di Ritangela Tomasicchio

“A Giorgé non dà adenz a cudd ché non ha letto “la Petrocca” direbbe mia madre, se fosse ancora in vita, oggi, all’età di 104 primavere, in compagnia delle sue amiche, agguerrite femministe che, tra l’altro, fingendosi ignoranti, ridicolizzavano anche coloro che non conoscevano il significato delle parole e commettevano “percochi” (sempre secondo il nostro dialetto: errori grammaticali o significati inesatti di parole peraltro pronunciate male).
La frase iniziale, in lessico famigliare barese, ha questa traduzione: “Giorgetta non dare ascolto, retta a quello che non ha consultato il vocabolario Petrocchi”.
E mia madre prendeva in giro anche noi, se eravamo incerte sui significati delle parole e continuava:” Consultate “la Petrocca !” ovvero il vocabolario.
“Cudd” poi sta per “quello”. Forse è, secondo molti filologi, il risultato linguistico in vernacolo dell’aggettivo latino is, ea, id, trasformatosi nei secoli. In questo caso, “quello” si riferisce al malcapitato Landini che dava della “cortigiana di Trump” alla Meloni il 25 settembre scorso, durante un’intervista televisiva.
Ingenuamente, il sindacalista avrebbe usato il femminile di cortigiano, per definire la Meloni semplicemente donna facente parte della corte ossequiosa di Trump e non etéra o peggio prostituta, come ha egli stesso precisato. “La Petrocca”, dizionario per antonomasia nel nostro linguaggio famigliare, poi, si riferisce a come la generazione del 1921, per prendere in giro gli ignoranti, definiva ironicamente il “Novo dizionario universale della lingua italiana” di Policarpo Petrocchi (1852-1902) insigne scrittore, giornalista e lessicografo, nato a Castello di Cireglio (Pistoia)

Anche se Landini avesse voluto definire la Meloni un’etera, avrebbe dato l’impressione di non conoscere l’importanza delle cortigiane nei tempi antichi, a partire dall’antica Grecia fino al nostro Risorgimento. E ricordiamo colei che dichiarò di aver fatto l’Italia, la famosa Contessa di Castiglione, di cui sul nostro Blog abbiamo già parlato. E speriamo che la Meloni, a sua volta, visto che l’Italia già c’è, faccia di tutto per migliorarla, dato che molto, soprattutto della nostra legislazione, è ancora in fieri .
Tornando alle etere nell’antica Grecia, bisogna sottolineare che avevano un ruolo distinto dalle mogli e dalle prostitute da strada. Pur offrendo prestazioni sessuali, erano colte, sofisticate, eleganti, dotate di cultura anche musicale e sapevano danzare. Partecipavano ai banchetti maschili con conversazioni stimolanti, condividendo con gli amanti i letti (klinai) posti lungo le pareti. Poiché i matrimoni erano combinati, le etere per gli uomini ateniesi rappresentavano il vero amore. Che dire di Aspasia, amante di Pericle che per lei lasciò la moglie e avrebbe voluto sposarla, ma non poteva farlo perché Aspasia era di Mileto e quindi straniera?

Si tramanda che Pericle fosse innamorato perso e la baciasse ogni giorno, sfidando anche il malcontento degli Ateniesi che non vedevano di buon occhio questa relazione.
Molti discorsi di Pericle sono stati scritti da Aspasia che influenzò addirittura Socrate ed altri filosofi del suo tempo in un rapporto di parità.


E ancora, per importanza ed influenza, come non ricordare Taide che istigò Alessandro Magno ad incendiare Persepoli. Preciso che non è la Taide citata da Dante nella Divina Commedia. Non vorrei proprio creare confusione e trovarmi in una situazione più critica di quella di Landini
In epoca repubblicana romana le cortigiane addirittura gestivano come intermediarie gli incarichi politici per i loro clienti dietro compenso.
Nel Rinascimento la cortigiana colta spesso era sposata ad un uomo di rango inferiore a conoscenza dell’attività della moglie che veniva definita cortigiana onesta(=onorata) non perché donna di sani principi, ma degna di essere rispettata, distinguendosi dalla cortigiana di lume, che concedeva i suoi piaceri per la durata di una candela.
La cortigiana del Cinquecento potremmo definirla una donna manager che sapeva amministrare molto bene le sue entrate e farle prosperare. Così fece Fiammetta Michaelis che a tredici anni ricevette in eredità i beni del cardinale Ammanniti che poi lasciò al figlio, facendolo passare per suo fratello, per non fargli perdere l’eredità. Fu anche l’amante di Cesare Borgia. A Roma c’è il suo palazzo in una piazzetta a lei dedicata nei pressi di via dei Coronari.

Nell’Ottocento il ruolo della cortigiana sembra incrinarsi, se pensiamo a Marie Duplessis scomparsa di tubercolosi a ventitrè anni che ispirò La dame aux camélias e l’opera La traviata. In conclusione la vera realtà era che la donna non sceglieva autonomamente di fare la cortigiana, ma ne era costretta da una condizione affettiva ed economica infelice.

Ma abbandoniamo questi argomenti che non si riferiscono per nulla alla figura di Giorgia Meloni. Mi auguro, perciò, che non si ripeta la gaffe di utilizzare certe definizioni verso le donne, soprattutto quando non se ne conosce il giusto e appropriato significato.
