
Questo secondo articolo sulle esploratrici dimenticate( il primo era stato dedicato su questo Blog a J.Baret il 27/03/u.s.) ripercorre l’avventura di Léonie d’Aunet, la prima donna che nel 1839 in un viaggio memorabile superò il Circolo polare Artico, rivelando il suo grande coraggio e la determinazione che le permisero di non lasciarsi intimorire dalle difficoltà e dai pregiudizi. Scopriremo come Léonie, con la sua curiosità e il suo spirito indomito, seppe superare le sfide di un ambiente ostile e lasciare un segno indelebile nella storia dell’esplorazione. In seguito, tuttavia, forse anche a causa di una vita privata tumultuosa, fu per oltre un secolo dimenticata
Biancastella
Il viaggio artico e l’inizio della carriera
Amiche mie, accettereste di fare un viaggio al Polo Nord, vestite da uomo con indumenti del 1800, senza le tute per i vostri weekend sulla neve a Roccaraso o forse meglio a Saint Moritz? Ma procediamo con ordine. Il primato di essere stata la prima donna a raggiungere il Polo Nord spetta a Léonie d’Aunet, scrittrice, drammaturga, esploratrice, donna libera. Nacque a Parigi nel 1820 e vi morì nel 1879 dopo una vita avventurosa, dai molteplici aspetti e con interessi che poche donne dell’epoca potevano coltivare.
La nostra eroina ricevette un’ottima educazione presso un istituto femminile rinomato in cui si studiava musica, arte, letteratura e inglese, ma, dotata di un carattere indipendente ed irrequieto, appena uscita dal collegio, a diciotto anni, andò a vivere con un pittore di corte molto più anziano di lei, Francois-Auguste Biard, ingiustamente, forse per invidia, ritenuto mediocre. I suoi quadri sono oggi visibili sui siti web e sono descrittivi di alcune fasi del viaggio al Polo.
La scelta della convivenza per quei tempi costituiva già uno scandalo. Non dimentichiamo che siamo a Parigi, nell’Ottocento, al tempo di Madame au camélias, romanzo di Dumas figlio, i cui protagonisti Margherita Gautier ed Armando Duval diventeranno, come sapete, Alfredo e Violetta nella Traviata. Tutto il mondo è paese: allora le donne, non potendo che svolgere solo umili lavori, sceglievano, se belle, di essere mantenute da uomini ricchi, aristocratici, anziani e spesso anche sposati. Il fatto di essere mantenute non impediva loro di avere relazioni anche con altri uomini. Pensate che in Italia, paese sotto l’egida del Vaticano, la prima rappresentazione della Traviata non riscosse il dovuto successo, proprio perché il soggetto venne giudicato scabroso.
La spedizione scientifica e la partecipazione di Leonie
Intanto il naturalista Joseph Paul Gaimard stava organizzando una spedizione scientifica allo Spitzberg, la più grande delle isole Svalbard, invitando i migliori scienziati dell’epoca, per esplorare e raccogliere materiale in tutti i campi scientifici: astronomia, botanica, zoologia, geologia, meteorologia. Conosceva Léonie, perché frequentava il salotto letterario di Biard, in Place Vendome, dove partecipavano figure come Chopin, Balzac, Lamartine. Allora Gaimard chiese a Léonie di convincere Biard ad unirsi alla spedizione per fare da paesaggista durante il viaggio. Léonie rispose che avrebbe convinto Biard a patto di partecipare anche lei alla spedizione. Le tecniche fotografiche del tempo non consentivano riproduzioni fedeli, pertanto vennero ingaggiati altri tre pittori per documentare paesaggi, abitanti, flora e fauna.
La partecipazione di Léonie al viaggio raccolse infiniti commenti negativi nei circoli letterari che frequentava. Le altre donne le dissero che il freddo le avrebbe rovinato il viso, che a diciannove anni bisognava divertirsi partecipando ai balli oppure sposarsi e mettere al mondo dei figli. Nessuno, però, riuscì a convincerla a non partire e apertamente rispondeva che a mettere al mondo figli ci avrebbe pensato al ritorno. Il viaggio durò sei mesi, attraversando l’Olanda, la Danimarca, la Svezia e la Norvegia fino ad oltrepassare il Circolo polare artico. Durante il viaggio, né i numerosi incidenti (barca rovesciata, nave incastrata nei ghiacci), né i commenti della ciurma che la riteneva una “smorfiosa parigina” incapace di sopportare le difficoltà a causa del suo aspetto delicato, riuscirono a farla desistere. Léonie non mollò e portò a termine la spedizione.

Ritorno a Parigi, maternità e successo letterario
Al ritorno del viaggio, Leonie era incinta, si sposò e divenne celebre per il suo coraggio nell’ aver sfidato il freddo e luoghi impervi di cui lasciò descrizioni suggestive come quelle meravigliose dedicate alle aurore boreali, al colore dei ghiacci, ai paesaggi che ancora oggi non è agevole vedere. I suoi reportages, sotto forma di lettere a suo fratello dodicenne, cominciarono ad essere pubblicati sulla Revue de Paris nel 1852 per poi essere raccolti nel volume Oltre capo Nord. Viaggio di una donna allo Spitzerg pubblicato nel1854. Questo successo la introdusse nel salotto letterario di Fortunée Hamelin, una donna piuttosto eccentrica o almeno considerata tale solo per il suo manifestarsi libera da ogni costrizione e dalla falsa morale del suo tempo.

La relazione con Victor Hugo e le difficoltà personali
Tuttavia il ritorno a Parigi segnò anche l’inizio di un periodo difficile nella vita di Léonie. Nel salotto della Hamelin incontrò, infatti, Victor Hugo, che era sposato, e diventò una delle sue tante amanti. Lo scrittore le dedicò parecchie poesie, ma la relazione fu bruscamente interrotta perchè Leonie fu arrestata, scoperta da suo marito, dal quale voleva separarsi, in compagnia di Hugo e imprigionata a Saint-Lazare, prigione delle prostitute. Victor Hugo, godendo dell’immunità, essendo Pari di Francia, non risentì minimamente dell’accaduto dal punto di vista penale e si preoccupò solo di nascondersi in casa, sperando che l’amante ufficiale, Juliette Drouet, non venisse a sapere nulla, e, come ancora succede, le critiche si concentrarono sul comportamento di Léonie giudicata “un’ammaliatrice senza scrupoli”.
Sarà Fortunée Hamelin a salvare Léonie che, nel frattempo, aveva perso la custodia dei figli ed il sostentamento, e, dopo essere stata in convento per finire di scontare la sua pena, dimorerà presso una zia collaborando con riviste e scrivendo feuilleton, in cui le protagoniste sono infelici ed insoddisfatte riflettendo la condizione femminile dell’epoca .
Léonie, in seguito, cercò sostegno economico da Victor Hugo e lo rivide, strano caso della vita, grazie all’amicizia con la moglie di lui, Adèle, che avrebbe sopportato più volentieri Léonie come amante del marito piuttosto che quella “storica” dello scrittore, Juliette Drouet, dalla quale, invece, Hugo non si separerà mai, pur frequentando bordelli ed altre amanti. Adèle divorziò poi da Hugo e rafforzò la sua amicizia con Léonie. Grazie ad Adèle Léonie fu reintrodotta in società, e l’amica continuò a sostenerla nella sua attività di scrittrice di libri ed opere teatrali. Secondo alcuni si avvalse dell’aiuto letterario di Hugo, ma pare invece che lo scrittore si sia servito lui della creatività ed ispirazione della donna, la quale ad un certo punto, dopo una relazione durata sette anni, si renderà conto che non è dignitoso far parte del gregge delle amanti di Hugo e troncherà il rapporto con lo scrittore. Questa decisione ai miei occhi rappresenta un riscatto della sua personalità e un segno di modernità.

L’eredità di Leonie d’Aunet
Infine, dopo aver letto alcune biografie che la riguardano, mi sono convinta che Leonie d’Aunet merita di essere ricordata non solo per la sua relazione con Hugo, di cui pure tanto si è scritto, ma soprattutto per il suo spirito d’avventura e per la sua lotta contro le convenzioni sociali che limitavano il ruolo delle donne. La sua vita avventurosa offre uno spaccato interessante della società francese dell’Ottocento, anche se forse per questo è stata letteralmente dimenticata per un intero secolo. La fama letteraria che aveva conquistato qundo era in vita era dovuta, d’altra parte, non solo al suo Voyage d’une femme au pole arctique che ottenne ben sette edizioni nei trent’anni successivi alla prima edizione del 1854, ma anche a molti altri libri, tra cui romanzi, racconti, opere teatrali. Ma dopo quasi un secolo di oblio, nel 1992 Wendy S. Mercer rivalutò la figura di d’Aunet, con una prefazione a una nuova edizione del Voyage e un articolo su Studi francesi intitolato Léonie d’ Aunet (1820-1879) nell’ombra di Victor Hugo: un talento oscurato dal sesso. Mercer concluse che “il messaggio essenziale trasmesso sia dalla carriera di Léonie che dalla sua opera sottolinea l’insoddisfazione per il ruolo assegnato alle donne nel XIX secolo” e che Léonie “celebra la femminilità e si ribella alle leggi scritte da uomini per limitare il ruolo attivo delle donne nella società”.