Omaggio a Pietro Pomponazzi

Il sale sulla coda 15 di Marina Zuccoli

Che la titolare del blog, Biancastella, non lo venga a sapere, lei che in filosofia ci si è laureata, ma quella disciplina io l’ho sempre studiata a memoria. Preso dignitosamente atto della mia incapacità a capirci un’acca, al liceo sfangavo la sufficienza mandando a mente le pagine del manuale. A mia parziale scusante, devo dire che in quegli anni mi sognavo di notte il lampadario a sfera coperto di specchietti, che balenava in discoteca, mentre mi dimenavo al suono delle canzoni di Gloria Gaynor e Patti Labelle. A volte me lo sognavo anche di giorno: non restava molto spazio per la filosofia medievale.

Quell’inverno ci soffermammo un mese, dico: un mese, su San Tommaso, i tomisti, il tomismo, i suoi indigeribili tomi. Io vedevo scorrere tutto ciò con la placidità di una mucca che vede passare il treno (l’immagine bovina è mutuata da Stefano Benni: giù il cappello al nome del Maestro) e studiavo a memoria. Quando già credevo che la Summa non sarebbe mai finita, finalmente finì e arrivò Pietro Pomponazzi.

Costui osò l’inosabile: sostenne che l’immortalità dell’anima non era dimostrabile con la logica, ma doveva essere accettata tramite la fede. Ciò perché l’anima è indissolubilmente legata al corpo, che è mortale, dunque non se ne può dimostrare l’immortalità. Attenzione: Pomponazzi sapeva da che parte era imburrato il suo pane, era docente universitario e gli bruciarono pure il libro. Non azzardò mai che l’anima NON fosse immortale, ma ugualmente diede un bel fastidio ai tomisti. Ma non è questo l’importante: il punto è che, per la prima volta, compresi. Una sferzata di autostima percorse le mie vene, mentre simpatizzavo per quel piccoletto che, con la sua fionda, sassava in fronte il gigante.

Vorrei poter dire che, da allora, la filosofia non ebbe più misteri per me. Purtroppo invece ripiombai in una notte buia, in cui erano nere anche le vacche (e questa immagine bovina non l’ho presa in prestito da Benni), ma conservai un senso di gratitudine per Pomponazzi. Poi, guardando lo stradario, ho scoperto che nella mia città la toponomastica non rende omaggio a San Tommaso, mentre invece ha dedicato una via a Pietro Pomponazzi.

Beccati questa, Aquinate!

Le amiche