
La nostra amica Ritangela, che contribuisce al Blog con le sue poesie e altri scritti, nel riordinare la sua biblioteca ha ritrovato un libro che – incredibile eccezione editoriale – tratta delle esploratrici francesi e incuriosita l’ha riletto e mi ha proposto di pubblicare nella mia Rubrica sulle donne che hanno dato contributi importanti al progresso della civiltà, ma che spesso sono state dimenticate se non addirittura ignorate dai libri di storia, tre brevi contributi su alcune di loro: Jeanne Baret, Leonie d’Aunet e Alexandra David-Néel. Queste donne coraggiose hanno affrontato pericoli, superato ostacoli e dimostrato una determinazione incrollabile nel perseguire la loro passione per la scoperta. Per secoli, infatti, l’esplorazione è stata vista come un’impresa maschile, un’avventura riservata agli uomini e così queste donne straordinarie hanno sfidato le convenzioni sociali e si sono avventurate in territori inesplorati, contribuendo in modo significativo alla nostra comprensione del mondo.
Biancastella

Jeanne Baret viene ricordata come la prima donna ad aver fatto il giro del mondo in nave nel 1766 ad appena 26 anni. Personalità libera e curiosa, nacque nel 1740 in un villaggio della Borgogna, a quel tempo regione francese molto arretrata. Jeanne era figlia di un bracciante analfabeta, la sua famiglia era povera e la ragazza provvide forse da sola, a dotarsi di una elementare istruzione, ma si fece notare per essere una valente conoscitrice di piante medicinali. Venne assunta come domestica dal noto naturalista Philibert Commerson, che perse la moglie di parto e successivamente ebbe un figlio dalla Baret. Il parto avvenne lontano dalla casa di Commerson ed il figlio fu subito dato in adozione per poi morire dopo appena un anno.
Commerson era di salute cagionevole e volle che Jeanne partisse con lui per assisterlo, sulla nave del barone Louis Antoine de Bougainville per una spedizione naturalistica organizzata dal governo francese. Poiché le leggi della marina francese non permettevano la presenza di donne sulle navi, Jeanne si finse uomo, facendosi passare per Jean, domestico del Commerson, e per tutto il viaggio fu costretta a vestirsi da uomo comprimendo i seni sotto fasce di lino.
Jeanne svolse quasi tutto il lavoro che avrebbe dovuto fare Commerson che, oltre a soffrire di mal di mare, aveva un‘ulcera ricorrente ad una gamba, e fu proprio lei ad assisterlo durante la traversata.
Più volte dovette sventare i sospetti sulla sua identità, addirittura dicendo di essere un eunuco. In nuova Zelanda, sorpresa nuda, fu perfino esaminata da un gruppo di inservienti della spedizione. Purtroppo venne scoperta a Tahiti dagli indigeni e, dopo la ribellione dell’equipaggio, sia lei che l’amante vennero lasciati a terra.
Aprendo una parentesi, oltre ad aver subito queste umiliazioni, c’è da dire che il trattamento che le riservava Commerson era molto, ma molto discutibile ed umiliante. La chiamava “la mia bestia da soma” per la sua capacità di portare sia sotto la neve che sotto il sole tropicale provviste, armi, quaderni con appunti e attrezzature botaniche.
Rimanendo a terra, Jeanne ebbe la possibilità di studiare la flora e di raccogliere oltre 6000 esemplari di piante. Inoltre, secondo alcuni biografi, dopo la morte dell’amante, lavorando in una taverna, conobbe un ufficiale francese che sposò e con cui continuò a viaggiare.
Al suo ritorno in patria rivendicò il testamento di Commerson e ricevette dallo stato francese finalmente gli onori che meritava per il suo coraggio e le sue scoperte botaniche insieme a una generosa pensione.
Con il suo nome, Barentiae, viene chiamata una pianta del genere Solanum ma la sua scoperta più celebre, fatta in Brasile, fu la pianta rampicante che oggi porta il nome di Bougainville, in omaggio al capo della spedizione, ma che rimane un simbolo dell’eredità duratura di Jeanne.
Delle tre esploratrici che vi propongo, ritengo che Jeanne sia quella che oltre alla curiosità sia stata animata da un forte spirito scientifico raggiunto per di più da autodidatta senza la base di una istruzione adeguata.
Ed ora mi chiederete se ci sono esploratrici italiane passate alla storia. In attesa di documentarmi su esplorazioni terrestri, magari avvenute in tempi a noi più vicini, vi domando: ma vi pare meno importante Samantha Cristoforetti come esploratrice nello spazio? Forse no, anche perchè lei è diventata, al contrario della Baret, una celebrità.
