La Contessa di Castiglione: Storia e Influenza Politica

Storie di donne 29 di Biancastella

La figura di Virginia Oldoini, più nota come La Contessa di Castiglione, ancora oggi avvolta da un alone di fascino e mistero, ha ispirato innumerevoli opere di fantasia, dai romanzi ai film, agli sceneggiati televisivi fino alla creazione di fragranze evocative. Tuttavia, il suo nome è sorprendentemente assente dai libri di storia ufficiali. Ci siamo, allora, interrogati, sui motivi di questa omissione e in questo articolo cercheremo di dare qualche risposta al mancato riconoscimento storico del ruolo politico di questa affascinante figura femminile. Ma ricordiamo brevemente chi era Virginia Oldoini, per quei pochi che non conoscono la sua storia.

Era nata a Firenze nel 1837 così come fiorentina era sua madre e il nonno materno, il giureconsulto Ranieri Lamporecchi. Sin da giovanissima, si fece notare per la sua bellezza e i corteggiatori non le mancavano, di certo. Si sposò molto presto, ebbe un figlio, ma dopo solo un anno di matrimonio capì che la fedeltà in amore non era compatibile con la sua sfrontatezza e la volontà di usare bellezza e intelligenza per imporsi nella società del tempo, dominata dalla politica e dalla finanza tutta al maschile, ovviamente, perché alle donne quel mondo era precluso.  Fu allora anche questa sua naturale ambizione di farsi valere in quell’ambiente in cui contavano solo gli uomini a convincere suo cugino, il conte di Cavour, gran tessitore della causa italiana, ad affidarle una missione diplomatica davvero speciale, ovvero sedurre l’imperatore Napoleone III con lo scopo di assicurare all’Italia l’alleanza della Francia in funzione antiaustriaca. Riuscì in questa missione? Certamente divenne l’amante dell’Imperatore, ma proprio perché il suo contributo avveniva attraverso la seduzione e le relazioni personali, questo tipo di “diplomazia del boudoir” era considerata dagli storici ambigua e meno seria rispetto ai negoziati formali, insomma poco più di un pettegolezzo. Cavour, poi, si guardò bene dall’ ufficializzare la missione che pure aveva affidato a Virginia, come dimostrano alcune lettere riservatissime che oggi sono state recuperate. La sua influenza doveva essere esercitata in maniera segreta e per di più la vita privata di Virginia, per definizione “scandalosa”, la sua reputazione di donna affascinante e libera, hanno spesso oscurato la sua potenziale influenza politica. Molte delle interazioni di cui Virginia era protagonista, come il suo stretto rapporto con l’ambasciatore a Parigi Costantino Nigra, erano informali e non documentate in modo sistematico. Dipendevano da conversazioni private, incontri galanti e lettere personali, molte delle quali sono andate perdute o non sono state considerate “politiche” all’epoca.  

Anzi uno dei fattori che già in origine hanno reso difficile la ricostruzione storiograficamente corretta del  ruolo determinante della contessa di Castiglione è stato proprio la mancanza di documentazione relativa alle vicende di cui è stata protagonista, in quanto, subito dopo la sua morte, tutti i documenti presenti nel suo appartamento parigino furono distrutti, bruciati presumibilmente dai servizi segreti, poiché contenevano dettagli compromettenti sulla vita privata di molte figure di spicco dell’epoca che la contessa aveva frequentato. Senza documenti ufficiali o testimonianze dirette e verificabili, è stato, perciò, difficile per gli storici accertare con precisione la portata e l’efficacia della sua influenza. Che dire poi dei pregiudizi di genere che hanno influenzato le interpretazioni storiografiche? Tradizionalmente, la storiografia si è concentrata sulle figure maschili e sulle istituzioni formali, relegando spesso il ruolo delle donne a un ambito privato o marginale. L’influenza di una donna che agiva attraverso la sfera personale poteva essere facilmente sminuita o ignorata. Alcuni storici, inoltre, potrebbero aver giudicato negativamente i suoi metodi, considerandoli manipolatori o indegni di riconoscimento politico. Potremmo aggiungere che la Contessa stessa contribuì a creare un’immagine di sé come figura chiave negli eventi risorgimentali, a volte con toni autocelebrativi che potrebbero aver suscitato scetticismo negli storici. La sua famosa frase “Io ho fatto l’Italia” è emblematica di questa tendenza. La sua personalità eccentrica e la sua propensione per la teatralità ha reso talvolta difficile separare il suo effettivo ruolo politico dalla sua auto-rappresentazione.

Oggi, anzi negli ultimi decenni, il pregiudizio e talvolta la disistima nei confronti della Contessa si è attenuato grazie ad una crescente attenzione da parte degli storici nel riesaminare il ruolo delle donne nel Risorgimento e nel considerare forme di influenza politica meno convenzionali. Alcuni riconoscono un certo peso al suo ruolo, soprattutto nel creare un clima favorevole all’alleanza franco-piemontese, sebbene la sua efficacia specifica sia ancora dibattuta. Tuttavia, la ricerca storiografica continua ad evolversi, e nuove prospettive potrebbero portare a una più completa comprensione del suo contributo alla politica italiana del Risorgimento.