Tra Togo e Benin e la religione Vudù 2

Immagini: fotografare e incidere 5 di Laura Bertazzoni

Vudù: comprendere la religione e i suoi feticci

Nell’immaginario occidentale, la parola Vudù è associata a magia nera, sortilegi, visioni spettrali, poteri occulti malefici. In realtà si tratta di una religione a tutti gli effetti, straordinariamente dotata di un profondo corpus di dottrine morali e sociali, oltre che di una complessa cosmologia, che ha avuto origine sulle coste africane del Golfo di Guinea. Durante i secoli dello schiavismo si è diffusa in Brasile, nelle isole caraibiche e in parte del Nord America.

In Togo il Vudù può essere considerato l’invisibile architrave della società: una fede granitica, incentrata sulla devozione di centinaia di divinità invisibili, che dà senso e ordine alla vita della popolazione locale. Va oltre al credo religioso e rappresenta anche una filosofia di vita, un’arte, una cultura e una forma di medicina tradizionale che fa riferimento ad un linguaggio ricco di codici che scandiscono la vita dei fedeli che credono nell’esistenza di entità soprannaturali. Tramite le pratiche vudù l’uomo può mettersi in contatto con gli spiriti delle divinità e chiedere loro di intercedere per salvaguardare la loro economia, la salute, i diritti in caso di controversie, per comunicare con i defunti e farsi predire il futuro o semplicemente per farsi indicare la via da seguire.

Una delle chiavi di comprensione del vudù sta nel concetto di anima. I morti in qualche modo continuano a vivere e la loro essenza a “veleggiare” nell’aria. Chi è stato buono in vita lo sarà anche dopo la morte e, se richiamato dalle persone “giuste” (i sacerdoti) attraverso riti appropriati, aiuterà i vivi a superare i momenti difficili e a riacquistare un equilibrio.

I sacerdoti hanno la missione di aiutare le persone (più sul piano morale, psicologico, spirituale che su quello materiale), di leggere le possibilità dell’anima e di consigliare una via per la risoluzione dei problemi, dopo avere ascoltato i loro racconti e interpretato i suggerimenti delle anime dei morti attraverso segnali e presagi letti per mezzo di alcuni riti.

Non esiste un vero culto dei morti nel senso che non sono importanti le sepolture né le visite che i vivi fanno alle “tombe”; le salme vengono tumulate dove si può e dove si vuole, quello che conta è il contatto che viene mantenuto con lo spirito dei defunti.

Durante la vita ogni essere umano possiede un proprio maestro della testa (met tet, derivato dal francese maître tête). Questa entità corrisponde all’angelo custode della tradizione cristiana, un nume che porta consiglio e protezione alla persona cui è associato.

Eticamente il Vudù esercita una morale che enfatizza il valore della vita umana e il rispetto della natura. Quest’ultima, essendo il Vudù una religione panteistica, è considerata sacra e permeata dalle divinità. Nelle regioni meridionali del Togo la religione vuduista rappresenta una forza particolarmente fervente, che lotta per la salvaguardia delle zone boscose considerate sacre ed in cui si celebrano riti.

Il Vudù è ritenuto una delle religioni più antiche, attualmente pare sia praticata da oltre sessanta milioni di persone in tutto il mondo.

Il feticcio è uno strumento molto comune nel vudù ed è un oggetto dotato, secondo le credenze, di una carica magica capace di intercettare e accumulare il potere degli spiriti, la parola ha origini latino-portoghesi.

Il feticcio altro non è che un “contenitore”, un involucro all’interno del quale viene trattenuta la forza spirituale degli stregoni (spesso i feticci contengono proprio lo spirito dello stregone defunto). Nella ritualità magica africana, il feticcio si utilizza prevalentemente per catturare gli spiriti malvagi e imprigionarli, al fine di impedire loro che possano colpire le tribù. C’è tutta una tecnica di preparazione: è lo stregone stesso che compone il feticcio con legno, fango, radici, erbe di vario genere, piume e ossa di animali, veleni rinvenibili in natura; tutti questi elementi naturali vengono mescolati e messi in un involucro che sarà inserito nel feticcio stesso perché possa acquistare la sua forza vitale. Il sacchetto magico in se stesso potrà servire anche da amuleto e essere indossato per sconfiggere un incantesimo malefico.

Proprio a Lomé, in Togo, si trova il più grande mercato dell’Africa dedicato al Vudù e ai feticci con il commercio di vari oggetti e di prodotti organici già pronti all’uso, anche alcune pozioni e unguenti di ingredienti per lo più erbacei (e a volte anche di origine animale) da miscelare sapientemente con altri per essere alla fine utilizzati nei rituali.

Le foto che seguono sono stata scattate proprio al mercato dei feticci di Lomé in una caldissima giornata di febbraio.


Molti oggetti “come i feticci” vengono venduti nei mercati di tutta l’Africa (io stessa in casa ne ho parecchi perché non sono capace di resistere al loro fascino), ma non sono feticci. Sono bei manufatti artistici e artigianali, ma non contengono l’anima dello stregone.

Qua alcune foto di un classico “grand marché” africano, in cui si vende e si compera proprio di tutto: dai tessuti ai vestiti, dalle erbe alle parrucche, dove si mangia, si prega e si gioca.

Il mercato dei feticci e quello generale non sono in contrapposizione, ma rappresentano la vita africana nella sua complessità e nella sua capacità di affrontare pragmaticamente le necessità immediate e sempre molto difficili dell’esistenza in questo grande, meraviglioso, tormentato e sfruttato paese, che è stato all’origine della vita nel nostro pianeta. Non sono riuscita a trovare in noi occidentali evoluti nulla di paragonabile nella semplicità della vita quotidiana.

Alla prossima puntata.