“Tanti piccoli fiori gialli”: Teresa Mattei e la forza delle mimose

Storie di donne 21 di Biancastella

Oggi 8 marzo, in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della donna e noi donne ci scambieremo, con orgoglio, mazzetti di mimose, o saremo ancora più felici se saranno i nostri uomini, figli, compagni, amici, colleghi, a regalarceli. Ma chi ha avuto l’idea di adottare la mimosa come simbolo della festa della donna e perché? Immaginate un’Italia appena uscita dalle ombre della guerra, un paese che cercava di ricostruire non solo le proprie case, ma anche la propria anima. Nel 1946, in quel clima di speranza e rinascita, conquistato finalmente il voto, un gruppo di quelle donne che avevano combattuto per questo diritto, si riunì nell’associazione Unione Donne Italiane e decise di istituire la prima festa della donna l’8 marzo successivo alla conquista del voto, proponendo anche di creare un simbolo, magari un fiore, che la rappresentasse. Tra loro, Teresa Mattei, una giovane donna con un passato da partigiana, nome di battaglia Chicchi, e un futuro da costituente, portava con sé la forza e la passione di chi aveva lottato per la libertà e fu suo il merito della scelta della mimosa. Qualcuna consigliò le violette, come in Francia, qualche altra l’orchidea, subito bocciata perché costosa e rara, ma Teresa suggerì: “Scegliamo la mimosa, un fiore povero, ma forte, facile da trovare nelle campagne, che rappresenta bene l’unione delle donne con tutti quei fiorellini messi insieme!” e, per convincere le più titubanti, raccontò che secondo un’antica leggenda l’albero della mimosa sarebbe nato dal sacrificio di una giovane donna dalla grande chioma d’oro, proprio come il colore delle mimose. La proposta fu accettata e la mimosa, con i suoi fiori gialli e profumati, diventò un simbolo di forza e resilienza, come le donne italiane che avevano affrontato la guerra con coraggio.

La scelta della mimosa fu, dunque, un atto di amore e di speranza. Un modo per dire a tutte le donne che la loro forza era come quella di quel fiore, capace di fiorire anche nelle condizioni più difficili. Un modo per ricordare che la lotta per l’uguaglianza era una battaglia di tutte, un impegno collettivo, proprio come i tanti piccoli fiori della mimosa che formano un unico, grande abbraccio.

Quando Teresa, ormai molto anziana, ricordava la scelta di quel fiorellino giallo, diceva: “Mi commuovo quando vedo l’8 marzo le ragazze scambiarsi i fiori gialli delle mimose perché penso che non ho vissuto inutilmente”.

Teresa nasce a Genova nel 1921, si trasferisce nel ’32 a Firenze dove suo padre diventa dirigente del Partito d’Azione toscano; è una ragazzina vivace e sensibile ai valori della libertà e della giustizia sociale, così, quando al liceo un docente fa l’apologia delle leggi razziali, abbandona l’aula perché non vuole assistere a “quella vergogna “; sarà espulsa da tutte le scuole per quel suo sfrontato coraggio. E di coraggio ne dimostrerà ancora tanto, non solo da partigiana, ma anche da costituente e giovane deputata del partito Comunista che non esitò ad abbandonare, in disaccordo con la politica stalinista e la linea di Togliatti. Muore a 92 anni nel 2013 e fino all’ultimo si era impegnata nelle lotte per i diritti delle donne e dei minori.  

Teresa Mattei, con la sua scelta, non ha solo regalato un fiore all’8 marzo, ma ha donato un simbolo di identità e di orgoglio a tutte le donne. Un simbolo che ancora oggi, ogni 8 marzo, ci ricorda che la lotta per i diritti delle donne è un cammino che continua, un cammino illuminato dal giallo brillante della mimosa.

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