
La vita di Auguste Rodin, il visionario scultore che ha ridefinito l’arte moderna, fu profondamente intrecciata con le figure femminili, non solo come soggetti delle sue opere, ma come presenze vitali e determinanti nel suo percorso personale e professionale. Tra le numerose donne che attraversarono la sua esistenza, due in particolare spiccano per il loro impatto travolgente e duraturo: Rose Beuret, la sua compagna di una vita, e Camille Claudel, la sua allieva geniale, collaboratrice e amante. Queste due donne, con le loro personalità e i loro ruoli distinti, hanno plasmato l’uomo e l’artista Rodin, fornendo sostegno, ispirazione, ma anche generando complesse dinamiche di passione, conflitto e dolore. Questo articolo si propone di esplorare le biografie incrociate di Rose e Camille, ispirato da un libro che la nostra amica Giosanna acquistò al Museo Rodin di Parigi, durante uno dei suoi bellissimi e indimenticabili viaggi di istruzione.
Biancastella

Dal titolo dell’articolo si evince che focalizzo il mio interesse sul rapporto complesso di Rodin e le donne della sua vita. Di certo Auguste non poteva vivere senza le donne, ma nello stesso tempo non riusciva a vivere con loro. La grande permissività sessuale degli ambienti artistici Parigini fine 800 non spiega la ricerca quasi ossessiva degli scultori di compagnie femminili che diventavano modelle delle loro opere e spesso amanti.
Nel 1864, nasce Camille Claudel sorella del più famoso fratello Paul da una famiglia della buona borghesia repressiva e bigotta. La ragazza bella e di indole ribelle sarà cacciata di casa, adolescente, per le sue frequentazioni degli ambienti artistici parigini. Rodin la incontrerà nel 1882 lei 18enne e lui ultra 40enne; Auguste aveva una relazione alterna con Marie Rose Beuret una giovane sartina e sua modella da cui avrà un figlio che non riconoscerà mai. Fu lei a iniziarlo alla passione amorosa, lui che veniva da famiglia di preti e genitori repressivi.
Dirà Auguste di lei “elle s’est attachèe à moi comme une bète”: la rassicurava che sarebbe andato a pranzo da lei e poi ricompariva dopo 15 giorni…Senza dubbio la grande passione sentimentale fu Camille, giovane, volitiva, che dimostrò subito intelligenza, sensibilità e grande capacità artistiche; col tempo da modella prediletta divenne ella stessa assistente, consigliera e amante turbolenta. Fra Rose e Camille, Rodin rifiutò, tuttavia, di scegliere, impegnato a volte anhe in relazioni fuggitive. Per lui fu un inferno domestico fra due donne che se lo contendevano e reclamavano diritti legittimi. La spunterà alla fine Rose che Camille apostrofava come “vecchia arpia”; cosi cominciò la lenta discesa verso la depressione. Rodin dedicò a Camille che produceva opere apprezzate dalla società parigina una Sala della Esposizione che lui tenne all’hotel Biron, poi (museo Rodin) nel 1917, mostrandosi favorevole alla presentazione delle opere di Camille riconoscendone il talento.
Vita sfortunata e dolorosa quella di Camille con una famiglia che non accettò mai la sua libertà di pensiero e che la fece internare in manicomio a Mont Fawet dove morì il 19 ottobre 1943 a 78 anni, dopo 30 anni di terribile solitudine, vittima di un colpo apoplettico.
Mai i genitori e le sorelle andarono a trovarla e il fratello Paul non ebbe il coraggio di farla uscire da quel luogo di sofferenze, pur con il parere favorevole del medico curante.
Una storia tragica che lascia sgomenti.
Giosanna Pigoni



Camille Claudel Marie Rose Beuret