Ode al panzerotto: un’esplosione di gioia ( e di olio)

Il sale sulla coda 25 di Biancastella e Ritangela

Proemio

Ma che sarà mai il panzerotto? Un pezzo di pasta fritta! E no, cari non pugliesi, il panzerotto è un’esplosione di gioia, con la sua forma rotonda e il suo ripieno succulento, è il simbolo della festa, è il cibo che ti mette allegria, che ti fa sentire a casa, che ti ricorda le tradizioni della tua terra. Sapete che il panzerotto è diventato il re dello street food pugliese?, un vero e proprio fenomeno di costume e lo trovi in tutti …i ripieni: c’è quello classico con pomodoro e mozzarella, quello con le cime di rapa, quello con la ricotta forte, con la carne e persino con la nutella. Se chiudo gli occhi sento già il richiamo irresistibile del panzerotto, quel profumo inebriante dell’olio che frigge e si diffonde per tutta la casa e perfino sui vestiti – e chi non resiste? – , quel suono croccante della pasta che si spezza sotto i denti e quella scioglievolezza del ripieno che si fonde con la mozzarella filante e che se non stai attento …ti brucia labbra e lingua. Insomma un’esperienza sensoriale che catapulta chi la prova in un’altra dimensione, dove l’unica cosa che conta è il piacere di mangiare. E allora, amiche e amici non pugliesi e pugliesi “emigrati”, cosa aspettate? Abbandonatevi alla lussuria del panzerotto, lasciatevi travolgere dalla sua bontà! Non ve ne pentirete( o forse sì, se avete problemi a digerire il fritto!) . Biancastella composuit

La panzerottata

Tutte bravissime cuoche le mie amiche, solo io ho tralignato, però durante le panzerottate mi sdebitavo dedicando poesie ai miei ospiti.

Con rimpianto ricordo una festa di gioventù, quando affrontammo una difficile digestione di panzerotti, sdraiati per terra sui cuscini. Dietro consiglio di un amico primario avevamo fatto a gara a mangiare ben sei panzerotti a testa. Poi uscimmo in comitiva sulla rotonda del nostro lungomare. Era una serata tiepida di febbraio. A Bari spesso succede quella che io chiamo “la primavera invernale”, soprattutto quando non “ammena” (ti picchia)il maestrale. Ci mettemmo tutti a cantare: “è primavera, svegliatevi bambine”. Questo accadeva quando non ero ancora dirigente scolastico ed ero felice.

Preparare i panzerotti è piuttosto impegnativo. Per non farmi combinare casini, mi hanno sempre affidato incarichi semplici come quello di bucare la pancia dei panzerotti con un ago per evitare che si aprano durante la frittura. Eseguo il compito con leggero sadismo, pensando a tutti quelli che mi vogliono male.

Gli uomini rudi pugliesi spesso aiutano le donne a “trombare” la pasta (termine tecnico) ed a friggere i panzerotti, girandoli con estrema delicatezza nell’olio bollente. Forse nemmeno con le amanti usano quella delicatezza.

Lo chef d’eccellenza tra i miei amici è stato Giuseppe che ricordo vestito da antico romano con un lenzuolo ed una parrucca dai riccioli biondi durante una festa carnascialesca a casa mia.

Giuseppe raggiunse l’empireo degli chef quando ci invitò nel suo palazzo avito per farci gustare i suoi indimenticabili panzerotti. Ringraziai la padrona di casa, anche lei ottima cuoca, con questa poesia:

A donna Filomena
L’eco del vociare invadente
per le larghe scale di pietra
si è perso ormai
tra l’impercettibile sussulto dei rossi ciclamini
ed il sorriso fisso e dolce delle statue.
Dalla strada bagnata di pioggia,
vedo la tua ombra e quella dello sposo,
chiudere gli scuri della casa avita,
quasi a frenare il tempo che s’invola
e rimanere sempre tra le annose cose:
ninnoli, cuscini, orologi che non battono le ore…
Il nido da tempo è vuoto,
gli uccelli per altri lidi sono partiti
e tu ancora li accompagni
con mille desideri in uno sguardo,
lo strano, dolce sguardo di una mamma,
paziente e pieno di sopportazione…
Forse speri in un ritorno alla dimora
che ti ha protetto in questi lunghi anni…
Ma, rassegnati, perché ciò che piace a noi,
non ha riscontro
e le radici di un amore
pur tenace,
non possono invadere altre scelte ed altre strade
che il destino, prepotente, impone
Ritangela Tomasicchio composuit il 13 ottobre 2012.

E la poesia del panzerotto? Eccola

Lode al panzerotto
Senti, turista
di mare,
d’aria
e di terra,
questo è un consiglio
e tienilo a mente.
I Baresi D.O.C
hanno il cuore
nella panza:
se mangiano bene,
è un’esultanza.
Di tutti i loro cibi
il prediletto sono io:
IL PANZEROTTO,
buono se ben cotto
in olio non stracotto.
E se fila ‘ a mozzarella,
se spruzzo sugo sulla cammesella,
se ti scotto ‘a vocca bella,
che te fotte?
Tra la schiuma della birra,
quando è giorno o si fa notte,
se sei solo o in compagnia
questa è l’allegria
che scaturisce dalla delizia mia
e così finalmente sentirai
quanto a Bari la vita
è bella assai!
Ritangela Tomasicchio composuit a Bari nella città vecchia nel 2011