Donne e Mare: Storie di Emancipazione Professionale

Noi sul ponte di comando: le professioniste del mare si raccontano

Per chi come me si considera una studiosa della emancipazione femminile e dedica la sua attività pubblicistica a raccontarne la storia rivolgendosi al passato, imbattersi in un libro calato nella realtà contemporanea che parla di come negli ultimi trent’anni le donne siano riuscite faticosamente a inserirsi in un settore assolutamente finora riservato agli uomini, è stato così stimolante da indurmi a segnalarlo con grande convinzione nella mia rubrica. Già il titolo – Donne sul ponte di comando suscita una grande curiosità che il sottotitolo esplicita dicendoci che ci troviamo di fronte alla storia delle professioniste del mare. Infatti a scrivere questa storia sono le donne che lavorano nel settore della marina mercantile e militare (lo shipping), del commercio marittimo (il trading) e della logistica. Furono 5 di loro, pioniere delle professioni legate al mare, a fondare nel 1994 a Genova, regina delle attività portuali, la WISTA Italy, sezione italiana della Women International Shipping and Trading Association, che quindi quest’anno festeggia i trent’anni di attività e che ha fortemente voluto la pubblicazione di questo libro e organizzato la sua presentazione in simultanea in 11 porti italiani. Ho avuto, così, il piacere di assistervi nella bella cornice della sede dell’Autorità portuale di Ravenna, dove, insieme alla presidente di WISTA italy, due funzionarie della SAPIR Spa, storica azienda terminalistica del porto di Ravenna che da anni è molto attenta alla valorizzazione del suo personale femminile, hanno raccontato anche le loro storie.

Qualcuno riesce a immaginare la presenza femminile non come segretarie o addette amministrative –  fin qui non ci sarebbe niente di nuovo –  ma a livello di quadri operativi e di dirigenti in quella che con una bellissima definizione oggi viene chiamata la blue economy? Ricordando l’atmosfera un po’cupa, nebbiosa, piuttosto maleodorante che il porto, i magazzini portuali, per non parlare dei “bastimenti” e delle petroliere, ispirano, facciamo fatica a pensare anche a una presenza femminile in quel settore, come ancora non ci convinciamo che la Marina militare sia stato il settore più ambito dalle giovani donne, da quando quasi 25 anni fa è stato loro “concesso” di indossare una divisa. E invece è proprio vero che il marittimo non è più il navigante che solca per mesi mari lontani e il portuale non è più il “forzuto” individuo che si accolla sacchi di merce, così le donne, giustamente convinte di essere pari agli uomini, si sono affacciate finalmente anche alle professioni legate al mare, che negli ultimi decenni si sono completamente trasformate. Certo, ci dice Costanza Musso, presidente di WISTA Italy, i numeri non sono entusiasmanti: “a livello mondiale i marittimi-donne sono solo il 2% su circa 2 milioni di addetti, mentre le donne che lavorano a terra sono il 29%”. In Italia la situazione non è migliore: la percentuale di donne che lavorano nei porti e nei servizi a terra è del 6,7%, più alta, invece, la percentuale di donne impegnate nelle Autorità di Sistema Portuale, 46%”, ma dal 1994, anno della riforma dei porti, su cento presidenti solo due sono state le donne ai vertici di queste importanti istituzioni marittime. Per quanto riguarda, poi, le donne imbarcate come comandanti o ufficiali sulle navi mercantili, ci sono i dati delle allieve –  il 12% nel triennio 2020-2023 –  ma non quelli delle effettive imbarcate.

Dopo l’ampia introduzione dedicata all’analisi di questi dati, la prima parte del volume raccoglie le testimonianze delle 9 presidenti della WISTA Italy che ci raccontano delle difficoltà e della tenacia che è stata necessaria per farsi spazio in un settore in cui ancora oggi, e talvolta da parte delle stesse donne, perdurano pregiudizi secolari secondo i quali, come abbiamo visto, quelli del mare non sono “lavori da donne”, perché implicano la forza fisica. Nella seconda parte spiccano, invece, le voci delle donne, tutte socie di WISTA, che occupano posti da “ponte di comando”, come suggerisce il bel titolo del volume. Sono armatrici, imprenditrici, dirigenti, comandanti e ufficiali che si raccontano con l’obiettivo di ispirare altre donne, a prendere la via del mare, oggi, grazie anche alle nuove sofisticate tecnologie e ai processi di trasformazione in corso, sicuramente meno gravose e più sicure. Le occasioni di lavoro a bordo, nella logistica, nei porti e nella marina mercantile e militare sono tante ma purtroppo, ancora a causa dei pregiudizi, sorgono vere e proprie fake news. Il libro fra l’altro, ne racconta una che vale una breve digressione: “nel 2021, quando la Ever Given si è incagliata nel canale di Suez, provocando un ingorgo epocale del traffico marittimo, si è diffusa la notizia che il responsabile fosse la prima donna-comandante egiziana, Marwa El-selehda, che al momento dell’incidente si trovava a miglia e miglia di distanza su un’altra nave. La giovane comandante ha dovuto persino rilasciare una lunga serie di interviste per smentire la falsa notizia”. Ovviamente l’incidente era imputabile a tre uomini, il comandante e due piloti, e il motivo, riportano i documenti ufficiali, era che non erano riusciti a mettersi d’accordo su chi doveva comandare l’operazione. Sono certa che una donna al comando non avrebbe avuto dubbi sulla sua responsabilità. Dunque ben vengano le iniziative come la pubblicazione di questo volume da parte di WISTA, la più importante associazione di donne manager della blue economy, che ha contribuito a fare in modo che il tema del gender gap nel settore marittimo diventasse una delle priorità delle Istituzioni che lo governano.

Ma non posso chiudere questo articolo senza raccontare con le sue stesse parole la testimonianza di una di queste donne che hanno raggiunto col grado più alto “il ponte di comando”, solo una storia delle decine che possiamo leggere in questo volume, che, tuttavia, le rappresenta tutte:

“Quando per la prima volta mi imbarcai su una nave non pensavo veramente che il mio viaggio sarebbe durato così a lungo. Soprattutto non pensavo a quante diverse realtà si sarebbero poi succedute per le donne a bordo in questi tre decenni in un regno da sempre di dominio quasi esclusivamente maschile. L’ho capito con il tempo perché, allora, lo spirito rivoluzionario della gioventù prevalse su tutto il resto. Da subito avevo capito che ero io che dovevo creare l’occasione, ero io che dovevo andare alla stazione e saltare su qualsiasi treno fosse passato, quindi quando vidi un trafiletto su «Vita e mare» in cui si parlava della Società Grimaldi che offriva imbarchi ad allievi dei vari Nautici d’Italia, per accumulare esperienza e senza nessun compenso, chiesi con molta insistenza al Preside della mia scuola di presentare la mia candidatura. Tutto è iniziato quella estate di 34 anni fa: una vita senza confini e un’indeterminatezza esaltante, l’incanto di sogni di avventure per una vita fuori dall’ordinario. Dopo il diploma all’Istituto Tecnico Nautico il primo grande scoglio: nonostante io avessi bussato alle porte di tutte le Compagnie di navigazione italiane e anche inglesi, nessuno mi ha offerto un imbarco come allieva ufficiale. Sono stati 5 lunghi anni in cui ho visto le mie sicurezze traballare: era veramente quello che volevo per la mia vita? Una lotta infinita e impari in un mondo che difficilmente prendeva in considerazione una donna come ufficiale. Poi, come sempre accade, la vita sa quale sarà la tua strada. Si presentò un’opportunità: un altro imbarco senza stipendio ma questa volta come allieva ufficiale sulle petroliere e gasiere della SNAM attraverso un progetto finanziato dalla Unione Europea. È stato un periodo intenso in cui ho cominciato a capire la grande distanza psicologica tra me e gli altri membri dell’equipaggio: ero l’unica donna ma soprattutto avevo scelto quella vita, che per molti di loro, era, spesso, una scelta di ripiego. Il passaggio alle navi passeggeri fu abbastanza casuale, all’epoca eravamo soltanto due Ufficiali donne in Carnival. Poi un passaggio sulle navi per animali e poi la scelta di navigare su navi di tonnellaggio medio ma che solcavano davvero i sette mari. Erano sempre navi passeggeri ma di lusso. Il mio primo comando è arrivato nel 2016, per una donna italiana era la prima volta. Ho avuto anche il grande privilegio di essere la prima donna al mondo a varare una nave passeggeri e poi nuovamente la grande opportunità di essere la prima donna al mondo e uno dei pochi comandanti a varare l’Explora I, la prima nave del nuovo brand Explora Journeys del gruppo MSC. In tanti anni l’istinto salvifico delle persone di mare mi ha aiutata e guidata e mi ha insegnato che si deve rispondere solo alla propria coscienza anche se questo comporta dover pagare un prezzo che, spesso, per le donne è un doppio prezzo.”

Il brano è tratto da: Donne sul ponte di comando. Trent’anni di storia e di storie delle professioniste del mare. Milano, Mursia ed.,2024. In testa al frontespizio: WISTA ITALY

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