Un’estate in compagnia dei libri di Agnese Pini

Commenti ed eventi culturali a cura di Biancastella.
Recensione di Ritangela Tomasicchio

Dopo aver letto” La verità è un fuoco”, ho voluto leggere il primo libro di Agnese Pini, “Un autunno d’agosto”. Come per il libro precedente, ne è valsa veramente la pena Nel libro si fondono armoniosamente l’attualità, la storia, il motivo autobiografico e psicologico.

L’autrice racconta l’eccidio perpetrato dai nazisti su un intero villaggio, in cui vivevano i suoi parenti, vittime con gli altri compaesani. Il ritmo della narrazione, quasi sempre composto, pacato in “La verità è un fuoco”, ora è più snello, si sviluppa in un crescendo tragico che si fa sempre più serrato a mano a mano che gli avvenimenti procedono verso la strage.

Colpiscono le descrizioni anatomiche minuziose degli effetti fisici dell’attesa e della paura sul corpo dei protagonisti, mentre, in contrasto, la natura animata ed inanimata emana la sua bellezza da splendido idillio, ignorato dai predestinati al massacro, e continua il suo corso costituendo uno sfondo alle tragiche vicende umane.

Come affrontano la realtà i protagonisti? L’affrontano con la loro natura umana, a volte eroica, a volte vigliacca, a volte molto più grande di loro, se pensiamo all’incubo dei piccoli protagonisti, innocenti vittime.

E tutto questo è molto realistico come lo sono le digressioni, le considerazioni dell’autrice dal contenuto universale, considerazioni molto sagge e mature che ci stupiscono, considerando l’età di Agnese Pini.

Nel libro viene fatto il paragone tra la strage di Bucha e quella di San Terenzo Monti. Le descrizioni dei cadaveri in varie posizioni sono toccanti. E la conclusione è che le guerre sono tutte uguali e gli eccidi loro conseguenze. Gli orrori rispondono agli orrori nella legge della guerra che annulla ogni umanità e giustifica tutto ciò che accade. Bisogna aggredire il nemico all’improvviso e fare in modo che alla speranza di una risoluzione pacifica di vita si contrapponga più crudelmente l’atroce realtà di morte.

Alcuni paragoni degli atteggiamenti umani sono presi dagli animali (come si appiattisce un ragno sul muro per sfuggire alle setole della scopa, a p.78).

Perfetta è la documentazione balistica delle armi della seconda guerra mondiale (bombe a mano, mitragliette e loro uso). Così si evidenzia il lavoro della scrittrice nello studio delle fonti e rende vivi, in sequenze quasi filmiche, gli scontri tra tedeschi e partigiani.

Certo non è allegro dedicarsi alla lettura, seppure avvincente, di un eccidio, ma è salutare. La memoria degli orrori è salutare, anche se, nonostante tutte le ricorrenze dedicate alla Memoria degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ricadiamo sempre sui nostri errori, oggi più che mai…ma l’uomo impara?

Quasi sentendo il suono di un “organetto”, ho ricordato la mia visita al campo di concentramento di Dachau in visita d’istruzione.

Nulla dall’esterno mi faceva capire che quello era un campo di concentramento. C’erano villette attorno, quelle villette dove vivevano gli ufficiali nazisti con i loro figli. E quella realtà coincideva con le descrizioni fatte da molti scrittori che sottolineano come si riusciva a tenere nascosta la tragedia che si svolgeva a poca distanza, come, inoltre, gli aguzzini amavano la musica, i fiori, pur essendo a contatto con l’orrore ormai divenuto abitudine.

La guerra, dunque, normalizza l’orrore ed inoltre spersonalizza. Quando sei sul fronte, quando sei di fronte al nemico, si perde l’umanità, ma uccidere per la propria difesa è un conto, torturare è altra cosa, orrenda.

Sia il primo che il secondo libro di Agnese Pini costituiscono una risorsa didattica e dovrebbero far parte del patrimonio delle biblioteche scolastiche, a cui purtroppo raramente si accede.

In conclusione, scrivere un libro che ripropone fedelmente la realtà, presuppone, come già accennato, un attento lavoro sulle fonti, la chiusura, come già detto dalla stessa scrittrice, in una camera per estraniarsi da tutto e scavare in sé stessi, per ottenere una vera testimonianza umana. E’ un sacrificio, lo stesso sacrificio di chi compone, crea un’opera d’arte di pittura, scultura, musica. E tutto ciò, è ovvio, non è da tutti.

Ad Agnese Pini, con ammirazione e stima,

Ritangela Tomasicchio, Bari 29 giugno 2025