‘Iris, la Libertà’ di Walter Veltroni: storia di un libro e…di una dedica

Commenti ed eventi culturali di Biancastella

Di solito non seguo le presentazioni dei romanzi, preferendo la saggistica, per la dialettica che sugli argomenti trattati spesso si instaura con l’autore. Eppure, il 6 maggio scorso, non potevo mancare: in Sala Borsa, la più vivace Biblioteca di Bologna, si parlava di memoria, storia e coraggio, un romanzo il cui autore era Walter Veltroni—una figura che ha attraversato momenti importanti della mia vita. Il romanzo non era solo una narrazione, ma un tributo a una partigiana romagnola, a quelle donne della Resistenza troppo spesso dimenticate, tema che mi è caro e su cui ho anche scritto molti articoli.

Un incontro che ha reso la mia copia unica

Ma prima di addentrarmi nella trama del romanzo, vorrei condividere un dettaglio che ha reso questa lettura speciale per me. Alla fine della presentazione, ho voluto salutare Veltroni, ricordandogli che, sebbene da ruoli diversi, avevamo condiviso l’esperienza politica dell’Ulivo nel 1994: lui, vicepresidente del Consiglio; io, consigliera comunale e assessora alla cultura e alle pari opportunità. Inoltre, era stato il Ministro dei Beni Culturali che aveva firmato la mia nomina a direttrice della Biblioteca Universitaria di Bologna.

Nel dialogo tra noi, ho visto accendersi in quel momento un sorriso di riconoscimento: non ero solo una lettrice, ma una persona che aveva percorso un pezzo di storia insieme a lui, in nome degli stessi valori. Poi, quel gesto semplice ma significativo: la dedica sulla mia copia del libro. “A Biancastella per i nostri valori comuni”. Non un autografo di circostanza, ma un segno tangibile di un legame che attraversa il tempo. Quel momento ha trasformato così la mia copia da un semplice libro a qualcosa di unico, carico di storia e di emozione. E dunque, felice per questo piccolo tesoro personale, vi racconto cosa c’è nelle pagine di questo libro.

Il romanzo: la forza di una storia vera

Il cuore del romanzo è la Storia, quella che Veltroni ha sempre raccontato illuminando i grandi eventi attraverso le vite di persone comuni. Non è uno storico di professione, ma un narratore che porta alla luce vicende esemplari, capaci di parlare al presente.

Questa cifra stilistica è evidente anche in altre sue opere, come quelle dedicate agli anni di piombo, al boom economico, alle trasformazioni sociali che hanno segnato il Dopoguerra. Qui, invece, Veltroni si concentra su uno dei momenti fondativi della Repubblica: la Resistenza. Lo fa con la stessa sensibilità narrativa dei suoi precedenti lavori, dando voce a una figura reale, riscoperta e riportata al centro della memoria collettiva.

La protagonista è Iris Versari, una giovane donna che, con coraggio e determinazione, sfida il destino in un’Italia dilaniata dal nazifascismo. La sua lotta partigiana, vissuta tra fughe, scontri e clandestinità, non è solo eroismo, ma anche paura e amore. Fino alla scelta estrema: di fronte alla cattura, Iris non si arrende, preferisce morire piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Una decisione tragica che sigilla il sacrificio di un’intera generazione e il ruolo fondamentale—troppo spesso dimenticato—delle donne nella Resistenza. Solo nel 1976 Iris fu insignita della medaglia d’oro al valor militare.

Libertà: un valore da difendere

Durante la presentazione, Agnese Pini, la giovane e brava direttrice di  3 quotidiani( QN-Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione) che curava la presentazione, ha chiesto all’autore: “Perché un titolo sulla libertà, e proprio ora?” La risposta di Veltroni è stata chiara: “La libertà non è mai scontata. Oggi si avverte un certo rischio, alcune opinioni e comportamenti non sono più riconosciuti come liberi. Basta guardare l’America, o i tanti paesi in cui la libertà torna a essere qualcosa da conquistare. E allora non bisogna mai abbassare la guardia”.

E questa riflessione rende il romanzo ancora più necessario: la storia di Iris non è solo un ricordo, ma un monito per il presente, un invito a vigilare affinché nessuna libertà sia mai data per scontata.

Un ponte tra generazioni

Come nei suoi lavori precedenti, Veltroni costruisce un ponte tra generazioni. Iris, la libertà (Rizzoli, 2025) non è soltanto un tributo a una giovane partigiana, ma un avvertimento contro l’oblio, un’esortazione a ricordare e difendere quei valori che hanno reso possibile la democrazia che oggi viviamo.

Leggere Iris, la libertà significa vivere un’epoca, respirare la speranza e il terrore, immergersi nei pensieri e nelle emozioni di una ragazza che ha sfidato tutto per un ideale. Con la sua scrittura fluida e coinvolgente, Veltroni ci regala un racconto che è, al tempo stesso, un diario di lotta e una lezione di memoria. “Questo libro – dice Veltroni – è stato per me un viaggio dentro l’anima di questa bambina e poi di questa ragazza, è un po’ come un suo diario, anche se lei non l’ha mai tenuto”.

E per me, tenere tra le mani questa copia con la sua dedica, lo rende ancora più speciale: non solo un libro da recensire, ma un’esperienza personale, una storia che si intreccia alla mia, un testimone di valori condivisi e di memoria viva.