
Alexandra David-Néel, un’anima indomita e assetata di conoscenza, la prima donna europea a varcare le porte della Città Proibita di Lhasa, in Tibet, è l’ultima delle esploratrici francesi che la nostra Ritangela ha riscoperto e segnalato nei post che abbiamo pubblicato in questa rubrica (27 marzo e 16 aprile). In un’epoca in cui il mondo era avvolto nel mistero e le donne erano relegate ai margini dell’esplorazione, Alexandra osò sfidare le convenzioni e intraprendere un viaggio leggendario. La sua storia è un inno all’audacia, alla scoperta e alla perseveranza, un faro di ispirazione per le generazioni future.
Biancastella

Alexandra David-Néel (1868-1969), figlia unica di madre belga e padre francese, fu esploratrice, fotografa, antropologa, orientalista e grande studiosa delle filosofie orientali. Scrisse libri di viaggi ed alcuni testi sul Buddismo che voleva depurare dalla superstizione, dalle stregonerie e dai rituali magici. Inoltre nel corso della sua vita, apprese lingue antiche come il sanscrito, il pali ed il tibetano.
Da quando aveva quindici anni, più volte si allontanò da casa con la sua bicicletta per viaggiare e sfuggire ai voleri della madre che sognava di presentarla a corte e di farle contrarre un ottimo matrimonio.
Frequentò la Sorbona e si iscrisse alla Massoneria, potenziandovi l’ingresso delle donne e partecipò a movimenti femministi anarchici per difendere i diritti delle donne.
Grazie ad un’eredità viaggiò a lungo per l’India ed apprese tecniche di meditazione. Successivamente, per mantenersi, diventò una brillante cantante lirica e ottenne la direzione artistica del teatro di Tunisi.
In Africa si sposò, ma la vita matrimoniale non le si confaceva, la faceva star male e così prese accordi col marito per continuare la sua vita di viaggi ed esplorazioni. Tenne sempre contatti epistolari col marito che morì nel1941 e che rivide solo nel 1911.
Dal 1914 al 1916 visse in eremitaggio in una caverna nel Sikkim, praticando esercizi spirituali con un giovane monaco tibetano che divenne suo compagno di vita ed adottò come figlio. In seguito visitò la Cina, la Corea ed il Giappone.
Ma il suo sogno più grande era raggiungere Lhasa, la capitale del Tibet, una città avvolta nel mistero e proibita agli stranieri. Nel 1924, all’età di 56 anni, Alexandra realizzò il suo sogno, diventando la prima donna europea a varcare le porte di Lhasa. Il suo viaggio fu un’impresa epica, un percorso di migliaia di chilometri attraverso montagne impervie e paesaggi mozzafiato. Alexandra affrontò pericoli e difficoltà inimmaginabili, ma il suo spirito indomito e la sua fede incrollabile la spinsero a perseverare.
Diventò lama e spesso fu accolta nelle case in abbigliamento tibetano, dicendo di essere Khadoma, lo spirito tibetano femminile che a volte assume parvenze umane e protegge dalle sventure.
La sua vita terminò in Provenza a 101 anni, dopo aver ricevuto la Legion d’onore, come riconoscimento per il suo straordinario contributo all’esplorazione e alla conoscenza del mondo.
