
di Marina Zuccoli
Una sorta di furore poetico sta contagiando le mie amiche e così, dopo Ritangela e Giosanna, anche l’ironica e a volte inflessibile curatrice della rubrica “Il sale sulla coda” ci manda due sue poesie, composte un po’ di tempo fa. Volentieri le pubblichiamo
Biancastella
Tre poesie
Ebbene sì, ho scritto tre poesie. Solo tre, perché non mi riescono con facilità. Le mandai ad alcuni concorsi letterari, per avere una lettura imparziale e, con mio gaudio, ho vinto qualche soldino e un quintale di soddisfazione.
Addio vinse il concorso di un piccolo comune della Lombardia, Corvione. Comune piccolo, ma concorso serio. Mi parve necessario, per esprimere lo stato d’animo di Arianna, usare molte “a” e così ho fatto.
Mia suocera, che è una sarta, commentò: “Càspita: tu scrivi dieci righe corte e ti danno gli stessi soldi che prendo io a cucire un tailleur, con due prove alla cliente, due giri dall’asolaia e un migliaio di punti.”. Beh, sì, ha un po’ ragione.
Il rimpianto arrivò seconda al concorso letterario di Bovolone (VR). È una poesia vegetariana. La riscrivessi oggi, sfronderei un po’ di retorica e il secondo “mai più”.
Tertium non datur: l’altra poesia non me la ritrovo più. Ho da qualche parte l’antologia del concorso. Se le prime due piaceranno, la cercherò con impegno.

Addio
Abbandonata.
Sull'arenile, stanca
porta la mano agli occhi,
fissa la vela sul mare lontana.
Lo guarda partire, eroe menzognero.
Nulla più resta da dire,
solo un gesto da fare,
il più verticale degli atti
che l'allontani dalla terra
crudele.
Appesa nel vento, dondola
all'albero antico
e le foglie mormorano il suo nome:
Arianna.
Il rimpianto
L’aria trémola intorno alle case
bianche, isolate nella campagna.
È bassa l’acqua nel macero antico,
prosciugato dal sole di luglio,
ma una carpa minacciosa ed enorme
solca l’onda con fare da padrona.
Si avvicina alla lenza, l’annusa,
sfiora l’esca infilzata sull’amo,
poi di scatto l’afferra: ha abboccato.
Lo strattone la coglie di sorpresa.
Stupefatta e boccheggiante nell’erba,
due, tre volte apre e chiude le branchie
e va incontro al destino segnato.
Nel minuscolo cervello di pesce
inespressi, come lampi nel buio,
balenano elementari i pensieri.
Uno solo nitidissimo brilla,
prima che fitta la tenebra piombi:
la certezza che i bei giorni passati
a nuotare con lentezza sapiente
mai più potran ritornare, mai più.
