Intervista esclusiva:l’eredità di Christine de Pizan, prima scrittrice per professione

Storie di donne 17. Le interviste di Biancastella

 Oggi incontriamo, avendo ricevuto la sua disponibilità, Christine de Pizan, una straordinaria figura di intellettuale, italiana di nascita ma vissuta in Francia. Suo padre Tommaso era un proprietario terriero di Pizzano, nel territorio bolognese, aveva studiato all’Università di Bologna e vi aveva insegnato medicina e astrologia, diventando molto celebre. Cristina nasce nel 1365 e trascorre la sua infanzia a Bologna, finchè il padre, su invito del re di Francia Carlo V, si trasferirà a Parigi, seguito, a breve, anche dalla sua famiglia. La vita di Cristina sarà fortemente influenzata dall’educazione ricevuta. Suo padre, persona colta e aperta, impartisce alla figlia la stessa istruzione dei suoi fratelli maschi, educandola alla cultura letteraria e filosofica, alla quale Cristina attingerà in seguito per dare una svolta alla sua vita. Christine rimane vedova con tre figli ad appena 25 anni. Ignara della disastrosa situazione finanziaria in cui l’avevano lasciata la morte del marito e anche quella del padre, si trova ad affrontare grandi difficoltà economiche. Per assicurare la sopravvivenza alla sua famiglia  decide, allora, di rimboccarsi le maniche e “al pari di un uomo” di lavorare. E il suo lavoro non poteva che essere la scrittura: all’inizio, anche su commissione per le conoscenze di cui godeva a corte, scriveva ballate, poemi, trattati politici e storici e in tutti i suoi scritti non mancava di evidenziare il suo punto di vista femminile, anzi femminista “ante litteram”. Alla sua attività di scrittrice, iniziata nel 1394 e proseguita incessantemente fino al 1418, diventata la sua professione, unì quella di editrice. Aveva infatti creato anche uno “scriptorium” che lei dirigeva e in cui lavoravano amanuensi, calligrafi, miniatori e rilegatori. Delle sue circa 30 opere, la più famosa è forse La Cité des dames, primo repertorio delle donne che dall’antichità fino al suo tempo avevano contribuito alla crescita della società. L’ultima opera, invece, fu ispirata dalle imprese di Giovanna d’Arco che incarnava l’ideale per cui Cristina aveva combattuto: iI primato della femminilità. Purtroppo è stata dimenticata per secoli, poi è stata riscoperta dagli studiosi francesi e anglosassoni e solo da alcuni anni, italiani, grazie ai quali Bologna ha potuto riappropriarsi di questa sua illustre figlia “emigrata” in Francia, dove morì nel 1430. 

Signora de Pizan, cosa pensa del fatto che la storiografia internazionale l’ha riscoperta solo negli anni ’80 del XX secolo, dopo averla dimenticata per più di 5 secoli?

Ne penso tutto il male possibile. La storiografia, intendo la disciplina che studia gli accadimenti passati, ha sistematicamente ignorato le donne oppure le ha considerate prevalentemente se avevano un ruolo, e molto spesso negativo, accanto agli uomini. Dovevano essere regine o imperatrici, sante o streghe per avere un po’ di attenzione dagli storici. Per questo io, che sono stata un’intellettuale, una scrittrice e, come sa, avendo citato il mio repertorio biografico dedicato alle donne, anche la loro prima storica, sono stata dimenticata ed è stato solo quando i movimenti femministi hanno dato impulso alle ricerche dedicate alla storia delle donne che io sono stata sottratta all’oblio.

Nella sua opera, già più volte citata, “La città delle dame” e anche in passi di altre opere lei insiste molto sulla necessità che le bambine abbiano la stessa istruzione dei loro fratelli, mostrando in questo una grande lungimiranza. Ci spieghi questa sua posizione, sicuramente di grande modernità rispetto alla mentalità del suo tempo.

Se io sono diventata scrittrice ed editrice, dal momento che ho creato una vera e propria bottega in cui venivano prodotti codici miniati per i miei numerosi committenti, lo devo proprio all’educazione che ho ricevuto fin da bambina, ma la mia gratitudine –  devo sottolinearlo – va soprattutto a mio padre, che da uomo colto e privo di pregiudizi, intuita la mia grande curiosità e propensione alla lettura, decise, contro il parere di mia madre che mi voleva occupata, invece, solo con “ago e filo”, di farmi studiare  istruendomi alla pari dei miei fratelli. Ricordo ovviamente con affetto le preoccupazioni di mia madre per gli effetti negativi che  sfidare la tradizione con insegnamenti che poco avevano a che a fare con i compiti che nel mio tempo spettavano alle donne, destinate ad essere mogli e madri e non certamente intellettuali, ma ricordo anche con nostalgia la mia gioia nel poter consultare liberamente grazie all’autorizzazione di Carlo V la già grande e affascinante biblioteca reale del Louvre che poi, come sai, diventerà la Biblioteca Nazionale di Francia. Ho dunque sperimentato personalmente che le donne hanno le stesse capacità e intelligenza degli uomini e se istruite adeguatamente possono raggiungere gli stessi risultati, se non superiori, a quelli degli uomini e quindi l’educazione è fondamentale nell’emancipazione delle donne.

Ma lei, Christine si è sposata ad appena 15 anni e ha anche avuto tre figli, poi solo dopo la vedovanza, avvenuta solo 10 anni dopo, ha fatto la scelta di prendere in mano la situazione. Ci racconti, allora, come è avvenuto questo cambiamento quasi rivoluzionario nella sua vita.

Purtroppo a breve distanza l’uno dall’altro sono venuti a mancare mio padre e mio marito e mi sono ritrovata da sola con 3 figli e una madre da accudire, senza poter contare peraltro sull’aiuto dei miei fratelli che erano rientrati in Italia. Ma la cosa più tragica era la situazione finanziaria disastrosa che avevo scoperto dopo la morte di mio marito che, per amore, mi aveva sempre tenuto nascoste le difficoltà economiche che doveva fronteggiare, in quanto da tanto tempo i suoi servizi al re non venivano retribuiti e mio padre aveva spesso di tasca propria versato denaro nelle casse reali in crisi di liquidità. Per sopravvivere dovevo, quindi, assumere delle decisioni: risposarmi poteva essere la cosa più semplice, ma ero stata troppo innamorata di mio marito e sapevo che non sarei stata felice e, comunque non avrei sopportato di dipendere ancora una volta da un uomo, allora pensai di “diventare un uomo” , cioè da uomo cercarmi un lavoro per sostenermi e l’unica cosa che sapevo fare era scrivere e allora, dal momento che avevo molte conoscenze presso la corte, mi proposi come biografa, come scrittrice di ballate e sonetti, e i committenti, ci tengo a precisarlo, erano tutti personaggi famosi e influenti del mio tempo. Per soddisfare tutte le richieste fui addirittura costretta a metter su una bottega di scrittura –  quelli che nel medioevo si chiamavano scriptorii –  nella quale lavoravano calligrafi, miniaturisti e rilegatori che io dirigevo e coordinavo. Sono diventata, così, la prima scrittrice di professione e la prima editrice e il mio lavoro non solo mi ha permesso di sostenere la mia famiglia dignitosamente ma mi ha reso famosa in tutta Europa.

È vero Christine, lei è stata una donna eccezionale per il suo coraggio nel fare scelte che nel XV secolo  erano davvero impensabili e io starei qui per ore per sapere tutto di lei e delle sue opere, ma purtroppo so che la sua disponibilità temporale è breve e allora le chiedo come ultima domanda se lei si  rende conto del motivo per cui dopo tanti secoli, le studiose  la considerano un esempio, se non il più significativo , di emancipazionismo femminile.

Da questo mondo ultraterreno dove, con me, sopravvivono gli spiriti dei personaggi che sono riusciti a non essere dimenticati, perché hanno lasciato in eredità alle generazioni future le loro opere, io riesco a vedere la storia che è venuta dopo di me. E così ho appreso che le donne hanno dovuto soffrire tantissimo prima di ottenere la parità dei diritti con gli uomini e che l’hanno ottenuta solo quando hanno capito che l’ignoranza in cui gli uomini continuavano a relegarle era la causa della loro arretratezzza, confermando, dunque, l’analisi che io avevo fatto nel 1400. Già allora nella Città delle dame, avevo riunito le donne che con il loro sapere e la loro vita avevano dato un grande contributo alla crescita e allo sviluppo della società, dimostrando che non esisteva una inferiorità femminile, come il pensiero corrente divulgava, ma era l’oppressione maschile la causa dell’inferiorità di fatto in cui le donne erano tenute. Infatti gli uomini non hanno mai potuto sopportare che le donne sapessero quanto loro o più di loro.  Ho scritto in più occasioni che se si usasse mandare a scuola le bambine e insegnare loro le scienze con metodologia come si fa con i maschi, imparerebbero e capirebbero le difficoltà e le sottigliezze di tutte le arti e le scienze così bene come i maschi. Sono, dunque, l’idea che sia la mancanza di istruzione alla base della tardiva emancipazione delle donne insieme al desiderio di indipendenza culturale ed economica che io ho incarnato, gli aspetti che  le studiose del vostro secolo hanno apprezzato in me, considerandomi una femminista ante-litteram. Direi, salutandola, che  concordo con questa interpretazione.  Chi sono