Un nuovo approccio all’opera d’arte (Iªparte)

di Ritangela Tomasicchio

Immagini 7 a cura di Biancastella

In questo Blog per ragioni di spazio e per la complessità di alcuni argomenti, soprattutto quelli relativi a correnti artistiche problematiche, non si possono dare che piccole pillole di critica d’arte contemporanea per un breve aggiornamento non esaustivo che vuole solo suscitare curiosità, reazioni e commenti, anche se negativi, sempre graditi per la vivacità del contesto che ospita i nostri  interventi . E veniamo al punto.

Ci sono opere d’arte che raggiungono il sublime e ti tengono a distanza. E tu ti senti infinitamente piccolo di fronte al miracolo compiuto dal loro autore. La Pietà di Michelangelo è una di queste opere eccelse.

Il dolore che la scultura esprime è troppo alto, perché possa essere condiviso da un singolo fruitore, è un dolore universale.

Altre opere, pure ad altissimo livello, si prestano ad un’interpretazione più personale, in comunione con i sentimenti del fruitore. Mi è sufficiente citare brevemente quella corrente d’arte contemporanea definita Estetica relazionale, in cui le opere stabiliscono un rapporto diretto e relazionale con lo spettatore.

Tale corrente nasce in Francia nel 1998 e viene ampiamente spiegata nel libro “L’esthétique relationnelle” di Nicolas Bourriaud teorico e fondatore della succitata corrente. Secondo Bourriaud, le opere d’arte devono essere valutate in funzione della loro capacità di essere condivise, di produrre partecipazione di sentimenti, relazioni umane.

Continuando su questo tema, mi ricollego alla mia recensione su Jenny Saville, alla condivisione del mio corpo nudo col suo, alla capacità dell’artista di rendere con umanità sentimenti nel volto dei bambini e di farci ricordare, con le sue immagini crude di cadaveri ammucchiati, che siamo di carne e perciò prima o poi deperibili. (cfr.il mio articolo apparso su questo Blog il 25 settembre u.s.). Tuttavia nell’arte contemporanea la ricerca di contatto talvolta sfocia in manifestazioni estreme o discutibili. A tal proposito non si può fare a meno di citare l’artista scrittrice e critica d’arte statunitense, nonché docente universitaria, Andrea Rose Fraser che nel 2003 in una mostra aveva esposto e messo in vendita il video di una sua prestazione sessuale.

A.R.Fraser

Tutto questo per essere coerente con la corrente dell’arte relazionale che deve stabilire un rapporto diretto col fruitore, ma anche per sottolineare il concetto dell’assurdità del mercato artistico contemporaneo con le sue cifre astronomiche. Lo stesso significato che c’è nella famosa banana di Maurizio Cattelan.

Ora chiudiamo questa parentesi sugli estremismi contemporanei, pur riconoscendo che il concetto di opera “scandalosa” non è una novità. Perfino “La morte della Vergine” di Caravaggio, per esempio, venne considerata un’opera scandalosa per quei tempi, perché nel cadavere della Vergine, quello di una prostituta, tutte le prostitute potevano ritrovarsi e quindi essere fruitrici dell’opera. Ma, per carità, non disturbiamo i Grandi accostandoli alle molto discutibili performance contemporanee.

Infine ci sono opere che pur raggiungendo un alto livello di tecnica non vengono condivise, perché originatesi da personalità particolari, quindi lontane dalle emozioni e dai gusti più comuni degli esseri umani

Il grande Hopper, per esempio, personalmente mi comunica ansia e chiusura psicologica, nonostante i colori usati, De Chirico solitudine, con le sue piazze assolate e non vissute. Un quadro di Francis Bacon non lo metterei mai in casa mia, lo venderei forse per garantirmi quella felicità che proprio non traspare dai suoi quadri.

Concludo sottolineando che i livelli dei succitati artisti, però, anche per la tecnica usata, sono riconosciuti altissimi e comunque a livello relazionale comunicano sempre sensazioni e sentimenti oppure provocazione, ma non certo indifferenza.