
Questa straordinaria figura femminile del XV secolo emerge dalla storia non come semplice nobildonna, ma come un soggetto di crescente interesse storiografico, specialmente nell’ambito della storia delle donne del Rinascimento. Per questo le avevo dedicato una colonna sul Resto del Carlino del 5 luglio 2022(https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/nicolosa-sanuti-la-signora-della-moda-del-xv-secolo-ef0263d7) nella mia rubrica Le Bolognesi nella storia e in seguito ne ho ulteriormente approfondito la figura in un nuovo articolo che mi è stato richiesto e quindi pubblicato sulla rivista Le buone notizie . È quindi con grande piacere che ripropongo quest’ultimo nel mio Blog, sicura che susciterà l’interesse delle amiche e lettrici che ci seguono numerose.
Biancastella

Chiara Ferragni e le analoghe influencer dei nostri giorni, che attraverso i social hanno grande successo e grazie a questo anche un discreto “portafoglio”, devono sapere che non hanno inventato nulla e che le lady fashion sono nate addirittura secoli fa ed erano anche assai note nell’ambito della società del loro tempo, ma poi la storia, come capita spesso per le donne, le ha lasciate nell’oblio e solo dagli anni 70 del ‘900, grazie alle ricerche delle storiche in ambito archivistico e artistico, alcune sono state riscoperte. Nicolosa Sanuti, protagonista di questo medaglione, è, infatti, “tornata” alla luce, grazie al ritrovamento di un documento datato 1453 contenente un’orazione rivolta al cardinale legato di Bologna Bessarione. L’orazione, firmata dalla Sanuti, contestava, in un latino perfetto, una provvisione suntuaria del cardinale, ovvero un provvedimento emanato per porre un freno agli eccessi del lusso nell’abbigliamento. L’orazione, perciò, difendeva il diritto delle dame di nobiltà sociale e culturale a sfoggiare liberamente abiti e gioielli preziosi per manifestare il proprio rango. E di questi documenti manoscritti conservati nei nostri archivi si possono rinvenire molti esemplari risalenti ai secoli XV e XVI, che dimostrano, direi sorprendentemente, la capacità critica delle donne nei confronti delle leggi suntuarie che limitavano la loro libertà di scegliersi l’abbigliamento, almeno quelle che se lo potevano permettere. Nicolosa Sanuti, infatti, non era certo una popolana. Secondo i repertori biografici più accreditati, la data di nascita non è certissima ma si fa risalire fra gli anni Venti e i primi dei Trenta del 1400. Era figlia del notaio Castellani e aveva una sorella. Questo è quello che si sa di lei prima del suo matrimonio celebrato nel 1446 con Nicolò Sanuti, nobile bolognese che la rese contessa nel momento in cui assunse la guida della contea di Porretta. Dopo il matrimonio, tuttavia, la Sanuti andò a vivere nel magnifico palazzo che il conte aveva fatto costruire a Bologna e che oggi è noto come palazzo Bevilacqua. La signora era ambiziosa e amava il lusso, così in città era molto nota per la sua bellezza, la sua eleganza ma anche perché era diventata l’amante del signore di Bologna, Sante Bentivoglio. Il suo fascino non poteva, dunque, essere danneggiato dalle limitazioni che il bando del cardinal legato imponeva alla moda femminile: limiti alla lunghezza degli strascichi, che dovevano essere diversi a seconda del ceto sociale, divieto di indossare abiti confezionati con stoffe intessute d’oro e d’argento e persino limitazioni al numero dei vestiti di lusso, oltre ad altre restrizioni che riguardavano gli accessori e i gioielli. E così Lady Fashion prese carta e penna d’oca e in perfetto latino scrisse una lettera davvero polemica in cui accusava il Cardinale di ignorare il valore delle donne, da Saffo e Cornelia fino alle donne erudite del suo tempo, di causare liti familiari, di favorire l’inferiorità delle bolognesi rispetto alle altre italiane e così concludeva: “Poiché si vieta alle donne di entrare nelle magistrature, nella milizia, nel sacerdozio, queste non tollerano che siano loro tolti anche gli abbigliamenti simbolo della loro femminilità“.
Il Cardinale fece rispondere il canonico Matteo Bosso che all’elenco delle giustificazioni ai vari punti del bando aggiunse una vera e propria offesa nei confronti di Nicolosa, affermando che quella lettera, scritta in un correttissimo latino, non poteva essere opera di una donna bensì di un uomo colto nemico della famiglia e della Chiesa. L’ordinanza non fu ritirata o “alleggerita”, anzi fu messa in pratica quando, avendo l’anno successivo Sante Bentivoglio sposato Ginevra Sforza con un corteo nuziale di 634 coppie di nobili vestiti con abiti lussuosissimi, per questa disobbedienza le dame bolognesi furono colpite da scomunica, mentre Nicolosa, che non aveva partecipato al corteo di matrimonio del suo amante, scrisse una nuova lettera, in italiano, dichiarandosi pentita della precedente “stupida protesta”. Così può crollare il mito di una fashion lady! La Sanuti morì nel 1505 lasciando un cospicuo patrimonio nel quale figuravano, oltre alle proprietà terriere e immobiliari… molti e preziosi abiti.