La Memoria vs. il Piacere di Leggere Poesia

Il sale sulla coda 24 di Ritangela Tomasicchio

Cara Biancastella

sto per inviarti alcune mie poesie “bambine” destinate agli alunni della scuola elementare e media, che pubblicherai nella rubrica La poesia.

Per questo, riallacciandomi ad un precedente articolo di Marina Zuccoli, vorrei ribadire tutte le mie perplessità, per non dire severe critiche, sulla metodologia dell’assimilazione mnemonica dell’ars poetica che in passato – ma forse anche in futuro – nella scuola veniva imposta ai bambini fino alla loro maturità. Sì, è vero, bisogna stimolare la memoria, ma, non al punto da far provare repulsione per una poesia.

Ricordo in casa mia le famose sedie sgangherate, naturalmente non quelle del salotto buono, su cui al termine del pranzo di Natale o di Pasqua, si facevano salire i pargoletti per ammirare le loro guancette rosse per la timidezza, le boccucce umide, le vocine querule. Poi nonni, cugini, zie zitelle, genitori esprimevano giudizi odiosi su chi, senza inciampi ed intoppi verbali, dimenticanze e cadute dalla sedia, riusciva a recitare quella poesia che nella preparazione era stata un’autentica rottura per tutta la famiglia.

La rottura più grande per me arrivò al liceo, quando espressi un giudizio molto personale su Dante. Per punizione dovetti imparare a memoria parecchi versi di un canto non molto famoso ed ostico da memorizzare. Nelle esercitazioni a casa chiesi più volte aiuto a mio padre, la sera, quando tornava a casa stanco dalle giunte comunali. Il genitore senz’altro raccolse nell’animo infinite benedizioni per tutte le generazioni future del professore senza che io, fanciulla educata alla raffinatezza ed alla cultura, sentissi proferirgliele.

Un’altra mia nefandezza è stata quella di comporre, col ritmo del Manzoni, un piccolo poemetto satirico, leggermente erotico, contro il prof. di filosofia, un gesuita. (Ho sempre odiato la filosofia, perché ho la mia filosofia di vita. Riconosco però che i filosofi condizionano ed hanno condizionato il modus vivendi di molte generazioni. Il loro pensiero, unitamente alla letteratura ed all’arte è fondamentale per lo studio delle epoche) Evidentemente fui scoperta, mentre il foglio del poemetto girava per tutta la classe gaudente, durante una spiegazione soporifera di non so quale castello teorico kantiano, e le conseguenze in seguito sono ricadute su mia figlia che ha avuto lo stesso docente. Tutte le domeniche io e lei a studiare l’etica di Tizio, la morale di Caio senza che l’innocente superasse il sette.

Tutto questo può essere un esempio di come la cultura dell’arte non deve essere imposta senza sollecitare una graduale sensibilità e rispettare il gusto del fruitore. Il pittore che di solito viene dato da copiare ai bambini è Matisse e ne ho un’esperienza vissuta.Le amiche