
Mentre ci apprestiamo a celebrare l’ottantesimo anniversario del 25 Aprile, data incisa nella storia come Festa della Liberazione dal giogo nazifascista, purtroppo assistiamo a conflitti e sofferenze in tante parti del mondo e ai confini dell’Europa e il nostro pensiero allora va a tutti quegli uomini, quelle donne, quei bambini, costretti ad una resistenza ancora più dura e disumana di quella che hanno vissuto i nostri predecessori.



Il 25 Aprile ricordiamo con gratitudine il coraggio e il sacrificio di partigiani, militari e civili che, con la loro lotta, hanno reso possibile la rinascita di un’Italia libera e democratica, fondando i valori che ancora oggi ci guidano, tuttavia questa giornata deve essere non solo una commemorazione del passato, ma anche un monito costante sull’importanza di difendere attivamente la libertà e la democrazia contro ogni forma di oppressione e intolleranza.
Per questo anche nella giornata in cui celebriamo la vittoria della Resistenza, vogliamo parlare delle donne di ieri, che con coraggio, resilienza e determinazione hanno reso possibile la rinascita di un’Italia libera e democratica, ma anche delle donne di oggi nei teatri di guerra che affrontano sfide nuove e persistenti e, resistendo, contribuiscono alla sopravvivenza delle loro comunità. Il loro apporto, come quello delle donne della Resistenza italiana, è spesso invisibile ma assolutamente essenziale per la tenuta sociale e per la speranza in un futuro di pace giusta.
Le donne nella Resistenza italiana: Un esercito silenzioso di eroine
Lungi dall’essere figure marginali o di semplice supporto logistico, le donne furono parte integrante della Resistenza, agendo con audacia, intraprendenza e un profondo senso di giustizia e di solidarietà. I loro ruoli furono vari e flessibili, adattandosi alle varie necessità contingenti: molte furono le staffette, figure cruciali che, con il pretesto di attività quotidiane come portare il latte o fare la spesa, trasportavano messaggi cifrati, armi, viveri e medicinali tra le brigate partigiane, sfidando i controlli nemici e mettendo a repentaglio la propria vita. La loro apparente innocuità era la loro arma più potente, permettendo loro di muoversi con relativa libertà in un territorio ostile.
Immaginatevi una giovane donna, con un cesto di verdure al braccio, il cuore che batte all’impazzata mentre supera un posto di blocco tedesco, sapendo che in quel cesto sono nascosti documenti che potrebbero salvare delle vite. Questo era il coraggio quotidiano delle staffette.
Altre donne si distinsero come partigiane combattenti, imbracciando le armi e partecipando attivamente agli scontri contro le forze nazifasciste. Nelle montagne e nelle città, queste donne dimostrarono coraggio e abilità pari ai loro compagni uomini, combattendo per la libertà e la democrazia. I loro nomi, spesso meno noti di quelli maschili, meritano di essere maggiormente ricordati e onorati.
Un ruolo altrettanto vitale fu quello delle informatrici e delle organizzatrici. Queste donne raccoglievano informazioni preziose sui movimenti del nemico, fornivano rifugio e assistenza ai partigiani, organizzavano reti di solidarietà e propaganda, e mantenevano vivi i collegamenti tra le diverse formazioni para-militari. La loro capacità di tessere legami e di agire nell’ombra fu essenziale per il successo della lotta.
Dietro ogni azione eclatante, c’era spesso una rete di donne che lavoravano nell’ombra, raccogliendo informazioni, preparando rifugi sicuri, diffondendo la parola della Resistenza. Erano le tessitrici della libertà.
Altrettanto importante fu il contributo delle donne che operarono nell’assistenza e nel soccorso. Infermiere improvvisate, si presero cura dei feriti, spesso in condizioni precarie e rischiando la cattura. Offrirono rifugio e conforto a perseguitati, ebrei, prigionieri alleati in fuga e a tutti coloro che necessitavano di aiuto, dimostrando una profonda umanità in un periodo di brutale violenza.



Infine, un numero incalcolabile di donne comuni contribuì alla Resistenza con piccoli ma significativi gesti quotidiani: fornendo cibo e vestiario ai partigiani nascosti, diffondendo informazioni clandestine, mantenendo alto il morale della popolazione civile e opponendosi silenziosamente all’occupazione. La loro resilienza e la loro determinazione furono un elemento fondamentale per sostenere la lotta di liberazione.
Ogni piatto di minestra nascosto, ogni indumento caldo offerto, ogni parola di conforto sussurrata all’orecchio erano atti di resistenza tanto importanti quanto le azioni armate. Era la forza silenziosa del popolo che si ribella.
Le motivazioni che spinsero queste donne ad impegnarsi nella Resistenza furono molteplici: l’orrore della guerra, l’indignazione per le leggi razziali, la perdita di familiari e amici, il desiderio di libertà e di un futuro migliore per il proprio Paese. La loro partecipazione fu spesso caratterizzata da una forte consapevolezza politica e da un profondo senso di responsabilità civile. Il prezzo pagato dalle donne della Resistenza fu alto. Molte furono arrestate, torturate, deportate nei campi di concentramento e uccise per il loro impegno. Le loro storie di coraggio e sacrificio sono una testimonianza indelebile della loro forza d’animo e del loro amore per la libertà. Ricordare le donne della Resistenza non è solo un atto di giustizia storica, ma anche un modo per trarre ispirazione dal loro esempio di coraggio, determinazione e impegno civile.





Non possiamo ricordarle tutte – nei miei precedenti articoli sui quotidiani con i quali ho collaborato ne ho citate molte – ma vorrei fare un nome per tutte: Irma Bandiera, nome di battaglia “Mimma”, staffetta e informatrice preziosa per le brigate partigiane. Fu catturata, torturata per giorni e poi lasciata morire sul marciapiede della via dove abitava la sua famiglia, nella inutile speranza che, sulla soglia di casa, potesse finalmente fare i nomi dei suoi compagni. Era giovane e bella “Mimma”, diventata il simbolo della resistenza femminile in Emilia-Romagna.

Un filo rosso di coraggio: le donne nelle guerre di oggi
Le donne in Ucraina, in Palestina e in altre parti del mondo, continuano a dimostrare una straordinaria resilienza e a svolgere ruoli cruciali, spesso con parallelismi sorprendenti ma anche con nuove sfide rispetto alle donne della Resistenza italiana. I parallelismi sono, tuttavia, tanti: le donne costituiscono, come durante la nostra Resistenza, la spina dorsale del supporto logistico. In Ucraina, ad esempio, forniscono cibo, rifugio e cure mediche ai soldati e ai civili. In Palestina, nonostante le enormi difficoltà, organizzano aiuti e cercano di mantenere un senso di normalità nelle comunità colpite. Raccolgono e diffondono informazioni, spesso rischiando la propria sicurezza. Le donne sono in prima linea nella resistenza civile non armata. In Ucraina, molte si sono unite a movimenti di protesta pacifica contro l’occupazione. In Palestina, partecipano attivamente a iniziative comunitarie per sostenere le famiglie e preservare la cultura. Come le donne italiane che mantenevano alto il morale durante la guerra, oggi si fanno carico del benessere psicologico delle loro comunità, per quanto difficile possa essere. Le donne di oggi, come quelle di ieri, sono testimoni dirette degli orrori della guerra e spesso si fanno portavoce delle sofferenze della popolazione civile. Attraverso i social media e i media tradizionali, le loro voci raggiungono il mondo, sensibilizzando l’opinione pubblica e chiedendo giustizia. Ancora una volta, le donne sono in prima linea nell’assistenza ai feriti e ai bisognosi. In Ucraina, molte infermiere e dottoresse sono al lavoro sotto i bombardamenti. In Palestina, le operatrici sanitarie lottano, talvolta rimanendo vittime sotto i bombardamenti israeliani, per fornire cure in un sistema sanitario al collasso e questa dedizione ricorda l’impegno delle infermiere partigiane durante la Resistenza .




Ma non è solo dai teatri di guerra e di conflitti armati che ci giungono situazioni di resistenza, anche dai regimi politici oppressivi ci raggiungono, grazie ai nostri sistemi avanzati di comunicazione, storie di donne intrappolate in sistemi che negano loro i diritti fondamentali. Se in Ucraina e Palestina, assistiamo alla resilienza femminile di fronte alla violenza e alla perdita, donne che si fanno carico di famiglie, comunità e spesso imbracciano esse stesse le armi per difendere la propria terra e i propri cari, in paesi come l’Iran e l’Afghanistan la negazione della libertà individuale e collettiva costringe le donne a una lotta quotidiana per l’affermazione di sé, sfidando divieti e repressioni con coraggio e ingegno. In questi paesi le donne si ergono come baluardi contro l’oppressione, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione – dalla disobbedienza civile alle proteste silenziose, dall’attivismo online alla creazione di reti clandestine – per rivendicare i propri diritti e la propria dignità. La loro lotta, spesso invisibile agli occhi del mondo, è un atto di coraggio quotidiano che sfida le fondamenta stesse di regimi autoritari.

Le storie di queste donne, sia ucraine che palestinesi, iraniane e afgane, come le partigiane italiane, spesso non ricevono la stessa attenzione mediatica delle figure maschili, ma il loro contributo è fondamentale per comprendere appieno la complessità e la portata delle lotte per la libertà e l’autodeterminazione nel mondo.
Nonostante, dunque, le differenze di contesti, di motivazioni, di ruoli, un filo rosso lega queste donne combattenti: un’indomita sete di libertà e giustizia, un rifiuto di sottomettersi all’oppressione e una straordinaria capacità di resilienza di fronte all’avversità. Il loro coraggio, ieri come oggi, ci ricorda che la lotta per la libertà è un anelito universale che trascende i confini geografici e temporali.

In questo 25 aprile, onoriamo, allora, la memoria delle donne della Resistenza italiana, il cui sacrificio ha reso possibile la nostra libertà. Ma volgiamo anche lo sguardo alle donne che oggi, in diverse parti del mondo, continuano a combattere per la propria dignità e per un futuro di pace. Le loro storie, pur nelle loro specificità, ci interrogano sul valore della libertà e sulla nostra responsabilità nel sostenere chi lotta per essa, ovunque si trovi. Che l’eco del coraggio delle nostre partigiane possa ispirare e dare forza a tutte coloro che oggi si battono per un mondo più libero e giusto.




