“La verità è un fuoco”: Recensione di un romanzo potente

Commenti ed eventi culturali di Ritangela Tomasicchio Le amiche
a cura di Biancastella Chi sono

Vorrei consigliare la lettura di un libro intenso e dal forte carattere autobiografico, “La verità è un fuoco”, che non costituisce, però una lettura leggera. Similmente al precedente ‘Un autunno d’agosto’, affronta temi impegnativi e si propone un fine sociale profondo: offrire un contributo valido, realistico e persino storico, affinché un’istituzione cambi e acquisisca maggiore capacità di sostenerci nelle avversità della vita. Questa istituzione è la Chiesa. Oggi che ci troviamo tra guerre, omicidi, stupri, pedofilia, abbiamo bisogno del sostegno di persone molto preparate, in grado di indicarci i sentieri perduti senza chiusure e formalismi. Se fossi l’autrice spedirei il libro al nuovo Papa che è stato missionario in Perù. Infatti in un’epoca di crescente inciviltà, abbiamo bisogno di figure missionarie che, a loro volta, siano sostenute da affetti familiari, essenziali per l’essere umano.

In particolare, il libro denuncia la condizione dei preti e solleva interrogativi sulla necessità di un rinnovamento delle regole ecclesiastiche, come il celibato obbligatorio, che spesso li costringe a dividersi tra la vocazione e il desiderio di metter su famiglia, perché nel corso della vita possono, quali esseri umani, anche innamorarsi, ma le avversità a cui vanno incontro da parte della società e della stessa Chiesa, non sono da poco.

L’autrice ha vissuto sulla propria psiche molto negativamente questa situazione, scoprendo di nascosto a tredici anni che il padre era un prete. E la scoperta la mette in una condizione particolare. Subito quasi rinnega i propri genitori, nell’età dei turbamenti adolescenziali che la portano a non riconoscersi fisicamente e psicologicamente.

La società non collabora a donarle serenità, alcuni preti che conosce, davanti a lei, con ironia pungente, le fanno capire di considerare male quelli di loro che si sono “svestiti”.

In cuor suo la ragazza definisce i genitori colpevoli per averle nascosto la verità, ma non è solo per quello che è infelice. Pensa che tra i due ci possa essere stata una relazione di pura attrazione sessuale, anche se l’analisi fisica della madre non si presta minimamente ad avvalorare questi pensieri. Successivamente, nel corso della crescita, attraversando varie situazioni e provando esperienze sentimentali, il rancore si attenuerà e l’autrice scoprirà che l’amore, quello vero, può tutto, sradicando anche le più ferree volontà su come gestire una vita futura.

Di fronte alle reazioni della società, è come se l’autrice cambiasse personalità e la sua identità si fondesse in quella paterna in un intarsio psicologico che a volte si paragona, a volta si contrappone al suo modus vivendi. Alla fine, dopo un lungo percorso psicoanalitico, dopo aver fatto sofferte ricerche sulla giovinezza paterna, capirà che i genitori, tenendola all’oscuro, hanno solo voluto proteggerla da una realtà e dalla società che forse l’avrebbe condizionata negativamente.

La colpa della svestizione del padre data alla madre, dal nonno e da un amico del padre, è anche una composta protesta contro il maschilismo e contro la Chiesa che non tende a rinnovarsi. Si può essere sempre preti anche sposandosi e il padre dell’autrice continua a sentirsi tale così come un suo amico che ha seguito lo stesso percorso e ha abbandonato l’abito talare.

In conclusione, la verità scoperta dall’autrice è un fuoco che in un attimo può bruciare, far male, ma può produrre una rinascita, un cambiamento in positivo.

L’inizio del libro trasmette un senso di solitudine, di grigiore. L’autrice è prigioniera dei suoi ricordi analiticamente descritti che aiutano a mettere in luce una realtà abitudinaria, chiusa, angusta, ma rassicurante, e questo presuppone una lettura attenta, paziente per cogliere appieno il crescendo in cui si sviluppa la serenità e la libertà della protagonista irretita dal segreto che per un lungo periodo non condivide nemmeno con i fratelli ed ha pudore di parlarne con i genitori.

La descrizione fisica dei protagonisti è magistrale, soprattutto quella tenera che viene fatta più volte del padre, sempre composto e riservato che si ritiene a torto colpevole della sua stessa scelta. Durante la ricerca sulla vita antecedente del padre, l’autrice spia ogni atteggiamento dei suoi interlocutori e soffoca ogni reazione scomposta, influenzata dalla sua profonda educazione cristiana.

La psiche dell’autrice è una matassa aggrovigliata e perché si possa dipanare ricorre all’aiuto dello psicoanalista, che sarà presente pagina dopo pagina e porterà la paziente, attraverso l’interpretazione dei sui sogni, alla liberazione da una visione distorta sulle decisioni dei suoi genitori. L’autrice compie, così, un percorso di ricongiungimento interiore, giungendo alla consapev olezza che la verità non è un ostacolo, ma una via per la crescita personale.

Per concludere dovrei sottolineare che ho annotato molte digressioni, metafore, pensieri in cui ognuno può ritrovarsi, inoltre lo stile del libro è elegante e lascia che il lettore colga la bellezza ed il romanticismo, nonché la sensibilità dell’autrice, in alcuni flash di ricordi tra una seduta psicanalitica e le altre. Le descrizioni dei luoghi sono molto analitiche, con tratti che ricordano la narrativa manzoniana, come ben osservato dalla nostra amica Biancastella.

In definitiva, sarebbe proprio un peccato perdersi la lettura di questo libro che, per il suo stile scorrevole, consiglierei anche a chi ha problemi nell’esposizione scritta.