Conosci Anitta ? (con 2 t) o la Rivoluzione del lessico

Il sale sulla coda 18 di Marina Zuccoli

Desidero ricollegarmi con la Storia di Donne n.9.

Ricollegarsi è azione che apprezzo molto, parla di una conversazione in cui si ascolta l’interlocutore, si riflette sulle sue parole e, se si ha qualcosa da dire, si replica. È un’attività che, come le lucciole, va scomparendo, soprattutto in televisione, sostituita da discorsi in parallelo che, come la geometria insegna, non si incontrano mai, in un delirio solipsistico e improduttivo.

Invece desidero ricollegarmi con l’articolo di Biancastella sulle donne tipografe, in cui rileva come spesso fossero le vedove a portare avanti l’attività di una azienda, “per non abbandonare un’impresa tipografica fiorente”.

Dal torchio da stampa a quello da vino, una situazione analoga si verificò nella Champagne, in Francia, nei secoli XIX e XX. Anche in questo caso, le vedove proseguirono l’attività, mantenendo nel marchio il nome del marito e non il proprio: veuve Clicquot (Barbe-Nicole Ponsardin, 1777-1866; nel ritratto qui in basso, tutta la sua autorevolezza viene esibita), veuve Pommery (Jeanne Alexandre Louise Melin, 1819-1890), veuve Bollinger (Elizabeth Law de Lauriston Boubers, 1899-1977). Se ne citano tre, forse le più famose, ma ce ne sono parecchie altre. Vedove che sanno gestire, amministrare e innovare (alla Ponsardin si deve il procedimento di millesimazione dello champagne).

In Francia la vedova otteneva la legittimazione della direzione d’impresa in nome della continuità giuridica con il defunto marito. Certo il legislatore tutelava un distretto economico, evitando la chiusura o la frammentazione ereditaria di una impresa, che faceva parte di un tessuto produttivo; ciò persino accettando che prendesse il timone una donna. Una imprenditrice.

Parlando di imprenditrice e proprietaria, si arriva ad Anitta del titolo. Costei è una cantante pop brasiliana, usa a non spendere molto in metri di stoffa per coprirsi, giacché mette sempre in mostra un gran bel po’ di roba. In altre parole, quanto di più lontano dall’immagine del lessicografo. Invece la nostra Anitta, consapevole del peso che le parole hanno nel forgiare l’opinione pubblica e, forse, anche del fatto che i vocabolari sono spesso redatti da uomini, ha agito da lessicografa. Nel settembre 2020, infatti contestò al vocabolario di Google la definizione della parola patroa (padrona, in portoghese). Mentre al maschile patrao corrispondeva il significato di “proprietario o capo di un’attività; imprenditore”, patroa veniva liquidata come “moglie del padrone”. Ma che bello, vero?

Anitta, forte della sua popolarità, i follower, le cosce tornite, costrinse il colosso Google a rettificare la definizione.

Un hurrà per Anitta e per le imprenditrici!

Le amiche