Addio Cer-. Considerazione sull’istinto animale

Il sale sulla coda 23 di Marina Zuccoli

“Quella sedia a sdraio è una gran carogna. Son già due volte che, mentre la apro, mi si richiude a scatto sulla mano e, a momenti, mi trancia un dito”

L’affermazione precedente non può che essere scherzosa e surreale. La poltroncina non può essere accusata di malvagità, perché non ha volontà propria, pertanto non sceglie deliberatamente di far male. Allora perché si devono leggere titoli come “Il cinghiale killer” o “L’orso assassino”?

Gli animali non sono né buoni né cattivi, non distinguono il bene dal male, secondo la nostra etica umana, ma agiscono in base all’istinto. Diventano pericolosi per fame, per difesa dei piccoli, per paura di un potenziale nemico. Se li mettiamo in condizione di non trovare cibo, disboscando il loro ambiente, si sposteranno altrove e, forse, sceglieranno luoghi che interferiscono con l’uomo. Se andiamo a spasso spensierati vicino alle loro tane e incappiamo in una femmina con la nidiata, ci caricherà. Se, al tramonto, li avviciniamo all’abbeverata, saran guai.

Insomma, rispettiamoli. È sbagliato l’atteggiamento, tra l’antropomorfico e il disneiano, che vede nell’orso il bonario Yoghi o l’insopportabile Winnie-the-pooh e poi, d’un tratto, l’orso canaglia, che aspetta i turisti con le unghione pronte a ferire

Da parte mia, non li amo teneramente né mi è mai sfuggita una carezza sulle loro orecchie pelose, ma vorrei che fossero rispettati. Fosse per me, tirerei fuori da quella assurda scatola anche il gatto di Schroedinger.

Questo atteggiamento non esclude il contenimento della fauna selvatica, mediante mezzi non lesivi delle bestie, atti a evitare che il cinghiale mi azzanni mentre vuoto l’immondizia o che l’orso mi dilanii mentre raccolgo stelle alpine (che comunque è vietato).

Una storia: anni ’90, acquario di Londra, grande vasca degli squali (per loro, forse l’equivalente della boccia per il pesce rosso). Ci sono anche altri pesci, tra i quali una grossa cernia, che nuota maestosa. Arriva rapidissimo uno squalo e ne mangia metà, poi se ne va via ingurgitando.

Davanti all’enorme vetrata della vasca, il bimbo accanto a me si rifugia inorridito in braccio al padre; io vorrei fare altrettanto. Non dimenticherò mai quella cer- (mezza cernia) che, priva di coda, planava sul fondo perdendo interiora e sangue. Né potrò scordare il tonfo che produsse sul pavimento della vasca, dove rimase a roteare l’occhio come folle, forse consapevole dei suoi ultimi istanti.

La colpa non fu dello squalo, ma dell’uomo, in particolare dei gestori della vasca. Forse quel giorno il desinare degli squali era in ritardo, o era stato scarso. Forse la vasca era troppo fitta di pesci, generando aggressività nell’ospite maggiore. Forse la cernia immessa era di dimensioni eccessive e veniva percepita come un nemico. Spero che ai responsabili sia costato un botto, quando si saranno visti decurtare dallo stipendio il costo di una bella cernia viva e corpulenta.

Addio, cer-.Le amiche