Intervista con Agnese Pini: Donne nel Giornalismo Italiano

Storie di donne 27. Le interviste di Biancastella

D. La prima domanda è forse un po’ scontata, perché l’emancipazione femminile ha fatto passi da gigante negli ultimi 50 anni, ma da donna che ha visto il suo sogno di diventare giornalista solo in età matura, non posso non chiederti quali sfide hai affrontato per rompere il soffitto di cristallo e come le hai superate?

R. In realtà ho lavorato tanto e ho avuto anche un po’ di fortuna, non mi sono mai messa nella condizione di non riuscire a fare quello che mi piaceva e fare la giornalista era quello che volevo, ma quello della parità è ancora un tema enorme ed è vero il fatto che si fatichi a farsi valere, che le donne abbiano ancora molti problemi sui posti di lavoro è una verità assoluta. Ma nella mia esperienza personale non sono andata avanti partendo da questa consapevolezza, anzi, in modo un po’ incosciente, ho sempre pensato che lo facevo perché lo volevo, perché  mi piaceva farlo. E quando ci sono stati dei problemi, come ci sono in tutte le carriere, in tutti i lavori, ho trovato la forza di andare avanti. A volte quando nelle carriere ci sono le battute d’arresto, hai la tentazione: mi faccio da parte, mi metto a fare le didascalie, nel caso dei giornalisti. Ecco, quello è un peccato, perché è una tentazione che abbiamo tutti, ma quando cedi alla tentazione poi ti metti davvero tu da parte. Quando arriva il momento in cui il vento gira male, e arriva sempre, arriverà anche per me, di nuovo, come per tutti, non ti auto-metti da parte, non cadi in quel tranello in cui dici vabbè, allora mi faccio da parte, perché allora sei sempre perdente, nessuno te lo riconoscerà mai, nessuno se lo ricorderà più che hai fatto un passo indietro, allora meglio non farlo mai.

D. La tua leadership  mi pare evidente. Quali cambiamenti hai promosso come direttrice nella  forma del giornale, nella presentazione e nella scelta delle notizie? E come riesci a bilanciare, soprattutto nei giornali storici come La Nazione, che è credo il  più antico, fondato nel 1859, e poi anche Il Carlino del 1885, l’innovazione con il mantenimento della tradizione?  Insomma quali innovazioni hai apportato in questi giornali?

R. Io spero di essere riuscita a rispettarli e molto, i miei giornali storici! In realtà, quando maneggi cose così antiche come questi giornali il più grande errore che puoi fare è quello di volerli cambiare. Sarebbe una follia. Intanto perché i giornali sono prima di tutto cose culturali, quindi non sono mai di proprietà neanche dell’editore e men che mai di un direttore che è destinato a starci comunque pochi anni. Poi lui è una persona che gestisce altre persone e quindi dà una linea alla redazione. Ma il grande errore che secondo me può fare un direttore, è quello di pensare di cambiare un giornale. E i giornali hanno 160,140,70 anni perché hanno costruito una tradizione di affidabilità con il lettore. Il lettore li compra perché si aspetta di trovare delle cose e se tu non gliele dai tradisci il patto con lui, quindi l’ultima cosa che farà il direttore è cambiare. Può dare una linea, imprimere un tipo di autorevolezza piuttosto che un’altra, ma non può stravolgere un giornale, che ha una sua riconoscibilità storica. I giornali vanno rispettati perché hanno quella storia. Funziona così anche in altri campi. Pensa a una grande azienda storica, per esempio la Barilla che  fa la pasta, se domani il signor Barilla dice che vuole innovare e fare solo la pasta di legumi perché la pasta di grano secondo lui non è sostenibile, i consumatori di pasta cambierebbero marca

D. Chiarissimo! Ci sono delle storie, delle inchieste che hanno marcato maggiormente la tua direzione? e quanta importanza dai alla cultura in questi giornali?

R. Per me la cultura è importantissima. Mi piace, quindi ha un’importanza molto grande che penso o spero di riuscire a far passare anche nel giornale. Pur facendo i conti con che cosa? Con le pagine che sono poche, sono sempre meno quelle di carta. Ci si sposta, però anche lì, su altri canali, su altre possibilità di espressione come il podcast, il video e i social.

D.Il Carlino però una volta aveva anche dei supplementi sui libri e sugli avvenimenti culturali, oggi prevalgono quelli economici o culinari o sul tempo libero.

R. i giornali devono fare i conti con le vendite, è la legge del mercato

D. Una domanda personale te la devo fare: oltre ai libri e al tuo lavoro al giornale hai qualche passione? Suoni il piano, cioè ti piace la musica, frequenti i concerti? Sai le over del mio Blog sono curiose.

R. Da piccolina, suonavo il piano ma non ho continuato. Per il resto, potrei averne, ma dove trovo il tempo?

D. L’ultima domanda è quella solita, come immagini il futuro del giornalismo? Come possono i quotidiani di carta sopravvivere nell’era del digitale e dell’Intelligenza artificiale? Penso a un episodio emblematico che mi è capitato realmente: un ragazzino di 12 anni, al termine della visita alla redazione e alle aree della produzione del Carlino mi chiese stupito:Ma perché continuate a stampare tanti giornali se mio padre legge le notizie sul cellulare senza spendere soldi?

R. È la grande domanda che gli studenti più attenti e i giovani che non hanno un’educazione alla lettura dei giornali spesso fanno a noi operatori dell’informazione. Come si superano queste cose? Devi trovare un equilibrio economico, altrimenti le aziende editoriali non stanno in piedi, quindi si superano dal lato imprenditoriale, si superano sapendo che a un certo punto non è davvero il supporto ciò che conta, ma l’importante è essere più informati. Un supporto di carta o un supporto video, non è quella la cosa più importante. Oggi abbiamo l’Intelligenza artificiale in grado di rispondere alle emozioni, tra poco viaggeremo tutti con gli occhiali che ci fanno vedere gli ologrammi. Non ci si può opporre alla tecnologia, ma l’informazione va resa sostenibile, va fatta pagare. L’Informazione, la cultura sono costose, come ci dicevamo prima, molto costose. Perché sopravvivano occorre una gestione adeguata ai tempi e all’evoluzione della tecnologia.