e mi sfottevano dicendo che forse mi ero innamorata del mostro, ma la verità era che avevo paura che, alla matematica dal voto incerto, si aggiungesse qualche altra materia a settembre. Proprio nel momento clou della spiegazione del teorema, qualcuna dagli ultimi banchi mi chiamava per distogliermi. Io mi voltavo e ricevevo un bel “vaffa” da un altro lato della classe. Di solito erano quelle che avevano i fratelli studenti universitari o i genitori professori di matematica e quindi della spiegazione del prof. se ne infischiavano.

Il bello è che io ricordavo addirittura il giorno in cui c’era stata la spiegazione di quel problema, se faceva il bello o il cattivo tempo, se un raggio di sole illuminava la lavagna, ma durante l’interrogazione mi perdevo.
La cosa più orripilante, però, era che, durante una spiegazione, il professore si gonfiava, diventava tutto rosso, si agitava e si confondeva, ponendo il dito sulla lavagna ed esclamando: “Questo uguale a quello”. Le lettere, indicative di rette, angoli, non esistevano e doveva giungere velocemente alla conclusione come un naufrago alla riva. Una pappetta gialla gli si formava all’angolo della bocca, lui se la toglieva con le dita e, con quella mano grassoccia e quelle dita, ti porgeva subito il gesso per ripetere alla lavagna la sua dimostrazione confusionaria e spasmodica di difficile comprensione… Alla fine dell’anno il poveretto ebbe un ictus nel corridoio dell’istituto e lo fecero sedere, finché non arrivò l’ambulanza che forse lo trovò già morto nei suoi orizzonti ristretti…
Ebbene sì, signori miei, destino atroce: HO SPOSATO UN PROF. DI MATEMATICA, per giunta laureato in scienze statistiche che non trascura il meteo, le pandemie, l’andamento economico mondiale, in più dice di aver scoperto una teoria, o non so che cosa, sui numeri primi, soltanto che alla scoperta è arrivato secondo. Come consolazione, però, devo riconoscere che, secondo una definizione moderna e poco raffinata, è ancora “un bel pezzo di manzo”. Invece, quando lo conobbi, da fanciulla romantica ed acculturata, notai che “biondo era e bello e di gentile aspetto” ed anche un sopracciglio, quello destro, era diviso da una lieve cicatrice. In più con grande presunzione, il giovane si vantava di avere lo stesso nome degli antichi duchi longobardi di Benevento. Rimasi plebea in famiglia fino a quando non ci fu per televisione la serie della principessa Fantaghirò, con cui venni identificata, ma iniziarono sfottò a non finire.
Mio marito ha sempre sostenuto che non ci sono superiorità nei vari ambiti culturali, sottolineando il mio mancato interessamento per tutto quello che non apparteneva all’ambito storico, filosofico, artistico e letterario, visto che secondo lui mi ergevo a vestale della cultura classica.
Devo riconoscere che il coniuge ha sempre insegnato con entusiasmo. Alcune sue alunne, grazie alla sua didattica, hanno amato la matematica al punto di portarla come materia agli esami di stato. Altre, meno dotate per la matematica e con altre prospettive, hanno escogitato mezzucci infami, tipo salutarlo con educazione e stima dopo la gita scolastica, ma con troppo fard e rossetto anche sulle mani per sporcargli la camicia. E meno male che ero presente alla scena. Evidentemente volevano togliermi di mezzo già da quando mi fidanzai ed insegnavo nella stessa scuola. Le carognette appena mi videro esclamarono in coro: “L’abbiamo perso!” e in un’altra classe: “Lui è meglio di lei”. Inoltre solo loro avevano notato una somiglianza tra Alan Sorrenti e mio marito e si definirono tutte” Figlie…delle stelle”. Infine fu il prof. di religione in mia presenza a lodare il comportamento integerrimo del mio fidanzato che non si era per nulla lasciato abbindolare da alunne e…colleghe.

Un altro lato negativo del mio matrimonio è che in casa non ho più posto per i libri di storia dell’arte, perché è impossibile gettare i vecchi libri di matematica e di economia. Secondo il coniuge sono pietre miliari della materia …in più polverose e per questo…pruriginose che il prof. porta anche in spiaggia per consultarli sotto l’ombrellone. Quest’estate leggeva “Il mondo dei grandi numeri” comprato nel lontano 1970 alla cui lettura alternava “Quando le rette diventano curve”. Allora io, un giorno, ho accostato la mia sdraio alla sua, l’ho guardato teneramente negli occhi e l’ho invitato a fare un bagno erotico insieme… E lui, scocciato, mi ha risposto così: “Perché non fai Pouff e scompari, come quando nei cartoni animati per magia scompaiono le fate e…le streghe?
Tutto questo, alternato tra il serio ed il faceto, non l’ho scritto solo per diletto ricordando eventi della mia vita, alcuni piacevoli ed ironici, ma per sottolineare come molte volte il rifiuto per alcuni ambiti culturali, sia indotto da un errato orientamento, da docenti poco aggiornati o stressati o ancora poco amanti del loro lavoro e incapaci di trovare strategie educative.

GIOCO MATEMATICO ALLA LAVAGNA
Decompone
sul nero
in bianco.
Eleva al quadrato,
nonché al cubo.
Seno e coseno,
tangente e cotangente.
nonché arcotangente.
Divide e moltiplica,
sfibra il mio cuore,
innervosisce il mio reticolo
neuronale.
Dei suoi giochi
di prestigio,
questa è la risultante:
piccoli insetti neri
sul bianco di una pagina,
mentre rivoli di vita
non vissuta
scorrono
sulle mie rughe,
nella dimostrazione
di una insulsa
inutile
teoria.
